
Senza dubbio la reazione di Confindustria alla crisi causata dalla pandemia risulta evidente ed altrettanto evidenti risultano i primi risultati ottenuti da un impegno articolato e convinto espresso fin dai primi momenti. Una verifica è interessante per comprendere lo stato del sistema imprenditoriale piacentino nel momento in cui i primi risultati positivi manifestano una timida visione territoriale. La facciamo incontrando Luca Groppi direttore di Confindustria Piacenza.
L’incontro si sviluppa in forma assolutamente informale caratterizzato dal massimo impegno a mettere in fila dati che possono contribuire a misurare il “polso della situazione”.
Direttore, iniziamo indicando quali sono i primi risultati positivi ottenuti grazie al vostro impegno nella prima fase post lockdown
“Sicuramente il successo riscontrato dal nuovo servizio “Spazio crescita”, pensato per assistere le nostre aziende che vogliono crescere, soprattutto quelle più piccole. Non solo attività per lo sviluppo di cultura d’impresa, ma anche un luogo di confronto, approfondimento e visione di crescita. Va detto che “Spazio crescita” era un servizio già pensato ed iniziato prima che si manifestasse la pandemia: era compreso in una delle linee di mandato, Sinergie per lo sviluppo, presentate a suo tempo dal nostro presidente. La crisi ne ha determinato l’accelerazione confermando che avevamo visto giusto già allora: ad oggi contiamo 31 adesioni registratesi in pochissimo tempo, ulteriore motivo di soddisfazione”.
Riusciamo a fare una analisi delle aziende aderenti?
“Le dividerei in due gruppi: il primo composto da aziende di piccole dimensioni che sostanzialmente si propongono a nuovi partner per la ricerca di un possibile sviluppo a maggior garanzia della continuità aziendale; il secondo invece composto da aziende di medie dimensioni che avendo idee di sviluppo valutano ipotesi di investimenti nella stessa filiera per facilitare l’approdo a nuovi mercati o in promettenti settori diversi”.
Perché “Spazio crescita” funzioni dovrebbe aprirsi una breccia nella proverbiale discrezione piacentina circa gli affari propri, quindi un superamento del rapporto azienda-associazione limitato alla consulenza tecnica. Probabilmente l’emergenza Covid ha favorito l’evoluzione…
“Proprio così, indubbiamente è maturata una maggiore consapevolezza tra gli associati delle potenzialità esistenti, oltre gli aspetti tecnici, nelle relazioni con i vari settori di Confindustria rivelatisi capaci di confronto ed orientamento anche su tematiche di politica aziendale. Gli imprenditori dovendo limitare i loro spostamenti causa Covid hanno avuto più tempo per interfacciarsi con l’associazione e sviluppare relazioni personali con gli uffici, alimentando la condivisione di nuove idee, favorendo così la maturazione di una nuova visione aziendale e quindi anche di sistema”.
Ha destato grande interesse il protocollo d’intesa che avete firmato con l’Amministrazione comunale che impegna Confindustria a consegnare il progetto Smart City entro il 31 dicembre
“E’ un altro progetto che siamo riusciti a realizzare grazie all’impegno fondamentale del RICT, cluster di aziende con un solido background tecnologico all’interno di Confindustria.
Si tratta dell’istallazione di una rete di sensori che monitorano diverse situazioni, dalla quantità di umidità dell’aria alla concentrazione degli inquinanti nell’aria o ancora collegati a telecamere che riescono a misurare la temperatura media delle persone in luoghi a rischio assembramento. Queste sono solo alcune delle possibilità applicative del concept Smart-City IOT denominato “Piacenza Smart City”. Entro il 31 dicembre ci siamo impegnati a presentare al Comune il documento definitivo in cui saranno dettagliati gli interventi per la Smart City. Il progetto, come è stato specificato durante la presentazione, sarà di natura scalabile ed espandibile, preciserà le tecnologie impiegate, problemi ed opportunità a cui fornire risposte, le soluzioni adottate e le ricadute per la città. Come ha sottolineato il nostro presidente Francesco Rolleri, questo progetto è il punto di partenza per Piacenza del futuro, città intelligente e pensata per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Vorrei sottolineare che il progetto sarà offerto gratuitamente. Per dare concretezza agli impianti sono previste gare d’appalto con i fondi del Pnrr o del Comune stesso”.
Per completezza di informazione e meritoriamente di seguito indichiamo le aziende che hanno contribuito allo studio del progetto: Adyda, Bt Enia Telecomunicazioni, Digital Platforms, Isi, Naquadria, Studi Magnetici, Team Memores Computer, Techmakers Gruppo Telema e CShark.
Il rapporto strettissimo con le scuole tecniche e gli enti di formazione, recentemente le premiazioni degli studenti degli Istituti Tecnici Industriali e Commerciali distintisi nel concorso “Una stella per la scuola”, ed ora il convegno “La scuola che vorrei: parla il territorio” confermano che la scuola è centrale nei vostri pensieri circa lo sviluppo del sistema economico territoriale…
“E’ vero, confermo il nostro grande e costante impegno: la scuola è centrale in ogni progetto di sviluppo e di crescita del territorio e da sempre occupa un posto di primo piano nelle attività di Confindustria Piacenza. In un momento di grandi trasformazioni, ma anche di grandi opportunità, che ci proiettano in un mondo del lavoro del tutto diverso da quello degli ultimi vent’anni, è ancora più importante una iniezione reciproca di nuove conoscenze e di esperienze. Siamo infatti tutti più consapevoli che l’offerta formativa non può più essere elaborate solo tra le pareti delle scuole. E’ sempre più importante far entrare nel curricolo informazioni, valori, competenze e risorse dell’extra scuola. Per questo Confindustria Piacenza, le Università del territorio e i centri di ricerca hanno condiviso un iter sperimentale con l’IISS Mattei di Fiorenzuola per giungere ad una proposta partecipata per il prossimo quinquennio di tutti gli indirizzi della Scuola.
Il secondo step sarà quello di concretizzare le collaborazioni già delineate nel piano quinquennale condiviso, cioè le collaborazioni da parte degli esperti, aziende e università, gli interventi nella scuola e nelle sedi aziendali e universitarie, le visite di osservazione di gruppo, i PCTO individuali ed altro ancora”
Considerando le prime evidenze che il direttore Groppi ci sta offrendo, emerge in modo chiaro come Confindustria Piacenza stia esprimendo un forte impegno sia a favore degli associati che del sistema economico territoriale. Risulta altresì evidente come il suo improvviso riposizionamento ai vertici della struttura, andando a rilevare il bagaglio di responsabilità che era di Cesare Betti abbia, in un primo momento, alimentato qualche incertezza ed un clima di attentissimo e puntuale esame. Il tempo ha avuto il suo tempo, come si diceva, offrendo una serie di conferme positive che hanno contribuito ad alimentare una sincera fiducia confortata continuamente dai risultati. Nel bagaglio di responsabilità che gli ha lasciato Cesare Betti ha trovato anche l’incarico di consigliere di amministrazione della “Fondazione” in rappresentanza, si potrebbe dire, del mondo imprenditoriale piacentino. Un posizione nuova, che richiede una visione più ampia, l’attenzione per un assetto sociale più complessivo, capacità di relazioni più larghe …
Lasci perdere il prologo della domanda, glielo dovevo. Anch’io ho osservato con attenzione e curiosità i suoi primi passi da direttore. Ci racconti invece del suo “sbarco” in Fondazione
“Faccio come vuole, del resto in questo caso la penna ce l’ha in mano lei, ci saranno altre occasioni per precisare meglio la mia bellissima esperienza all’interno di Confindustria. Esperienza che mi sta servendo moltissimo anche per alimentare il mio impegno in Fondazione dove, come ha detto lei, devo nuotare in un’altra acqua, ma ci arrivo già in grado di stare a galla. Facendo parte di un gruppo di lavoro ben assortito che risponde ad un presidente che, anche qui come in Confindustria sa quello che vuole, l’inserimento è sicuramente facilitato. Trovo invece più interessante l’esplorazione di nuovi orizzonti in settori che conoscevo solo nell’ambito di esperienze personali e non complessive, di sistema. Mi riferisco per esempio alle emergenze sociali, le dinamiche del welfare, il sostegno alla cultura e la conservazione del patrimonio artistico…”
Direttore mi sto rendendo conto che sarà necessario un’altro incontro per un’intervista ad hoc su questa nuova esperienza in Fondazione
“Concordo, quando vuole”




