“Vado al Massimo”, al Trieste 34 vizi e virtù di un “runner-dipendente”

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Un elogio alla fatica e alla bellezza della corsa. Uno sprone a darsi una mossa, un traguardo, un obbiettivo, a mettere a fuoco un perché. Nel weekend della diciottesima edizione della Placentia Marathon, l’attore piacentino Paolo Mazzocchi, scortato da Barbara Eforo in regia e nei panni del “servo di scena”, si è messo a nudo portando in scena al Teatro Trieste 34 “Vado al massimo”. Vizi e virtù di un “runner-dipendente” snocciolate in un atletico, ironico e leggero andirivieni di confessioni, aneddoti e riflessioni che seguono il ritmo delle stagioni e di un footing purificante, verboso, divertente, irriducibile e irrinunciabile. Il testo, scritto a quattro mani da Mazzocchi e lo scrittore Marco Bosonetto, centra il segno. Si ride e si riflette. Perché la corsa è una bella metafora della vita. Di fronte alla crisi, a una difficoltà, si può aspettare, col rischio che non passi o che travolga, oppure correre, rischiando di cadere e sbagliare ma con la certezza di averci provato. Prima o poi si arriva a un esito. Sotto il traguardo non si è mai pronti, ma bisogna sempre arrivarci. Uno spettacolo spiritoso e originale, in cui sport e teatro vanno a braccetto per parlarci, in fondo, di vita e di libertà, premiato da molti applausi. E per l’aitante, spontaneo e gustoso Mazzocchi, al termine dell’impresa, una bella birretta fresca. Meritatissima.

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