
Formazione, un mantra di cui si parla tanto ma alla fine mancano molte figure professionali necessarie alle aziende. Gli istituti tecnici superiori e gli enti di formazione sono sempre più coinvolti nell’attività di orientamento perché i giovani conoscano quali sono i profili professionali che interessano i vari settori produttivi: dalle figure base ai profili tecnici più evoluti. Uno sforzo che probabilmente fatica a produrre risultati proporzionali all’impegno.
Chiediamo a Grazia Marchetta direttore di Tutor Fiorenzuola, ente di formazione accreditato alla Regione Emilia-Romagna per la gestione dei corsi finanziati, di fare un quadro delle attività in essere e di quelle che potrebbero iniziare a breve.
“Dopo una lunga fase di preparazione sta partendo il nuovo progetto Gold riservato a persone che hanno già alcune competenze e vogliono essere riqualificate o aggiornate o specializzate con corsi brevi. Ma saranno comunque soggetti che avranno le caratteristiche per essere prese in carico dai Centri per l’Impiego: quindi percettori NASPI e DIS-COL o disoccupati che percepiscono il Reddito di Cittadinanza. Già attivi da qualche anno, abbiamo i nostri percorsi classici IFTS, che sta per Istruzione e formazione tecnica superiore, a cui è stato aggiornato il profilo in “Tecnico di manutenzione e installazione impianti industriali” richiestissimo dalle aziende, tant’e che i partecipanti sono già tutti collocati.
Il tema è che questa tipologia di corsi mirati per il settore della meccanica ha difficoltà a trovare partecipanti perché il candidato ideale sarebbe la persona che esce dall’Istituto tecnico che di solito trova subito lavoro o va avanti negli studi.
Adesso c’è un’offerta sovrabbondante di corsi di formazione che alla fine si fanno concorrenza tra loro facendo aumentare la difficoltà a trovare partecipanti.
Da alcuni anni, abbiamo prevalentemente persone che già stanno lavorando e cercano una specializzazione per migliorare il curriculum professionale e quindi il corso viene fatto la sera e al sabato per riuscire a farlo frequentare da persone che di giorno lavorano e magari fanno i turni.
Altre nuove opportunità sono i corsi brevi di aggiornamento, tra le 40/50 e 60 ore, sempre nel settore della meccanica sull’utilizzo del Cad, del Cam e della stampa 3d.”
Direi che in questo caso vi muovete nell’ambito della cosiddetta transizione ecologica e digitale…
“Certo, la Regione da anni spinge sulle tematiche della transizione ecologica e digitale, anche in settori come la meccanica, dove in genere, le produzioni sono a maggior impatto ambientale”.
Provi a pensare quale potrebbe essere l’iniziativa che considera davvero utile al migliore sviluppo della formazione professionale in questo momento, una carenza da colmare…
“Molto concretamente, sentiamo la mancanza di una formazione di base per persone adulte, prevalentemente stranieri, ma non solo, che non hanno una esperienza professionale precedente e un titolo di studio: a questo tipo di persone che spesso si rivolgono a noi non abbiamo nulla da offrire”.
Cosa intende per formazione di base?
“Per esempio, come carpentiere, saldatore, montatore, meccanico, operatore che lavora su linee di produzione, tornitore…”
Ma quali sono le conoscenze di base che queste figure dovrebbero avere?
“Le cosiddette competenze trasversali e poi devono sapere utilizzare le saldatrici, i torni, le fresatrici a controllo numerico manuali, quindi quelle macchine operative che sono la base.
Lo scorso anno abbiamo fatto un corso di saldatura a pagamento perché non riuscivamo in altro modo a rispondere a questa esigenza. Purtroppo, è stato frequentato solo da lavoratori già occupati in grado di pagare il corso. Non capisco perché la Regione non finanzi questo genere di attività. Ci sono i profili professionali per i ragazzi di 15/16 anni, ci sono gli aggiornamenti brevi sulle nuove tecnologie, tutte cose innovative. Ma le nostre aziende hanno bisogno di professionalità manuali, operative.
Altro problema più ad alto livello che vedo, sia nei nostri giovani che tra quelli che frequentano le scuole, è la mancanza di passione per quello fanno, di non pensare quale potrebbe essere il lavoro che piace e quindi investire il tempo necessario per riuscire nella specializzazione. E’ vero, sono molto giovani, però penso sia una consapevolezza che devono maturare più in fretta. Il nostro compito, essendo scuole professionali, è quello di far capire loro che li formiamo non tanto per andare a fare un mestiere, anche perché a 15 anni, quando arrivano da noi, non sanno ancora se l’indirizzo che scelgono sia quello che effettivamente vogliono, ma per comprendere il senso ed il valore del lavoro. Perché non venga compreso solo come uno strumento per guadagnare lo stipendio. Bensì come la prima base per un progetto di vita che veda al centro la realizzazione personale: iniziando a capire cosa piace fare e volerlo fare con il massimo impegno”.
Novità in casa Tutor dal punto di vista organizzativo?
“C’è in vista qualche cambiamento dovuto al fatto che alcuni componenti la nostra squadra si avvicinano alla pensione. Quindi ci avviamo ad un riassetto interno attivato secondo le procedure richieste dalla normativa che regola il nostro settore.
A livello regionale potrebbe maturare invece una maggiore collaborazione tra gli enti di formazione che come noi fanno parte di ARIFEL – Associazione Regionale Istituti di Formazione e Enti Locali – primo interlocutore della Regione su nuovi progetti o nuove linee di intervento. ARIFEL opera per favorire lo scambio e la condivisione di tecniche, esperienze ed azioni comuni tese a identificare possibili sinergie nell’ambito del sistema integrato della formazione professionale in Regione. Un salto di qualità che avrà sicuramente una ricaduta positiva sui singoli enti di formazione”.
A Fiorenzuola siete sicuramente un ente primario, come vanno le relazioni con il territorio… Con l’imprenditoria locale, con le scuole, con il Comune?
“Con il Comune essendo nostro proprietario i rapporti sono molto frequenti, abbiamo un rapporto organico alle varie iniziative. Con le scuole superiori collaboriamo da tempo: con il Mattei, ma anche con il Marconi a Piacenza ed il Berenini a Fidenza. Per le aziende del territorio siamo sempre stati un punto di riferimento: abbiamo sempre cercato di ovviare le loro esigenze formative con indicazioni ed iniziative puntuali. Il nostro impegno per lo sviluppo del territorio non è mai venuto meno”.




