Fulvio Simonini e quel goal a Cosenza che fece la storia

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Fulvio Simonini

Era il 13 giugno 1993, domenica, caldo esteso sulla penisola. E la penisola serve tutta per il racconto. A Cosenza i biancorossi conquistano il diritto di partecipare alla serie A. Non è nei ricordi migliori, non c’ero. Non è stato nemmeno il picco massimo toccato, ma lo avremmo saputo dopo. Sicuro, nei cento anni di Piacenza, quello è stato il giorno più giorno di tutti. Fulvio Simonini a Cosenza c’era. Era tra gli undici titolari, e a fine primo tempo ha segnato quello che è diventato il goal più goal di tutti.
Fulvio trovarti è stato facile, sei rimasto nel calcio. Prima di ringraziare il Padova per aver fatto da tramite, mi dici di cosa ti occupi?
Sono responsabile del loro settore giovanile. Seguo l’attività sportiva di 250 ragazzi. Con attività intendo tutto: partite, allenamenti, rendimenti. Dovrebbe essere il passatempo visto che ho una mia impresa da seguire. Però mi piace vivere coi ragazzi, trasmettere esperienza, ricevere entusiasmo. Ho imparato col pallone, sento il mestiere nelle corde.
Sei nato a Passirano. Hai qualche parente che produce quel vinello gasato tipico della zona?
Ho ancora mio fratello che abita in Franciacorta, ma non ho canali privilegiati. Devi continuare in enoteca.
Una sola stagione qui da noi. Giocavi e non giocavi, bottino finale fermo a 3 sigilli. Però quella rete, bella tra l’altro, va a scrivere la storia. Toglimi una curiosità. Segni al 46°, il mister ti sostituisce al 49°. Cosa hai provato? Se rispondi che prima viene la squadra, abbiamo finito qui.
Ho imprecato molto, ma non contro l’allenatore. Presi una ginocchiata nella schiena, non riuscivo proprio a respirare. Fu un cambio necessario.
Ti confesso una cosa innocente. Quella domenica, mentre tutti aspettavano il rientro della comitiva, ero con tua moglie alla Besurica. Gianni chiamò un po’ di amici, annunciando che una rappresentanza della squadra sarebbe passata da lui a salutare. Esibì lei a garanzia. Ricordo Brioschi timido, Polonia stanco che filò via subito. Tu invece eri in gran forma. Segnare fa bene?
Si, è un bel corroborante. Mi è sempre piaciuto stare in compagnia. Lavori come devi, devi anche divertirti.
Come alla “biciclettata-voto” dallo stadio, al santuario del Pilastro? Si presentano tutti nel piazzale con la due ruote d’ordinanza, tu in Porsche. Mi son detto: questo è un pescegatto DOC. Come hai fatto a sfangarla?
Avevo il certificato medico per l’infortunio a Cosenza. L’ho esibito (per essere convincente, non dovrebbe ridere).
Sfatiamo una leggenda. Alla penultima giochiamo in casa con l’Andria ed è 0 a 0. Entri a inizio ripresa. A fine gara andate sotto la curva e lanciate le maglie. E’ vero che te la restituirono perché non la voleva nessuno?
Ma va, impossibile. Qualche maglia l’ho lanciata, sicuro non è mai tornato indietro niente. Sbagliai un goal facile in partita, quello si.
Ma allora non hai la nostra casacca nel comò?
Ho tutte quelle di dove ho giocato. Piacenza è stata importante. Pochi gettoni rispetto ai miei standard, ma chi giocava meritava. Se vuoi aggiungermi un merito: non ho mai segnato al Piacenza. Anche perché credo anche di non averci mai giocato contro.
Quando sfuggivate alla rigida marcatura di Cagni, dove andavate a mangiare?
Il Castellaccio era una delle mete gettonate. C’era quel riso dentro la forma di formaggio.
Se ti tolgo un’ipotetica benda in via 4 Novembre, riesci ad arrivare in Piazza Cavalli senza chiedere a nessuno?
A Piacenza mi perdo, è già capitato. Sono venuto diverse volte a trovare De Vitis, un grande amico. Adesso ho imparato la strada per andare da lui, e in centro ci arrivo solo se esco a Piacenza Nord. Sennò mi incasino.
Devo dirti che se non torni in fretta, l’uscita autostradale potrebbe aver cambiato nome. Infuria dibattito proprio in questi giorni. Ti avviso nel caso, però lasciami il pronostico per Piacenza – Albissola.
Metti 1 fisso. Si torna a vincere.

Fulvio ancora grazie mille: per la disponibilità di oggi, per la gioia di ieri. E non perderti il Centenario.

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