
Una pausa caffè può essere una sana abitudine, ma se si trasforma in un appuntamento fisso da quarti d’ora con chiacchierate prolungate, allora diventa un problema. Lo ha fatto intendere chiaramente il direttore generale del Comune, Luca Canessa, che nei giorni scorsi ha inviato un messaggio diretto ai dirigenti sollevando il tema del tempo trascorso dai dipendenti nella sala ristoro di Palazzo Mercanti.
«Continuo a vedere nostri dipendenti girottolare nella sala caffè non per bere il caffè, ma per chiacchierare a lungo, scrive Canessa. Oppure farlo alle 9 del mattino. Credo che almeno la colazione si faccia fuori dal Comune». Un tono deciso, molto distante dalla cordialità istituzionale con cui di solito la giunta Tarasconi si rivolge ai dipendenti. Tanto che il messaggio si chiude con un richiamo formale: «Se potete farglielo sapere, perché la prossima volta faccio segnalazione all’Upd», l’Ufficio per i procedimenti disciplinari.
Il contenuto del messaggio si è rapidamente diffuso tra uffici e corridoi, suscitando un mix di stupore e preoccupazione. In particolare perché arriva in un clima solitamente disteso nei rapporti interni, dove non è raro che ogni provvedimento dell’Amministrazione venga accompagnato da pubblici ringraziamenti per il lavoro degli uffici.
Ma ora, l’invito è a moderare i tempi e a rispettare i ruoli. Alcuni dirigenti, secondo quanto trapela, hanno già trasmesso le nuove “regole di comportamento” ai rispettivi team: al massimo una pausa caffè al mattino, un’altra nel pomeriggio se si è in turno, ma niente chiacchiere prolungate o passaggi multipli.
Un dettaglio curioso è che il richiamo arrivi proprio in un Comune dove il “caffè” è diventato persino uno strumento di comunicazione pubblica: basti pensare al format “Un caffè con Katia”, gli incontri della sindaca Tarasconi nei bar dei quartieri per ascoltare direttamente i cittadini. Ma se in quel caso la tazzina è simbolo di apertura e dialogo, tra i corridoi di Palazzo Mercanti torna ora a essere… una questione di disciplina.




