
Amarezza. È questo il sentimento che esprimono i residenti e gli ambientalisti che si sono opposti al taglio degli alberi di Piazza Cittadella dopo l’ordinanza del Tribunale diffusa nelle prime ore del pomeriggio del 5 novembre.
I giudici del Tribunale civile hanno accolto il reclamo presentato da Piacenza Parcheggi contro il divieto di abbattere gli alberi su cui si era pronunciato il 24 settembre il giudice Antonino Fazio esaminando il ricorso presentato da alcuni cittadini della zona e da Legambiente di Piacenza. Accanto a Piacenza Parcheggi in un secondo momento si era costituita anche l’amministrazione comunale. Con la decisione si scrive la parola fine per gli alberi: potranno essere tagliati.
“Fa davvero soffrire immaginare l’abbattimento delle 15 piante monumentali – scrive Legambiente – Ma ancor più farà male l’impatto sanitario e psicologico di questa pronunzia e della scelta del Comune di costituirsi contro i propri stessi cittadini. Anche quello non sarà misurabile ma certamente molto grave”.
Di diverso tenore la reazione di Piacenza Parcheggi. Infatti, l’amministratore della società Filippo Lodetti ha dichiarato ai mezzi d’informazione che ora si andrà avanti con il cantiere per la riqualificazione della piazza.
Due mesi di mobilitazione, uno strappo che pesa
Se tutto questo resta su un piano concreto e prelude a quello che si attiverà nei prossimi giorni quando il cantiere sarà a pieno regime, resta sullo sfondo un vulnus molto più politico, molto più profondo, che riguarda i cittadini protagonisti di questa partita. Investirà il senso stesso che attribuiscono al concetto di cittadinanza, di partecipazione e alla discussione che si innesca sulle scelte pubbliche. Un tema impalpabile, ma molto concreto e che, come è stato in questo caso, ha mobilitato tantissime persone che si sono affiancate per settimane alla protesta, che si sono sentite di essere presenti – anche solo per una volta – sulla piazza e che ora hanno visto infrangersi le aspettative. Ragionamenti per cambiare paradigma su un nuovo modello di sviluppo delle aree urbane che si possono riassumere in alcuni presupposti: sentire di contare, discutere sulle prospettive e su uno sviluppo sostenibile, dialogare e considerare la possibilità che l’istituzione possa, qualche volta, tornare sui propri passi.
Per la salvezza degli alberi il cammino è stato lungo: dalla prima catena umana, al presidio costante fino all’avvio di una raccolta di firme a cui hanno aderito oltre 30mila persone. Lì attorno si è discusso, magari litigato, stretto amicizie e rinnovate conoscenze antiche. Tutto questo non ha pesato sulle decisioni ma ha contato e continuerà a contare per chi lo ha vissuto.
Eppure – c’è chi ricorda – era stato proposto lo spostamento del parcheggio interrato di qualche centinaio di metri dove si trova ora il mercato rionale comunque destinato ad essere abbattuto…
Nella discussione formale sono prevalsi gli aspetti amministrativi e politici rispetto al tema posto dal ricorso che era, di fatto, il diritto alla qualità ambientale e alla salute.
L’ordinanza sul reclamo di Piacenza Parcheggi del 5 novembre si sofferma su questi due piani: uno ambientale e l’altro amministrativo. Da un lato si parla di una mancata dimostrazione da parte degli ambientalisti che il taglio degli alberi avrebbe compromesso e peggiorato la salubrità della zona e, dall’altro, rileva che la decisione assunta in prima istanza sullo stop al taglio degli alberi “non aggiunge alcun effetto sugli atti amministrativi giuridicamente perfetti ed efficaci”.
L’amarezza degli ambientalisti
“La profonda amarezza – spiegano gli oppositori al progetto – non è esclusivamente legata all’esito della causa ma soprattutto alle motivazioni, almeno da una prima lettura, che hanno portato il collegio ad accogliere il reclamo”. Amarezza soprattutto per il non accoglimento del tema della difesa dell’ambiente, la motivazione principale che aveva spinto a opporsi alla realizzazione del parcheggio interrato con il conseguente abbattimento degli alberi.
“Ci appare evidente – spiegano residenti e ambientalisti – che l’interpretazione assunta dal Tribunale circa l’oggettività del danno derivante dal taglio delle piante sia identificata solo con la dimostrazione quantitativa puntuale e materiale dello stesso; in sostanza si richiederebbe di dimostrare di quanti gradi diventerebbe più calda la superficie della piazza senza gli alberi, quanti effetti l’aumento della temperatura produrrebbe alla salute, al fine di giudicare “irrimediabile” l’effetto dell’intervento.
La considerazione che le ragioni dei ricorrenti potessero essere validate solo attraverso la dimostrazione “quantitativa” e scientifica dei gradi in più producibili con il taglio delle piante e dei danni osservabili sulla salute dei cittadini, al di la del contraddire totalmente l’impianto innovativo logico e giuridico dell’ordinanza del giudice Fazio, relega il principio di precauzione ad un puro esercizio teorico e sostanzialmente inefficace ai fini della tutela della salute dei cittadini.
Ci dispiace ma non possiamo concordare con tale interpretazione che rivela quanto ancora parte della cultura giuridica, oltre che quella politica, sul rispetto dell’ambiente sia rimasta insensibile e arretrata.
Precauzione diventa anche prevenzione – è il punto di vista degli ambientalisti – e deve agire non solo dove il danno è certo ma anche, per evitarlo, dove è possibile o probabile, evitando che danni o solo rischi possano manifestarsi. Ci pare che così non stia accadendo a Piacenza in generale e in Piazza Cittadella in particolare. Ancora una volta la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, resta un corollario rispetto alla tutela degli interessi economici, se pur legittimi”.
La sorte degli alberi di piazza Cittadella è quindi segnata. È possibile, da subito, abbattere gli alberi che avranno la stessa sorte della vecchia autostazione datata anni Cinquanta che già è diventata materiale di scarto.
Altre strade percorribili per chi si oppone?
“Si potrebbe portare avanti una richiesta di sentenza di merito, ma a questo punto, se viene dato il via ai lavori con il taglio degli alberi viene meno il punto di contestazione – spiega l’avvocato Umberto Fantigrossi che insieme a Claudio Tagliaferri aveva curato il ricorso presentato appellandosi all’ex articolo 700 del Codice di procedura civile.
L’articolo permette un ricorso al giudice per provvedimenti d’urgenza in presenza di un fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile”
E in questo caso l’urgenza ravvisata era stata considerata dall’imminenza dell’avvio del cantiere che avrebbe comportato anche il taglio degli alberi oltre che l’abbattimento dell’autostazione.
Ora Fantigrossi non nasconde delusione (“non si è mai contenti quando si perde”) per l’ordinanza che – dice – si presenta in modo contradditorio: “Nella prima parte riconosce la competenza del giudice di esprimersi sulle questioni ambientali portate all’attenzione e poi, nella seconda parte, sottolinea che la sede idonea per contestare il progetto di parcheggio interrato dovrebbe essere il tribunale amministrativo. Il fatto è – prosegue l’avvocato Fantigrossi – che tra la prima e la seconda fase è intervenuto un fatto nuovo: la scelta dell’Amministrazione comunale di affiancarsi al reclamo di Piacenza Parcheggi contro l’ordinanza che bloccava il taglio degli alberi scegliendo di schierarsi con una parte della contesa. Questo ha certamente pesato. Probabilmente – conclude Fantigrossi – questa vicenda è caduta in un momento difficile per la magistratura accusata di ingerenza nei confronti degli eletti, il clima che si respira in questo periodo non è certo dei più favorevoli”.




