Provincia, tutti convinti di avere la ricetta giusta

0

In questi giorni tutti sembrano avere il Vangelo in tasca. Cosi’ come quando gioca la Nazionale di calcio tutti gli italiani si trasformano in commissari tecnici, cosi’ oggi un po’ tutti i piacentini pensano di possedere la ricetta giusta su come riordinare le Province. E dunque politici, osservatori, opinionisti, semplici cittadini, tutti dicono la loro su come andrebbe impostata la risurrezione della nostra Provincia dopo il funerale decretato dal Governo Monti. ‘Meglio da soli, meglio con Parma, meglio in Emilia, meglio in Lombardia, meglio il referendum’. E ancora: ‘tempi tecnici si, tempi tecnici no, competenze di qua, deleghe di là’. Una Babele di pareri, di cui francamente si potrebbe fare a meno, che non sta aiutando certo a fare chiarezza. Anzi, a dominare è il caos. Meglio si farebbe allora a spiegare come stanno le cose senza avere pretese da professori o intellettuali, dal momento che gli unici ad avere in mano la soluzione del rebus sono Monti e i soci del Governo tecnico. Anche perché di fronte a un cambiamento epocale pare difficilmente pronosticabile sapere cosa sia meglio o peggio per la nostra provincia declassata. Senza poi dimenticare che a questo decreto di spending review potrebbero seguirne altri ancor più salati.
La base di partenza è il decreto del 6 luglio di quest’anno, quello intitolato ‘Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini’. L’articolo 17 di tale decreto, quello contro cui alcune Regioni ed enti locali (ma non la nostra) hanno promosso ricorso davanti al Tar contestandone l’incostituzionalità, è quello riguardante la soppressione e la razionalizzazione delle province e delle loro funzioni. Al comma 10, dopo aver sentenziato sulla necessità di accorpamento, si arriva a uno degli snodi cruciali della questione: le deleghe che rimarranno in capo ai nuovi enti. ‘All?’esito della procedura di accorpamento, sono funzioni delle province quali enti con funzioni di area vasta, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione:
a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonche´ tutela e valorizzazione dell?’ambiente, per gli aspetti di competenza;
b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale nonche` costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente.
Che significa? Abbiamo provato a parafrasare il comma con l’ausilio di alcuni tecnici della Provincia. ‘Pianificazione territoriale provinciale di coordinamento’: volgarmente detta Urbanistica, la delega che oggi è già della Provincia (quella in capo all’assessore Patrizia Barbieri) e che ha permesso la stesura del Ptcp. Fin qui nessun problema. Le cose si complicano quando si affronta il concetto di ‘tutela e valorizzazione dell’ambiente’: espressione considerata ancora troppo generica negli uffici di via Garibaldi. ‘Il 5 settembre scorso il Governo doveva pronunciarsi, ma non l’ha fatto’ dicono non senza polemica. Su questo punto si attendono dunque chiarimenti.
‘Pianificazione dei servizi di trasporto’. E’ una delega che viene di fatto confermata.
‘Costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali’, anche qui nulla che la Provincia non facesse già. Tuttavia parecchi punti interrogativi insorgono quando si parla di ‘circolazione stradale ad esso inerente’: qualcuno lo avrebbe interpretato come la competenza in capo alla Polizia Provinciale anche se per ora rimane un punto oscuro.
Dopo un recente dibattito parlamentare, si è deciso di affidare alle nuove Province due competenze che hanno già attualmente: ‘Programmazione della rete scolastica’ e ‘la gestione edilizia scolastica per le scuole superiori’.
Poi si arriva al dunque. Finora la Regione delegava le Province su temi come ‘l’agricoltura, il mercato del lavoro e la formazione professionale’. Su che fine faranno queste tre competenze la Regione Emilia Romagna non si è ancora espressa, cosa che ha fatto irritare non poco il presidente Massimo Trespidi che ha già dichiarato di non voler rinunciare per nulla al mondo a queste deleghe. Avvolto da mistero il futuro delle voci ‘turismo e beni culturali’, sulle quali deve essere lo Stato a pronunciarsi.
Su questo fronte si attende la riunione del primo ottobre, data in cui si riunirà a Bologna il Cal della Regione Emilia Romagna chiamato a votare riordino e competenze. Nella speranza che giunga una schiarita decisiva.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.