I due anni in biancorosso di Pellini: a volte basta un gesto per lasciare il segno

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I giocatori passano, la squadra resta. Lo abbiamo letto migliaia di volte. E non risponde al vero. Primo: la durata delle società calcistiche non è eterna. Lo abbiamo appurato. Secondo: alcuni interpreti passano sì, ma lasciano un segno deciso, diventano “per sempre”. I “per sempre” non sono quelli che raggiungono risultati clamorosi, o inanellano carriere mono maglia. A volte basta un gesto. Per dire: nel 1985, a fine allenamento, il portiere mi invitò a calciare. L’iscrizione nella categoria, fu automatica.
Quel portiere era da da poco a Piacenza. Dopo lo spareggio di Firenze Lorieri rientrò all’Inter e Savorani fece altrettanto verso Roma. Il vuoto venne colmato con due giovanotti di belle speranze: Luca Pellini e Paolo Bordoni. Pellini, a parte avermi lasciato tirare, era il mio ideale. Fisicone, capello lungo, sguardo imperturbabile, dava sicurezza.

Buondì Luca: l’avventura biancorossa cominciò alla grande. Parti col numero 1 in coppa Italia, perla del pareggio con la Roma inclusa, e in campionato sei il titolare. Poi cosa succede?

Nella rifinitura del sabato mi infortunai alla spalla destra. La domenica, col Rimini, infiltrazione e partita. Era un rischio consapevole. Purtroppo non si trattava solo di dolore, c’era lesione all’articolazione. Ci volle tempo per recuperare.

Intanto Bordoni si confermava di rendimento. Ti abbiamo rivisto solo nelle foto di squadra. L’anno in cui vinciamo la C mi sa che non hai giocato nemmeno un minuto. Avevi tagliato i capelli e il Mister non ti vedeva più?

Dovevo nascere oggi. Bravo di piede, sarei stato un moderno interprete del ruolo. Rota invece impazziva quando ne approfittavo. Se il portiere toccava palla coi piedi, per lui era una bestemmia.

Arrivi a Piacenza da Omegna, ci lasci per andare a Trento. Poi ti ho perso. Raccontaci il percorso.

Dopo la trafila nelle giovanili del Varese, a 18 anni vado in panca con la prima squadra, serie B. Il primo contratto da professionista lo firmo a Siracusa. Da lì mi compra l’ Omegna. Mi confermo bene, tanto che chiama la Nazionale Under 21 di serie C. Cominciano a cercarmi. Non avendo un procuratore, rispondevo diretto. Firmai un accordo col Torino, che non si concretizzò per l’infortunio a fine stagione. Chiamò il Piacenza, accettai subito. Resto due anni in biancorosso. Da lì vado a Trento, per poi chiudere la carriera in B a Monza. Avevo 28 anni e una buona proposta lavorativa da accettare. Oggi può suonare strano.

Luca Pellini e Paolo Bordoni

Il ruolo di portiere è delicato. Siete in due, dovete giocoforza mettervi in competizione. Era più facile andare d’accordo con Bordoni che giocava al tuo posto, o con Tomasoni che ti prendeva a fucilate tutti i giorni?

Con Paolo, Bordoni intendo, andavamo d’accordo. Abituato da sempre alla competizione del campo e ai buoni rapporti fuori. Quando ho iniziato, il settore giovanile varesino era di alta fascia. Solo della mia annata siamo diventati portieri professionisti in tre. Allora c’erano Fascetti e Arcelli a curare tutto. Se il primo è stato buon allenatore, del secondo posso dire che ha lavorato al Milan di Sacchi, curato la preparazione di Moser per il record dell’ora, e anche Tomba si affidò a lui.

Nel sondaggio per il numero uno del Centenario non potevamo votarti. Come giudichi la tua carriera: sei quello che su mille ce l’ha fatta, o ti piazzi tra quelli coi rammarichi?

Sono tra chi c’è riuscito. Per dieci anni ho giocato a buonissimi livelli. E quando è finita, mi sono dedicato ad altro, senza rimpianti.

Col pallone hai chiuso?

Si, adesso sono spettatore, ma ho continuato con lo sport. Ho giocato a basket, poi mi son dato al triathlon. A calcio andavo per divertimento e come regista. Con la porta ho troncato i legami.

Senza guantoni ti troveresti spiazzato di fronte alla viabilità piacentina?

Spiazzato mai. Il primo anno abitavo a San Nicolò, nel secondo invece la casa era in centro. Un po’ di esperienza me la sono fatta.

Domenica giochiamo con l’Entella. Mi aiuti a compilare la schedina?

Punto la vincita corposa e metto il 2.

Grazie per la disponibilità Luca, l’appuntamento è sempre il solito: allo stadio per il Centenario. Sarebbe vero piacere.

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