Centrosinistra, stretta finale: candidatura politica o civica

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STEFAN

C’è chi dice che per il centrosinistra (ovvero la coalizione di Alternativa per Piacenza) il candidato giusto per la competizione amministrativa del prossimo anno a Piacenza dovrebbe essere una candidata.

Se infatti si cerca nella storia passata dell’area politica manca del tutto un nome femminile se si fa eccezione della nomina della prof. Anna Braghieri unica donna nel quadro riepilogativo dei sindaci di Piacenza.

La sua non fu una candidatura ma una convergenza tra partiti nel designarla a presiedere la giunta piacentina. La scelta arrivò dopo un confronto estenuante proseguito fino alle ore piccole tra i partiti che allora erano il dominus assoluto della politica, delle candidature, delle preferenze eccetera. Ma si parla di un’era geologica fa: era il 1992 e ancora non si votava con il sistema elettorale (1994) che ha aperto la stagione dell’elezione diretta dei sindaci. Oggi lo scenario è diverso e si presenta molto “liquido”, per scomodare le categorie socio-filosofiche del pensiero contemporaneo e in questo quadro non fa eccezione la politica. Anzi.

Oggi c’è chi dice con insistenza che il candidato giusto per il centrosinistra dovrebbe essere una candidata espressione della società civile con una formazione che non sia direttamente collegato ai partiti.

Quanto alle forze politiche che da mesi stanno lavorando alla redazione del programma, base di discussione su cui si dovrà misurare la persona scelta per le Comunali, il peso maggiore è  rappresentato dal Pd che  in questi giorni ha focalizzato l’attenzione dei suoi e del tavolo politico sulle sue proposte di candidatura: in campo Stefano Cugini, Paola Gazzolo e Christian Fiazza dopo che Marco Bergonzi aveva annunciato di fare un passo indietro e che Katia Tarasconi non aveva dato indicazioni su una sua disponibilità.

Indicare una o più proposte di candidatura è una mossa ritenuta irrinunciabile per il maggior partito del raggruppamento anche se è apparsa non priva di alcune debolezze e contraddizioni. In principio per la presenza di numerose ipotesi di candidature fino ad arrivare alle valutazioni emerse al “tavolo politico” della coalizione. Qui si sarebbe focalizzata l’attenzione sul nome di Stefano Cugini (capogruppo uscente e già assessore al welfare nella giunta Dosi) abbandonando le altre due ipotesi: Paola Gazzolo e Christian Fiazza.  Ma non sarebbe stata accantonata neppure l’ipotesi di una candidatura esterna, cosiddetta civica.

Al tavolo politico (in tutto 25 persone) sono rappresentati partiti, movimenti e gruppi consigliari presenti nella coalizione (Pd, Giovani democratici, Articolo 1, Coraggiosa, Piacenza in Comune, 5 Stelle, Piacenza del futuro, Pc più, Sinistra Italiana, Rifondazione, + Europa, Psi) ma anche associazioni e singoli componenti dei gruppi di lavoro in cui si è strutturata ApP.

Accanto all’indicazione “politica” resta  anche l’ipotesi “civica” già indicata in precedenza nella figura della dottoressa Stefania Calza responsabile del Centro salute donna e con una lunga esperienza come medico di Emergency in Afghanistan, promotrice e anima dell’ambulatorio solidale Arcangelo Dimaggio.

Si potrebbe dire a questo punto che la partita candidatura per il vasto arcobaleno di ApP stia arrivando alla fase cruciale. Ma non senza incognite.

Candidatura politica o candidatura civica sono le due ipotesi che impegneranno nei prossimi giorni la coalizione fino alla scadenza data di Santa Lucia per definire una scelta.

Su questo tema è previsto un altro appuntamento “istituzionale” per il Pd: la direzione del partito dovrà licenziare la proposta definitiva discussa in seno al tavolo politico della coalizione. Riunione che però non scioglierà quel nodo di cui si diceva: “candidatura politica-candidatura civica”, “uomo-donna” che sarà invece al centro del tavolo di coalizione previsto proprio per il 13 dicembre.

Detto questo c’è una domanda che resta appesa senza una risposta concreta: perché una spinta così forte a fare presto nell’indicare una candidatura? Quanto peso assume il tempo in questo quadro?

Apparentemente può sembrare solo il rispetto di una promessa fatta a suo tempo quando si disse “avremo la candidatura a metà dicembre”. Ma scavando, le ragioni potrebbero essere anche di carattere politico, legate cioè alla scadenza congressuale di fine gennaio a cui si appresta il Pd. Impegno gravoso che si è sovrapposto a sorpresa (ma non troppo) alla partita delle comunali. Elemento che, seppur sottotraccia, probabilmente ha un peso considerevole nelle dinamiche interne al partito stesso. Avvisaglie di divisioni si erano manifestate già qualche mese fa quando la direzione locale decise di posticipare il congresso a dopo il voto. Decisione a cui si opposero alcuni esponenti del gruppo che fa capo all’ex sindaco Roberto Reggi e che portò la segretaria cittadina Annalia Reggiani a dimettersi dall’incarico. Fu poi lo stesso segretario nazionale Enrico Letta a decidere che i congressi dovevano essere fatti subito, da qui l’avvio della stagione congressuale.

Resta un punto da chiarire: il congresso a gennaio come può interferire nelle elezioni di Piacenza che potrebbero svolgersi a maggio?

La relazione è stretta. Può infatti condizionare la scelta del nominativo per la candidatura, ma anche sulla stessa coalizione di cui il Pd fa parte. Non è un segreto che sia vista con diffidenza dall’area più centrista a cui si richiama la consigliera regionale Katia Tarasconi.

E poi la disputa sull’ipotesi che il profilo civico della candidatura secondo alcuni potrebbe essere di maggiore impatto sugli elettori, per catturare quelle fette di elettorato distanti e diffidenti verso i partiti che da anni disertano le urne anche a Piacenza. Una candidatura che possa però anche non essere invisa a un elettorato moderato che sembra essere la cifra delle competizioni piacentine. Un recente sondaggio commissionato dal Pd nazionale avrebbe fatto emergere che una candidatura espressione della società civile avrebbe maggiori opportunità di vittoria.

La situazione politica fa ritenere che nella sfida  che l’area di centrosinistra si appresta a sostenere contro la  rielezione della sindaca uscente Patrizia Barbieri lo sguardo debba essere il più largo possibile. In tutto questo c’è un’altra componente in campo che ha sempre pesato molto con l’elezione diretta dei sindaci al di là degli schieramenti e delle contrapposizioni ed è la capacità umana di chi si candida. Può fare la differenza tanto da infrangere gli stereotipi conosciuti.

Antonella Lenti

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