VITE SVELATE – Giovani e Lavoro a Piacenza: tra aspettative e ansie future

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Nonostante un buon tasso di occupazione giovanile – superiore alla media nazionale – i giovani piacentini si dichiarano relativamente insoddisfatti e preoccupati riguardo il loro futuro lavorativo. È quello che è emerso della ricerca “Giovani e lavoro a Piacenza”, presentata in occasione dell’incontro “Perché non mi accontento? Confronto fra chi il lavoro lo crea e chi lo accetta”, all’interno della terza edizione del Festival del Pensare Contemporaneo.

PAOLO RIZZI

UNA FOTOGRAFIA DEL QUADRO COMPLESSIVO

L’indagine, a cura del professore Paolo Rizzi e dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto “G. Toniolo” di Studi Superiori e dal Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica, è parte del progetto del Comune di Piacenza – Assessorato Politiche giovanili, Università e Ricerca “Stay Jude”, cofinanziato della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della Legge Regionale 2/2023 per l’attrazione e valorizzazione dei talenti.

2.500 ragazzi piacentini, tra studenti e giovani lavoratori, sono stati coinvolti in questo studio con l’obiettivo di fotografare i loro bisogni e le loro aspettative lavorative sul territorio di Piacenza. Un segnale positivo arriva dai dati oggettivi riguardanti i tassi di occupazione e di disoccupazione – molto alto il primo e relativamente basso il secondo – che rendono Piacenza una sorta di oasi felice nel contesto lavorativo giovanile italiano. Ma questo non significa che i ragazzi siano complessivamente soddisfatti o felici. Infatti, solo il 19% si dichiara soddisfatto dell’attività svolta, il 61% oscilla nell’“abbastanza soddisfatto”, un 16,5% dice di essere poco soddisfatto, mentre un 3,4% afferma di esserlo per nulla. I motivi di questo malcontento risiedono nella mancanza di stipendi adeguati, rare prospettive di carriera e una difficile conciliazione tra vita privata e tempi lavorativi. Pur trovando lavoro generalmente in pochi mesi, questo spesso non corrisponde alle proprie vocazioni e capacità. Si aggiunge anche una preoccupazione legata all’instabilità dei percorsi lavorativi, il clima di incertezza del quadro economico e un desiderio di una maggiore autonomia rispetto ad incarichi dipendenti.

COSA CERCANO I GIOVANI

Quando si tratta di valutare una offerta di lavoro, i giovani prendono principalmente in considerazione il livello di remunerazione, le prospettive di carriera, la conciliazione tra lavoro e vita privata e la coerenza con le proprie passioni e interessi. Rispetto al passato, l’utilità sociale del lavoro non è considerata una priorità. Le cose considerate importanti nella vita sono la salute, la libertà e la famiglia, al contrario della politica, della religione e della patria. Negli anni si è verificata una crescita dei dati relativi all’autorealizzazione, al benessere economico, all’amicizia e allo sport, mentre si registra una decrescita del dato riguardante l’amore e la religione. Viene data più fiducia ad istituzioni scientifiche, ospedali, attività di volontariato e piccole/medie imprese rispetto alle autorità politiche e alle grandi industrie.

PIACENZA O ALTROVE?         

La maggioranza degli intervistati ritiene che a Piacenza sia difficile trovare un lavoro che piaccia, ben retribuito e con opportunità di carriera, a cui si aggiunge anche la difficoltà nel trovare casa. Per questo, l’estero è guardato sempre con maggiore attrazione da parte dei giovani piacentini, con la speranza – se non sicurezza – di trovare prospettive migliori e maggiormente appaganti. Un confronto con dei dati raccolti nel 2006 rivela come a distanza di due decenni cresca la voglia dei giovani di cercare lavoro fuori dall’Italia e dall’Europa (si passa dal 28,4 % al 43,2% con questa indagine).

Cosa si può fare per trattenere questi giovani? Per Alessandro Rosina, docente universitario di Demografia e Statistica sociale all’Università Cattolica di Piacenza, è necessario un cambio di atteggiamento, sia a livello istituzionale che a livello regionale. <<In un mondo che cambia rapidamente è difficile per un giovane immaginarsi nel futuro, questa complessità li proietta in una realtà dove il futuro è un’incognita, attraversato da infinite possibilità, tra le quali è difficile orientarsi. Occorre dar loro migliori strumenti e adeguate formazioni affinché possano dimostrare il loro valore in un contesto di supporto che li stimoli costantemente. Far sentire i giovani parte attiva di un territorio che cresce con loro, solo così rimarranno e saranno invogliati a dare il meglio di sé>>.

LUCIANO GROPPALLI

UNA TAVOLA ROTONDA AD OTTO VOCI

Alla presentazione e ai commenti è seguito un dibattito moderato da Giacomo Maini, rappresentante la media company Will Media, che ha visto la partecipazione di 4 giovani studenti e lavoratori da un lato, e di 4 imprenditori piacentini dall’alto. I primi – Matilde Marchesi, Cristian Timbri, Giulio Fontanella, Margherita Croce – hanno portato all’attenzione quelli che sono i loro valori, i legami affettivi che hanno con il territorio di Piacenza, l’arricchimento che deriva dal viaggiare e la passione che devono riscontrare nel lavoro. A rappresentanza degli imprenditori piacentini sono intervenuti il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Greta Gatti, il presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi Gianluca Poggioli, la responsabile degli engagement group ufficiali dedicati ai giovani dei vertici del G7 e del G20 Alberta Pelino e l’imprenditore piacentino Luciano Groppalli. Proprio quest’ultimo ha fatto notare come i ragazzi di oggi tendano ad accontentarsi del posto fisso e adagiarsi alla soddisfazione dei loro bisogni più immediati, <<pizza, auto e telefonino>>, senza guardare alle prospettive future. Groppalli consiglia quindi di trasformare il lavoro in un mestiere, in modo da <<guardare alla professione e all’apprendimento continuo, creando maggiori opportunità>>. Gianluca Poggioli sottolinea la necessità di <<attivare leve che parlino il linguaggio dei giovani, come la tecnologia e la formazione continua>>. Per Greta Gatti i giovani non cercano semplicemente un lavoro, ma <<un progetto nel quale essere coinvolti>>. Continua Gatti: <<Gli studenti non conoscono le aziende presenti sul territorio. Ci deve essere più coinvolgimento con le imprese e con le scuole>>. Alberta Pelino, svolgendo un ruolo di osservatrice globale, nota come le istanze avanzate dai giovani piacentini siano equivalenti, anche in termini di percentuali, ai dati a livello internazionale. <<Quello che i giovani vogliono ovunque è il diritto ad essere felici, avere un lavoro e una vita dignitosa. Spesso i media li dipingono svogliati, senza prendere in considerazione tutti quei ragazzi che lavorano sul territorio: dovrebbero essere presi da esempio>>.

In chiusura dell’incontro sono intervenuti gli Assessori con delega a politiche giovanili Giovanni Paglia (Regione Emilia-Romagna) e Francesco Brianzi (Comune di Piacenza), sottolineando la necessità di fornire ai giovani le condizioni per le quali convincerli a rimanere e investire le loro competenze sul territorio. <<La nuova Legge Regionale mira a rendere il territorio sempre più competitivo, accogliente e capace di valorizzare chi c’è e di attrarre chi vuole investire qui le proprie energie>> annuncia Paglia, mentre Brianzi sottolinea l’impegno del Comune di Piacenza nell’obiettivo di costruire, insieme a istituzioni e imprese, un futuro più attrattivo per i giovani a Piacenza.

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