“Virgen del El Cisne”. La festa di Ferragosto degli Ecuadoriani di Piacenza

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Cancellati i momenti di socialità tipici della festa, le celebrazioni della ricorrenza ridimensionate causa Covid

Hanno voluto onorare la loro festa a costo di rinunciare alla parte più folkloristica e conviviale. Niente processione per le strade della città, niente musica né balli tradizionali.

La ricorrenza della “Virgen de El Cisne” è stata celebrata domenica mattina 15 di agosto con una messa solenne in Duomo officiata dal Vescovo Mons. Adriano Cevolotto e da Padre Sante Zanetti, missionario scalabriniano incaricato della Pastorale migratoria della Diocesi di Piacenza-Bobbio, in via Torta. L’adiacente Chiesa di San Carlo è la parrocchia dei migranti, dove ogni domenica si riunisce per pregare la comunità latino-americana che in città conta centinaia di fedeli. La parrocchia è anche la sede del Comitato promotore della festa della “Virgen de El Cisne”, composto da fedeli ecuadoriani. Quest’ultima è la solennità religiosa più importante dell’Ecuador, importata a Piacenza dagli immigrati latino-americani sin dal 2005.

“Una partecipazione ben al di sopra delle aspettative – ha commentato Padre Zanetti – che testimonia la profonda spiritualità dei sudamericani, il loro senso della famiglia ma anche la forza e la volontà di rialzarsi dopo il periodo pandemico”.

Oltre 400 i fedeli presenti in Duomo. Fra di essi peruviani, colombiani, dominicani e decine di italiani. “La religione cattolica e la lingua neo-latina uniscono italiani e sudamericani”, osserva Gustavo Chero, presidente del Comitato “Virgen de El Cisne”.

“Dall’anno scorso abbiamo ridimensionato la festività – spiega Chero -. C’è ancora molta paura, il Covid-19 si è preso 5 vite fra i latino-americani di Piacenza. Ma sono decine i fedeli che si sono ammalati o che hanno perso il lavoro. Le prospettive future preoccupano, quasi tutti avevano un impiego prima della pandemia per questo motivo organizziamo collette e raccolte fondi interne per sostenere le famiglie in situazione di fragilità. Siamo una comunità unita e solidale nella buona e nella cattiva sorte, nei momenti di festa quanto nelle difficoltà”.

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