Grande fermento per la prossima Fase 2 ma le incertezze sono ancora molte, soprattutto per il settore della ristorazione che si trova ad dover cambiare pelle.
Mentre ancora non è definitiva la riapertura al 18 maggio, i ristoratori si chiedono quali saranno le misure da adottare perché le persone possano mangiare in sicurezza. I posti a sedere dovranno diminuire, sembra uno dei pochi dati certi ma quanti potranno essere? Quante persone potranno sedere allo stesso tavolo? Serviranno i plexiglass? La sanificazione come avverrà?
Queste e molte altre sono le domande che ci si pone e intanto cresce l’incertezza per il futuro perché il ristorante è solo la fine di una filiera lunga che coinvolge più persone che a loro volta hanno spesso in carico una famiglia da mantenere.
Intanto si fa il possibile per organizzare le consegne a domicilio e cercare di capire come gestire il take away in sicurezza. Servono risposte e serve che arrivino in fretta.
Un’altra domanda che ci si pone riguarda le abitudini dei consumatori: le persone avranno ancora voglia di andare al ristorante? Saranno cambiate le loro preferenze?

Secondo Daniele Fornari, direttore del Centro di ricerca Rem Lab, i ristoratori dovranno imparare a rassicurare il cliente per vincerne la diffidenza iniziando con il mantenere i contatti anche durante la chiusura, sfruttando le mailing list e i canali social.
Altra cosa su cui puntare saranno i prodotti locali di provenienza e lavorazione certificata che però devono rispettare un valido rapporto qualità prezzo per venire incontro alle disponibilità economiche dei clienti.
E poi, sicuramente, per tutti servirà molta pazienza per superare i primi tempi di assestamento prima di tornare a una nuova normalità.




