Tumore al seno, si taglia sulla prevenzione?

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Il tumore al seno colpisce una donna su otto e ogni anno in Italia vengono diagnosticati 52.800 nuovi casi. Grazie, però, ai continui progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce, nonostante il continuo aumento dell’incidenza, a causa di questo tumore oggi si muore meno che in passato. La diagnosi precoce è la miglior arma contro il cancro. Per questo la Lilt ha eletto ottobre a mese della prevenzione e della conoscenza, e anche a Piacenza è ricco il calendario di iniziative di promozione e informazione per aiutare quante più donne possibile a sconfiggere il tumore.
Ottobre, quest’anno, a Piacenza porta con sé la prevenzione ma con essa anche il frutto amaro della polemica. A innescare la miccia il sindaco di Caorso Roberta Battaglia, cui ha fatto eco la presidente dell’associazione onlus Armonia, Romina Cattivell.
Nel mirino presunte direttive (diremo perché presunte) della Regione Emilia Romagna che indicherebbero ai medici generali di prescrivere soltanto la mammografia e non più anche l’ecografia per pazienti di età superiore o uguale ai 40 anni. Di fatto, come sostengono Cattivelli e Battaglia, un taglio alla Sanità bello e buono, proprio quando non si fa che parlare della prevenzione e della sua necessità, oltretutto anche in termini di risparmio di denaro pubblico (meglio prevenire che curare). Una vera contraddizione in termini. Sia la presidente della meritoria associazione, sia l’amministratrice dell’importante comune della Bassa parlano – purtroppo – con particolare cognizione di causa: entrambe hanno conosciuto la malattia e proprio per questo lamentano che la prevenzione limitata alla sola mammografia può risultare insufficiente. Per un check up affidabile al cento per cento ci vuole anche l’ecografia. Che ora, invece, viene esclusa dallo screening a carico del servizio sanitario. Intendiamoci, sottolinea Battaglia – “chi volesse completare il suo check up può sempre rivolgersi al privato, pagando di tasca sua, dove può prenotare entrambi gli esami in una stessa seduta, senza dover sottostare ai tempi di attesa del pubblico”.
Ma a stretto giro di posta rispondono Regione e Asl: nessun taglio, poiché non esistono (ecco perché presunte) nuove direttive regionali in proposito. La risposta arriva sia dall’assessorato regionale alla Salute sia da Luca Baldino (direttore Asl) sia da Rosella Schianchi (responsabile del Centro Salute Donna). “Sappiamo che lo screening di massa – è la riposta dalla Regione – dopo i 40 anni, trova nella mammografia lo strumento migliore, che viene integrata da un’indagine ecografica tutte le volte che lo specialista lo ritenga utile. Il tutto, a carico del servizio sanitario regionale. Lo screening, a partire dal 2010, è rivolto a tutte le donne tra i 45 e i 74 anni. Al di fuori di questa fascia di età, lo screening in donne che non mostrano sintomi e non hanno problemi di familiarità, non è raccomandato a tappeto. Per quanto riguarda le donne che non presentano sintomi, che non rientrano per età nel percorso di screening e che non hanno problematiche di familiarità, la possibilità di sottoporsi a esami per la prevenzione dev’essere valutata singolarmente con il medico.
Diverso il caso di donne che denunciano segnali, anche lievissimi (arrossamenti, dolori, piccole anomalie). In provincia di Piacenza, così come in tutta la Regione, hanno diritto a un percorso dedicato”.
Rosella Schianchi: “In casi come questo il medico curante prescriverà un esame clinico-strumentale: l’appuntamento al Centro Salute Donna sarà concesso entro 72 ore (tre giorni) e la visita senologica sarà completata da mammografia ed ecografia. In caso di necessità di ulteriori indagini l’intero percorso sarà gratuito e le prenotazioni gestite direttamente dal Centro Salute Donna. Detto questo, ribadisco come siano fondamentali i controlli anche in assenza di sintomi preoccupanti”.
Ma la polemica autunnale, ormai, è servita.

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