
Sul fallimento dell’Rdb e la chiusura dell’Albergo Roma, compresa anche la riflessione che il Comune sta facendo sull’introduzione di una tassa di soggiorno, abbiamo parlato con il direttore di Confcommercio Piacenza Giovanni Struzzola.
“La tassa di soggiorno Confcommercio l’ha sempre contrastata, significa tornare indietro. Possiamo comprendere che ci siano motivi di bilancio in Comuni piccoli, però reintrodurla a Piacenza – dove noi sappiamo quanto ci stiamo adoperando per far conoscere la nostra città dal punto di vista turistico e quanta fatica si sta facendo perché Piacenza è poco conosciuta – sarebbe penalizzante per lo sviluppo turistico medesimo. Ci auguriamo che sia solo una boutade. Non credo che il Comune risolva i suoi problemi di bilancio con 200mila euro. Si potrebbero razionalizzare meglio altri comparti e speriamo che non vengano introdotti nuovi balzelli. Anche perché noi sappiamo che tanti albergatori si accollano l’onere della tassa quindi ricadrebbe su di loro. Lo stiamo vedendo purtroppo: L’Albergo Roma ha chiuso anche per la crescita delle spese di gestione. A fronte di questa situazione, se andiamo ad appesantirla ulteriormente, sarebbe un grosso errore di prospettiva. Il Comune rifletta bene sull’introduzione di questa tassa antipatica che graverebbe più sulle imprese”.
Struzzola fa una riflessione più ampia sul dibattito legato alla perdita di realtà economiche importanti del nostro territorio: “Credo che Piacenza avrebbe dovuto stare attenta all’innovazione, al cambiamento, a un mondo economico che gira in maniera vertiginosa e che necessita di strategie e novi orizzonti. Piacenza si è crogiolata sul fatto che è sempre stata una città ricca e non ha saputo cogliere i segni del cambiamento, la classe imprenditoriale non ha saputo stare al passo con i tempi. Voglio però vedere il bicchiere mezzo pieno: abbiamo tante possibilità come città. Tra queste il turismo. Dobbiamo però imparare a giocare di squadra, cosa che non facciamo. Siamo troppo individualisti, pensiamo che le situazioni le sappiamo gestire da soli. Invece no. Ci vuole gioco di squadra e passare dalle chiacchiere ai fatti con piccoli passi ponderati. Non mi spaventerei, però. Noi come associazione stiamo molto attenti orientando i nostri soci verso l’innovazione facendola cavalcare. Il ruolo della politica? E’ legato agli orizzonti, alle strategie. Credo che non tutti i nostri politici hanno la capacità di vedere oltre il muro. Vediamo che altre città hanno un mondo politico che supporta le imprese perché hanno una grinta diversa. Qui assistiamo a due mondi che dialogano poco. Son lontani i tempi di Vision 2020. Siamo quasi al 2020 ma vorrei sapere quali progetti abbiamo portato a termine, forse solo l’Hospice, che però serve al mondo sociale. Dovevamo tirare fuori progetti che portassero sviluppo economico”.




