“Ospedale nuovo sì ospedale nuovo no” Serve operazione vera trasparenza

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Nuovo ospedale. La confusione del dopo Covid non aiuta a far chiarezza e a capire a fondo uno dei punti cruciali che investono la comunità piacentina. Due sono i piani su cui si sviluppa il progetto ospedale.
Da un lato l’utilizzo sanitario della struttura che nascerà, (decisa 5 anni fa, maturata ora in piena emergenza pandemica) e dall’altro lo snodo urbanistico con l’accelerazione verso il consumo di suolo. Un punto di vista sanitario che si intreccia con un punto di vista urbanistico. E la storia si complica. Con interrogativi che si ammassano.

LO STEP SANITARIO

Qui i dubbi, gli scontri verbali (conditi anche di un pizzico di “benaltrismo” che non guasta mai) hanno iniziato subito a dilaniare un dibattito che resta ancora troppo in superficie e che ripropone lo schema di sempre: due squadre contrapposte che si fronteggiano. Il noi e loro di sempre.
Ospedale sì. Ospedale no. Dove spesso si evince che chi sta per il sì e chi sta per il no sono decisi “a tutti i costi e a prescindere”. Squadre uguali e contrarie che si elidono a vicenda. Forze fisiche che duellano e che lasciano intorno il vuoto.


Eppure c’è una necessità assoluta di comprendere di cosa si stia parlando e quali siano i modelli, i progetti sanitari sottesi a tanto chiacchierare. Si ripete insomma uno schema di comportamento che non è nuovo nei dibattiti della società politica e civile piacentina.
In tutta questa confusione non si intravede dove resti lo spazio per capire quale obiettivo salute sia necessario dopo lo choc della pandemia.
Non si trova tempo e spazio (anche virtuale) in cui siano illustrate le strutture che servono per evitare che gli ospedali diventino impraticabili (a causa di pandemie) ai pazienti cronici o con gravi patologie “convenzionali”. Interrogativi forti che chiamano risposte serie, chiare e documentate. Un primo passo di documentazione sarebbe illustrare lo stato dell’arte. Si dovrebbe fare il punto su quello di cui oggi dispone la sanità piacentina.


Un totem in piazza Cavalli potrebbe essere utile alla bisogna. Forse ai cittadini potrebbe interessare sapere quali sono i “gioielli” o le deficienze sanitarie locali: in termini di apparecchiature e strutture all’avanguardia, in termini di spazi in cui contenerle, di personale qualificato per condurle, di come si applica il concetto molto in voga di umanizzazione dell’ospedale nel rispetto del paziente e dei caregiver. Sarebbe interessante anche capire in termini strutturali quali capacità attrattive ha l’attuale sanità, condizione per catalizzare nuovi professionisti della salute.

Utile e istruttivo poter avere un quadro chiaro della rete diffusa che risponde al principio della medicina d’iniziativa e che lavora sul territorio.Medici, infermieri e tecnici che se nella pandemia sono stati acclamati eroi su una spinta emozionale, ora possono rischiare di ritornare sotto la coltre di indifferenza per non dire di diffidenza. E’ anche a tutto questo che si dovrebbe dare risposta, costruendo un nuovo ospedale, che non può essere solo un palazzo in muratura, per quanto grande. Dietro all’ospedale c’è ben altro. Ecco allora che sarebbe un’operazione di trasparenza dare ai cittadini le informazioni necessarie.


Ai cittadini, fruitori dei servizi sanitari, si dovrebbe spiegare che se oggi devono attendere un’operazione chirurgica per tanto tempo è perché con tanta domanda le sale operatorie a disposizione non sono sufficienti. Sarebbe interessante spiegare loro perché è così importante l’interdisciplinarietà dei professionisti nei sistemi di cura moderni. Utile illustrare come sia indispensabile che un ospedale abbia a disposizione gli spazi per fare ricerca che fa crescere i professionisti ma anche le potenzialità di cura dei pazienti e stimolare i propri medici a farla in strutture all’avanguardia… Tanto di questo è possibile se lo si progetta guardando a una scienza che fa passi avanti in fretta. Ma non si parla di questi contenuti o forse se ne parla al chiuso dei palazzi istituzionali. Però molte cose sono cambiate davvero e non è solo retorica. L’uovo di Colombo è stato trovato: udite-udite la salute è il problema principe e riguarda tutti. Facciamo in modo che sia rispettato questo assunto base.

POI C’E’ IL TEMA URBANISTICO

Dal canale sanitario a quello urbanistico. La seconda questione legata al nuovo ospedale e che fa così accapigliare le parti riguarda il “dove farlo”. E qui si entra coi piedi nel piatto del tema dei temi urbanistico-ambientale: il consumo di suolo. Il primo appunto chiama in causa la Regione. Come si concilia la scelta di costruire su suolo agricolo un ospedale finanziato in gran parte dalla Regione che ha da poco licenziato una legge urbanistica che si proietta verso il principio “zero consumo di suolo”? Contraddizioni.
E le contraddizioni si vanno a moltiplicare se si considera che l’esperienza tremenda con il Covid ha messo a nudo la sfrontatezza con cui lo sviluppo e l’espansione decisa dall’uomo ha aggredito l’ambiente desertificandolo e appunto consumando suolo. Contraddizioni in termini che ci danno il senso di quanto quel gridare al vento in piena pandemia “nulla sarà più come prima” sia stato il mero frutto di un’emozione momentanea. Finito quel momento la vita vera torna ad avere altri schemi, altre esigenze, altre urgenze. Quelle di sempre. Ed è un tema non secondario quello urbanistico. Gli addetti ai lavori s’infervorano sulle città future che immaginano come un’infilata di fitti “boschi verticali”. Al momento resta un conciliabolo accademico. Nella pratica – e l’ospedale insegna – tutto casca quando dalle parole si deve passare ai fatti. Il pensiero che tutta la polemica intorno all’effettiva necessità di un nuovo ospedale sia stata innescata sulla scelta urbanistica adottata è sufficientemente fondato. Del resto quella scelta determina un’inversione decisa al principio sancito ripetutamente secondo cui niente più sarebbe stato costruito oltre la tangenziale che avrebbe dovuto restare il limite artificiale del confine cittadino. Così non è stato. E fatta la scelta dell’area ospedaliera ne resta un’altra vuota dirimpetto. Vuota fino a quando?

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