Tumore al seno, Macellari: “Requisiti incompleti,
il traguardo della Breast Unit è ancora lontano”

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tumoresenoCon la costituzione anche a Piacenza della Breast Unit, il Centro di Senologia piacentino dovrebbe coronare un lungo e articolato impegno dell’Ausl per realizzare un modello di assistenza specializzato e dedicato alla diagnosi, cura e riabilitazione psicofisica delle pazienti colpite dal tumore al seno. Negli anni – spiega l’Azienda – lo sforzo è stato quello di creare un’equipe multidisciplinare di professionisti dedicati, con esperienza specifica (la cosiddetta clinical competence) in ambito senologico: questo ha già permesso di creare un percorso diagnostico e terapeutico per la presa in carico della donna che culmina oggi con la creazione della Brest Unit, una vera e propria unità organizzativa, affidandone la responsabilità all’oncologa Elisa Anselmi, che permetterà di migliorare ulteriormente la rete dell’offerta e di arrivare alle certificazioni previste in questo ambito. Il Parlamento Europeo, infatti, – con la storica Risoluzione del 2006 – raccomandava a tutti gli stati membri di dotarsi, entro il 2016, di Breast Unit, quelle “case delle donne” in cui professionisti dedicati lavorano insieme mettendo la paziente al centro di ogni interesse.
Il centro di questo percorso è il gruppo multidisciplinare di Senologia, un gruppo stabile di diversi specialisti, che garantisce l’appropriatezza e la qualità degli atti di cura, ed assicura la presa in carico globale della paziente. Ma è proprio il direttore del reparto di Senologia, il dott. Giorgio Macellari (assente, tra l’altro, alla presentazione del progetto), a sollevare qualche perplessità su quella Breast Unit da lui stesso sostenuta: “Purtroppo il progetto presenta ancora delle lacune e la Breast Unit è un traguardo ancora lontano da raggiungere. Innanzitutto – puntualizza Macellari – non viene rispettato il vincolo del trattamento di una casistica annua minima da parte dei singoli professionisti del team: requisito ampiamente rispettato dal chirurgo ma non da oncologi e patologi, discriminazione che oltre a non garantire alla donna il massimo dell’attenzione, rischia anche di creare incrinature nel clima interno. In secondo luogo – prosegue il chirurgo – vengono disattese le linee guida di tutte le società scientifiche del settore che raccomandano, nel periodo del follow-up, una sorveglianza fatta solo con ecomammografia e visita del senologo esperto reputando inutili, se non dannosi, tutti gli altri esami (del sangue, le radiografie al torace, la scintigrafia ossea, l’ecografia all’addome) che invece, nella nostra città, si continuano ad eseguire”. “Infine – conclude Macellari – perchè un Centro di Breast Unit sia efficiente non basta un accreditamento da parte della Regione ma servono confronti e dialoghi con altre Breast Unit ma soprattutto la certificazione di un centro di questo tipo andrebbe affidata a un ente terzo e accreditato quale la “Breast Centres Certication” targata Eusoma (European Society of Mastology), la maggior società scientifica europea in questo ambito. Tutto ciò per scongiurare ogni tentazione di autoreferenzialità e di garantire maggior sicurezza alle pazienti piacentine”. Insomma, la strada per quella “Casa delle donne”, che dovrebbe migliorare qualità di vita e percentuali di sopravvivenza alle malate di tumore al seno, potrebbe essere ancora lunga.

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