
A Salò hanno uno stadio bilanciato come capienza, sbilanciato come illuminazione. Su un lato del campo trovi tutti i posti a sedere, sugli altri 3 i cartelloni pubblicitari luminosi. Quando si passa da uno sponsor con logo a sfondo nero, a uno con logo a sfondo bianco, la differenza in lumen è importante. Oltre che fastidiosa. A Salò hanno molti marchi da promuovere. I Leoni del Garda sono aggressivi fin dal marketing. Per il decennale della nascita hanno scelto: “Orgoglio del passato, fame selvaggia di futuro”. A quale passato si riferiscano, non è dato sapere. A Salò mangio un trancio di pizza nel tragitto stadio – tribuna. A Piacenza, quando hai poco da scrivere sulla partita, tiri lungo il pezzo parlando d’altro. L’unica trasferta lombarda di girone la chiudiamo con uno zero a zero. Interlocutorio come solo uno zero a zero a essere. Rispetto alla gara di Pesaro sono comunque emersi segnali confortanti. Se gli avversari calciano in porta, il portiere c’arriva. Se non c’arriva il portiere, c’è uno sdraiato sulla linea. E nel caso in cui il tiro fosse fuori portata del portiere e del tipo sdraiato, colpisce la traversa. Inoltre si incamera un punto classifica. In serate interlocutorie non è da trascurare. La partita ha offerto poca empatia. Ritmi bassi, conditi da fraseggi elementari. Le uniche iniziative esibite, di puro stampo individuale. Inteso nel senso di individuo: Sestu. Manca qualcuno e si sente, ma soprattutto manca il piezoelettrico. Ieri sera, nel silenzio del lago, sarebbe servita una scintilla, una scossa, un innesco. Invece ci siamo accontentati dello zero a zero. Consapevoli di attraversare un periodo interlocutorio. Come proprio lo zero a zero riesce ad essere.

Protagonisti
Franzini: il turn over è un po’ forzato e un po’ voluto. Non ha portato effetti benefici. Il collettivo si è espresso maluccio, ovvio che ci si indirizzi al Mister per le risposte ai dubbi. Se però i calciatori lo aiutassero, qualcosina in più si riuscirebbe a combinare.
Del Favero: l’unico vero protagonista. Migliore in campo assoluto.
Della Latta: comincia con un sombrero su due in pressing. Continua mangiando in testa a Caracciolo. Sembra in forma, tanto che a me verrebbe voglia di non fargli più fare il difensore.
Pergreffi: il capitano non molla niente, bisognerebbe capirne un po’ di più per esprimersi sulla prova. Abbiamo concesso qualche situazione brodosa di troppo.
Milesi: stranissimo, aveva paura. Rinviava con la stessa frenesia di un amatore. Spesso anche con la stessa tecnica dell’amatore.
Imperiale: in crescita. Difetta un poco nella qualità delle giocate, ma le giocate ci sono.
Sestu: non brilla la consueta luce. Però se vedi qualcuno puntare in avanti, è sempre lui. Si cambia con Nicco per segnalare che il punto va bene.
Giandonato: era nervoso, forse per il ruolo affidatogli. Fa molto per essere sostituito. Si cambia con Zappella cui si è occlusa la vena propulsiva.
Bolis: stavolta è sembrato a disagio nel modulo. Oppure era a disagio con l’avversario diretto, o con le luci, o col prato. Disagio insomma.
Marotta: di quelli che giocano fuori porta è il migliore. Il suo lo ha portato a casa.
Sylla: l’impegno è massimo. Gli manca la lettura del marpione, ma chi lo vede negativo, vede poche partite di serie C.
Cacia: è molto meglio di quello che ci offre oggi. Uso il verbo essere al presente con convinzione. Si cambia con Cattaneo.




