Una “centralina” minaccia i meandri di San Salvatore

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Non c’è pace per la Val Trebbia. Da ormai cinque-sei anni, periodicamente, un variegato cartello costituito da associazioni ambientaliste, di difesa e promozione del territorio, sportive, culturali, del tempo libero lancia allarmi, raccoglie firme, indice incontri pubblici, ripete fino allo sfinimento i rischi connessi ad interventi nell’alveo del fiume. Oggi, come nel 2007-2008, il timore è nuovamente  legato alla proposta di installare in Trebbia un impianto idroelettrico. Come allora, anche oggi, i proponenti fanno ricorso ai diminutivi e ancora si parla di centralina.  Ma vediamo i fatti. Un professionista di Genova, l’ingegner Flavio Friburgo, presenta un dettagliato progetto: lo studio prevede la costruzione, appunto, di una centralina in Trebbia. Dove? A San Salvatore di Bobbio, in un passaggio del fiume caratterizzato dai famosi meandri omonimi  (i meandri di San Salvatore), un luogo amato da generazioni di amanti del fiume, non solo piacentini, e soprattutto tutelato da severi vincoli paesaggistici. In sostanza la “centralina”, come hanno da dicembre a oggi denunciato più volte gli ambientalisti, distruggerebbe senza remissione uno dei  luoghi più belli della valle più bella (del mondo, qualcuno si spinge a dire). Sentieri destinati a divenire piste camionabili, acque torbide per almeno tre anni, innalzamento dei ruderi del vecchio sbarramento di due metri, in modo da creare un lago artificiale che occuperebbe un intero meandro, distruzione del tunnel che, per quanto artificiale, costituisce uno dei più bei punti di discesa per i canoisti di tutta Italia, e soprattutto uno dei pochi, superstiti rifugi per le sempre più rare colonie di pipistrelli.
Insomma, la divulgazione del progetto dell’ingegnere genovese ha suscitato la medesima reazione che sei anni fa suscitò la proposta di costruire una “centralina” (pari in volume a un palazzo di cinque piani!) a Confiente, là dove l’Aveto trova pace nel Trebbia. Anche oggi, come allora, è stata avviata una raccolta di firme in opposizione al progetto che dovrebbe facilmente superare il numero di diecimila (nel 2008 furono quattordicimila), sono stati indetti incontri pubblici aperti alla cittadinanza e agli amministratori dei comuni rivieraschi, sono stati allertati gli assessorati  competenti di Provincia e Regione, e in calce ai comunicati sfilano i nomi di ben undici associazioni, da No Tube a Sports in Open Space, passando per La Goccia di Bobbio, i pescasportivi e l’associazione ottonese intitolata al XXV Aprile.
Intanto, l’allarme lanciato ha già prodotto i suoi frutti: scettici sulla possibilità e perfino sulla necessità dell’intervento si sono dichiarati i vertici della risorta amministrazione provinciale, presidente Trespidi in testa; “inopportuno” ha definito il progetto l’assessora regionale Paola Gazzolo; contrari i sindaci di Travo, Bobbio, Ottone; contrarissimi gli abitanti del borgo di San Salvatore e di gran parte della valle. A questo punto vien perfino da chiedersi se l’allarme sollevato sia congruo, o non sia piuttosto un “Al lupo! Al lupo!”.
“Pensare che qualcuno abbia già speso una grossa somma per stilare un progetto molto complesso, che richiede l’operato di molti consulenti, per lanciare un’iniziativa che le norme escludono in modo netto – puntualizzano i rappresentati del comitato – ci inquieta molto perché conosciamo l’Italia e l’incertezza che regna intorno alle regole e alla loro applicazione, perché sappiamo che spesso gli iter burocratici non sono trasparenti, e che su questa opacità e su questa incertezza c’è chi prospera…”
L’allarme relativo alla difesa del Trebbia e della sua valle non è mai esagerato. Negli ultimi anni i tentativi di far passare progetti nefasti per l’ambiente sono stati numerosi e senza un’opposizione decisa, le raccolte di firme, la sensibilizzazione delle popolazioni residenti, il pressing sugli amministratori, la cementificazione del fiume probabilmente sarebbe oggi a buon punto. Introdurre surrettiziamente la possibilità di devastare il Trebbia in nome dello sviluppo, nelle macchine burocratiche delle amministrazioni, non è cosa rara e nemmeno difficile. Insomma, è necessario vigilare sempre.

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