Piazza Cittadella nasconde una fetta di storia cittadina

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Nel sottosuolo di piazza Cittadella si celano reperti della storia
antica di Piacenza attraverso i quali si ipotizzano tracce di epoche
precedenti? La proposta rivolta al Comune da Archistorica,
affiancata da Legambiente e Italia Nostra, è conseguente:
verifichiamolo prima che si avvii lo scavo per il parcheggio
interrato con un’analisi archeologica specifica che manca ancora
all’appello.
L’indagine geologica del 2001 fa luce su un mistero
La novità trae linfa dallo svelamento di un documento datato

  1. Si tratta di un’indagine del sottosuolo da cui emergono
    indicazioni che andrebbero indagate ulteriormente con la precisa
    missione di verificare le indicazioni di quell’esame. Si parla infatti
    di “preesistenze meritevoli di ricerche più approfondite, che
    tuttavia mai sono state compiute”. Nella relazione dei tecnici della
    società Geosystem che eseguirono quell’indagine si specificava
    che la stessa aveva carattere geologico e non archeologico. Ma gli
    stessi tecnici, 24 anni fa, segnalavano che “le zone di possibile
    interesse necessiteranno di ulteriori approfondimenti ricorrendo
    anche ad altre metodologie d’indagine “. Suggerimenti che
    evidentemente – nonostante il tempo a disposizione – non sono
    stati seguiti se dopo più di vent’anni siamo ancora con un punto
    interrogativo su cosa si cela sotto piazza Cittadella. Va detto,
    come segnalano le associazioni, che “nonostante l’inadeguatezza
    dei sistemi di indagine adottati all’epoca, i tecnici hanno rilevato
    nella relazione geofisica ben sette aree di evidente rischio
    archeologico tra le due piazze Cittadella e Casali. Due di questi
    settori insistono direttamente sull’area di scavo del parcheggio
    interrato. Nel merito è interessante la descrizione di ciò che
    Geosystem rilevò nei pressi dell’autostazione (ormai demolita):

“nell’area a Sud dell’Autostazione, insieme ad un’altra disposta ad
Est della stessa (…) la fittezza dei segnali fa pensare a due aree
cimiteriali (…)”. Si tratta – specifica il commento dei
rappresentanti delle associazioni – proprio del sito in cui tutti gli
studiosi piacentini collocano, da secoli, la posizione della chiesa di
Ognissanti, demolita nel secolo XVI”.
Il sistema utilizzato in quell’indagine (corredata anche da mappe
di localizzazione dove presumibilmente potrebbero trovarsi i resti)
non permetteva – si afferma nella relazione di allora – di
evidenziare chiaramene la presenza di eventuali grossi
insediamenti di carattere archeologico.
Ora, quasi paradossalmente, dopo 24 anni quando sono già stati
avviati molti passi per realizzare il parcheggio interrato e su un
tema spesso dibattuto quando si parlava di “possibili scavi in
piazza Cittadella” i fari si riaccendono. Li punta, come si diceva,
l’associazione Archistorica supportata da Legambiente e Italia
Nostra.
Non tutto è perduto: si faccia l’esame con il georadar
Secondo il loro punto di vista una ricognizione archeologica
approfondita resta una possibilità ancora aperta e andrebbe
perseguita non negando la sorpresa, lo sconcerto e anche la
delusione per aver avuto tra le mani solo nel 2025 l’analisi del
sottosuolo realizzata nel 2001.

L’architetto Manrico Bissi


Vogliamo non farlo questo controllo ulteriore? Lì sotto c’è
qualcosa e vogliamo ignoralo? Dice l’architetto Manrico Bissi
responsabile di Archistorica che aggiunge: Siamo ancora in tempo
se lo si vuole fare. Possiamo cogliere questo ritardo nell’avvio dei
lavoro come un’opportunità. Ed è tanto più importante farlo ora.
Il suggerimento è utilizzare il georadar sullo slargo del cantiere di
Cittadella per vedere che cosa c’è sotto. Si può ancora fare prima
di scavare. Non sprechiamo questa occasione. All’appello di
Archistorica, volto ad esaminare il sottosuolo di questo spicchio di
città, si sono affiancati anche Legambiente e Italia Nostra.

E il punto sta proprio qui e potrebbe essere di svolta. Così una
domanda diventa spontanea e la pone il rappresentante di
Archistorica architetto Bissi: Se una nuova indagine con un
georadar non è ancora stata fatta perché non farla subito, ora?
Tanto più che il piazzale di Cittadella non è ancora stato scavato
l’indagine di verifica potrebbe essere fatta in brevissimo tempo…
Basterebbe volerlo. Una richiesta che arriva quasi all’unisono da
tutte e tre le associazioni: L’uso del georadar potrebbe dirci con
precisione cosa c’è là sotto. Conoscere da vicino i reperti presenti
nel sottosuolo avrebbe secondo le associazioni anche un valore
storico importante. “Infatti in quel modo – segnalano – sarebbe
possibile avere un quadro certo sulla presenza nel sottosuolo di
strutture e manufatti antichi che permetterebbero di costruire una
mappa delle stratificazioni storiche di questa parte di città”. Un
impegno che chiedono direttamente all’amministrazione
comunale: “Dovrebbe essere premura effettuare questi
approfondimenti di indagine, pur se non prescritti dalla
Soprintendenza, quale dovere morale e culturale in quanto ente
responsabile del buon governo della città e della conservazione
della sua memoria storica”.

E la Soprintedenza, quale ruolo?
Altro elemento che suscita curiosità è come mai anche prendendo
spunto dal documento emerso dagli archivi comunali non si è
avuto un intervento della Soprintendenza rispetto all’esame
archeologico del sottosuolo di Cittadella. “Va ricordato – segnala
l’architetto Bissi – che la Soprintendenza è un organo di tutela e
non di ricerca. A volte su questo punto si fa confusione. I
campioni, i carotaggi non hanno detto che non c’è nulla in quel
sottosuolo. Non si sa cosa ci sia, ma c’è sicuramente qualcosa e
quindi la raccomandazione arrivata dalla Soprintendenza è stata di
compiere lo scavo con la maggior sorveglianza possibile. Quello
che verrà alla luce verrà valutato in quel momento. Disporre una

ricerca con il georadar non spetta alla Soprintendenza, all’ente
basta sapere che in quel sito si può trovare qualcosa che si svelerà
di mano in mano che gli scavi procedono. Per la Soprintendenza
vale il principio e il dovere di tenere monitorato quello che
succede in quello scavo, ci sia una villa romana o altro”.
E allora? Valorizzare quello che si trova sul territorio – segnala
l’architetto – spetta alla comunità e a chi la rappresenta. E in
questo caso va fatto prima di avviare le ruspe…

Dopo 24 anni si svela l’indagine sconosciuta
L’idea che il sito dove dovrebbe sorgere il parcheggio interrato
potrebbe celare archeologia sepolta si fa largo in una fredda
giornata di gennaio 2025. Il documento da cui ha preso il via
questo nuovo capitolo di Cittadella giaceva nei cassetti degli uffici
comunali fin dall’agosto 2001. Il Comune lo ha inviato alle
associazioni richiedenti Archistorica, Legambiente e Italia Nostra
lo scorso 19 dicembre dopo che le stesse associazioni ne avevano
fatto richiesta già nell’ottobre 2024. La richiesta riguardava poter
avere documentazione che accertasse le analisi archeologiche del
sottosuolo dell’area in cui si doveva attuare il progetto di
parcheggio interrato. Le stesse associazioni – va ricordato – sono
state in prima fila nel confronto aspro contro il parcheggio,
sviluppato sia sul taglio degli alberi alle spalle dell’ex
autostazione sia sull’abbattimento dello stesso edificio, oggi
diventata parte dell’area di cantiere.

Antonella Lenti

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