Raffaele Veneziani, avvocato, guida il popoloso comune di Rottofreno (quasi 13mila abitanti, quasi tutti concentrati a San Nicolò, di fatto sobborgo di Piacenza) da otto anni. Eletto dal centrodestra, nell’arco di un mandato e mezzo ha saputo conquistarsi anche una larga fetta di elettorato di centrosinistra: competenza, disponibilità, capacità d’ascolto ne hanno, per così dire, esaltato il tratto di riconosciuto primo cittadino, oltre – ben oltre – il recinto angusto degli schieramenti e dei partiti.

Sindaco Veneziani, come è cambiata San Nicolò da quando si è insediato?
“Quando mi sono insediato San Nicolò veniva da anni di crescita impetuosa, anche tumultuosa. Lo sforzo della mia squadra è stato quello di veicolare lo sviluppo nell’alveo di una crescita regolata, pianificata. Abbiamo cercato, insomma, di affrontare la tematica della sostenibilità. E quando dico sostenibilità intendo sostenibilità economica, sostenibilità urbanistica, sostenibilità ambientale”.
San Nicolò è sembrato per anni sinonimo di “sviluppo senza progresso” , per dirla con Pasolini…
“Dal punto di vista della sostenibilità urbanistica l’opera di pianificazione è quasi completa. Stiamo adeguando il lavoro fatto al dettato della legge regionale 24 del 2017 in vigore dallo scorso dicembre. Tra due anni, a scadenza di mandato, lasceremo un ‘pacchetto’ finito con la road map per lo sviluppo dei prossimi dieci-vent’anni”.
Il comune di Rottofreno ha conosciuto negli anni passati una notevole crescita demografica. Ora si è arrestata?
“La crescita oggi è sicuramente più modesta rispetto agli anni duemila ma si mantiene costante. Insieme a Gossolengo siamo il comune più giovane della provincia. Detto questo, sono del parere, e con me la giunta, che non si debba ricercare la crescita per la crescita, fine a se stessa, bensì che questa sia in armonia con le capacità di assorbimento. Crescere per noi vuole dire non solo contribuire alla sostenibilità del nuovo ma anche aumentare la sostenibilità di ciò che già c’è, dell’esistente”.
E come fate?
“Chi oggi voglia costruire deve farsi carico di oneri di bonifica che non soltanto affrontino i fabbisogni messi in essere dal loro intervento, ma che contribuiscano a migliorare l’esistente, per esempio in termini di laminazione delle acque allo scopo di ridurre i rischi di calamità. Nel Rue, che diventerà il Pug, abbiamo sottolineato con forza gli aspetti relativi al recupero, sforzandoci di salvaguardare le tracce storico-architettoniche. Lo abbiamo fatto, come ovvio, ricorrendo a numerosi vincoli ma nello stesso tempo incentivando al recupero attraverso sgravi fiscali significativi”.
Sostenibilità ambientale, diceva.
“Abbiamo fatto alcuni lavori in tema di regimazione delle acque; la settimana scorsa è entrata in funzione la vasca di laminazione realizzata insieme al Consorzio di bonifica; siamo pronti ad inaugurare il nuovo parco di via Masina, importante in termini ambientali e in termini culturali. Vogliamo che il parco diventi una sorta di manuale della botanica locale: essenze autoctone, sezione frutti antichi, piante con capacità di assorbimento di polveri sottili e componenti inquinanti dell’aria, pari alle emissioni di 160 auto al giorno: ecco, abbiamo voluto indicare una strada”.
Sostenibilità economica.
“Siamo riusciti a districarci tra la necessità di rispettare i vincoli di bilancio, rientrare dall’esposizione debitoria e tuttavia investire pensando al futuro. Abbiamo seminato e ora cominciamo a vedere i frutti della semina. Solo dalla sostituzione degli scuolabus, per esempio, stimiamo per il 2019 un risparmio di ventimila euro all’anno di carburante. Siamo passati dal gasolio al metano, con abbattimento degli ossidi di azoto in atmosfera, conciliando quindi gli aspetti ambientale ed economico. E in estate installeremo un impianto fotovoltaico sulla scuola di Rottofreno. In questi anni, inoltre, abbiamo fatto importanti interventi di edilizia scolastica: abbiamo completato la primaria di San Nicolò, realizzato la scuola materna, sempre a San Nicolò; ci apprestiamo ad ampliare la primaria di Rottofreno; sono fiducioso nella possibilità di realizzare il palazzetto dello sport”.

E la piscina pubblica di cui si parla da tanto tempo?
“Arriva. In questo momento abbiamo 3 o 4 interlocuzioni in corso su varie tipologie amministrative di intervento. La piscina è un obiettivo e contiamo di vederla prima della fine del mandato: sarà difficile nell’estate 2020 e il mio mandato finisce prima dell’estate 2021 ma se facesse molto caldo, a maggio 2021 magari un bagno da sindaco potrei farlo. Stiamo valutando tre ipotesi: l’investimento diretto del comune, l’ipotesi di un appalto integrato e l’ipotesi di un partenariato pubblico-privato. Le condizioni perché la piscina si faccia ci sono e contiamo di farla”.
Mancano due anni e mezzo alla scadenza del suo mandato. E’ già in grado di stilare un bilancio complessivo?
“Non sta a me giudicare l’andamento dell’amministrazione, è chiaro, ma la vittoria di larga misura alle ultime elezioni comunali mi ha fatto capire che la gente capisce anche le scelte impopolari, quando necessarie per stare meglio. Mi riferisco all’imposizione fiscale, di cui evidentemente si apprezza il ritorno in termini di servizi. Così come – e qui vedo un segnale di speranza per la nostra nazione – una cosa che mi ha stupito molto in termini positivi è il rapporto con le persone, il fatto che un ‘no’ spiegato è molto ben accettato e spesso anche apprezzato. Io ho detto un sacco di no. Ma la gente, se le spieghi le priorità, comprende. E in un mondo in cui purtroppo la politica è diventata rincorsa al mero consenso, penso che se i politici dicessero la verità anche quando questa è impopolare, diventerebbero più credibili. Si tratta ovviamente di un meccanismo che paga nel medio e lungo termine”.
Non sembra molto ottimista sulla classe politica.
“Io una cosa ce l’ho in mente ma non so quando troverò il tempo di provarci per davvero: bisogna cambiare la matrice comunicativa e bisogna farlo attraverso il mondo digitale. Il problema sta nella eccessiva distanza tra ciò che appare nel mondo digitale e ciò che è nel mondo reale, con l’effetto di distorcere la percezione del reale e quindi il tema è proprio ‘Come si fa a fare in modo che il mondo digitale e il mondo reale si somiglino il più possibile?’ Uno dovrebbe essere lo specchio dell’altro, in realtà chi sa usare abilmente il digitale distorce la percezione del reale. Ho un’idea e appena sarà pronta la proporrò”.
Quale sarà il suo futuro in politica, una volta conclusa l’esperienza da primo cittadino?
“A me piace moltissimo quello che ho fatto però mi scontro contro due barriere: la prima è la mia convinzione che uno che ha fatto dieci anni il sindaco debba passare la mano, non credo agli uscenti che restano per fare il sindaco-ombra. Seconda barriera: io vado bene a tutti ma non sono amato da nessuno. Sono stato sostenuto dal centrodestra ma la mia libertà di pensiero (ho votato spesso contro le direttive del centrodestra, penso al piano di riordino della rete sociosanitaria e a tante altre volte in cui ho manifestato piena libertà di pensiero). Questo mi pone tra i non graditi nel mondo del centrodestra. D’altro canto, per l’area di centrosinistra, sconto il peccato originale di avere esordito come candidato del centrodestra e come tale continuo ad essere visto. Non ho, infine, una tessera di partito (spero un giorno di trovare la formazione in cui riconoscermi). Sì, sono apprezzato, lo so perché mi viene anche detto espressamente, ma politicamente prevalgono gli ostacoli che le ho elencato. Quindi non so, non credo di avere molto spazio in futuro. Ma non si vive di sola politica”.




