
“Vogliamo dare voce ai molti che non ne hanno e a chi, tradizionalmente vicino al Pd, si è allontanato dalla politica. In tal senso dobbiamo agire per un cambiamento della classe dirigente, che dovrà nel tempo sostituire anche noi. Mi rivolgo pertanto ai cittadini: l’errore peggiore è non andare a votare oppure andarci turandosi il naso. La nostra presenza ha tolto questo alibi, proponiamo una formazione di persone per la quale vale la pena dire: provo a darvi fiducia”.
È un obiettivo ambizioso quello di Stefano Cugini, 50 anni, ex capogruppo dem in consiglio comunale a Piacenza ed oggi candidato sindaco alle elezioni amministrative del 12 giugno con la coalizione Alternativa per Piacenza. Una forza politica che si definisce “moderata, riformista e progressista”, lontana dalle tradizionali logiche di “palazzo” e dai “poteri forti”. Al centro c’è il cittadino, unico attore protagonista di una città che si immagina più bella, inclusiva ed efficiente. “Noi non facciamo alcuna promessa all’elettore, chiediamo un impegno – dice Cugini -. Per questo la nostra è una proposta scomoda: dal punto di vista amministrativo sono terrorizzato dalla “vagonata” di soldi in arrivo. Riguardo a una voce di spesa, durante un recente incontro ho sentito dire alla sindaca Barbieri che è costata poco: solo 100mila euro. Io la reputo una cifra clamorosa”.
“Non un metro in più di logistica a Roncaglia” – Tema particolarmente sentito da ApP è quello dello sviluppo logistico, in particolare in uno dei suoi fronti più “caldi”: Roncaglia. “Non posso dire ai cittadini che il grande capannone che sta sorgendo alle porte della frazione sarà bloccato, ma posso dire che faremo di tutto perché non ci sia un metro in più di logistica e che lavoreremo per la realizzazione di una bretella che sposti il traffico pesante fuori dal centro abitato. È un dovere civico. Attenzione: non dico loro che riuscirò a farlo, ma che per fare questa cosa, se mi verrà dato il mandato, ci perderò il sonno”.
“Pedonalizziamo il centro storico” – Spostandosi a Piacenza, Cugini ha in mente “un centro storico pedonalizzato. Per farlo occorre però una rivisitazione completa del sistema di trasporto pubblico locale in termini di ecologia dei mezzi e di frequenza delle corse”. Un’altra sfida che riguarda il centro città è la rifunzionalizzazione della vecchia struttura ospedaliera, una volta che verrà realizzato il nuovo ospedale. “Il Polichirurgico lo raderei al suolo – afferma – conservando i piani interrati che sono adatti per i parcheggi. Ci sarebbe la possibilità di aprire un corridoio verde a partire da piazzale Torino, dove l’elemento abitativo potrebbe essere concentrato nel nucleo antico dell’ospedale vecchio, andando a colmare in parte la carenza di alloggi. Ci sarebbe inoltre l’opportunità di valorizzare anche l’ex convento olivetano. È chiaro che servono soldi e al momento è un sogno a occhi aperti, ma ripensare il quartiere da piazzale Torino a piazza Borgo sarà un’esigenza nel momento in cui diventerà operativo il nuovo ospedale”.
Tra sanità e sicurezza, le sfide del futuro – Nuovo ospedale che, allo stato attuale, è previsto sorga nella macro area 6 della Farnesiana. “Una scelta demenziale” secondo il candidato sindaco di Alternativa per Piacenza. “Lo abbiamo fatto presente anche alla Regione. L’area è sbagliata: trasforma la tangenziale in una nuova viale Dante, portandola di fatto dentro la città. Sono uno di quelli che riteneva che l’ospedale alla Pertite fosse la soluzione migliore – sottolinea -. Avresti avuto il parco pagato, ma è ormai un’ipotesi tramontata”. Le sfide che attendono la Piacenza che verrà sono tante. Per Cugini, molto andrà fatto anche sul piano della sicurezza e dell’inclusione sociale. “Se chiudi i centri aggregativi e demandi tutto ai singoli non si parla più di sussidiarietà, si è solo delegata la soluzione del problema ad altri, venendo così meno al ruolo di ente pubblico. Il centro aggregativo non fa miracoli, ma laddove si chiude emerge il fenomeno delle baby gang. Da un punto di vista dei grandi fatti di cronaca nera – precisa Cugini -, Piacenza non è Bogotà e le forze dell’ordine fanno bene il loro lavoro. Tutti vogliono le telecamere, ma tutto al più servono per vedere chi ha danneggiato la macchina della sindaca (si riferisce all’atto vandalico durante le celebrazioni del 25 aprile, ndr). A Barriera Farnese e al Ciano le telecamere sono viste come una provocazione. Più che le telecamere servirebbe denunciare quando accade qualche fatto grave, ma non lo si fa perché non ci si sente tutelati e si temono ritorsioni. Se il cittadino non si sente davvero parte di qualcosa, non risolveremo mai il problema della sicurezza”. Di nuovo torna il tema della centralità dell’abitante della polis, con i suoi oneri e onori. “Se Piacenza oggi non è una città decorosa è colpa anche di noi cittadini – commenta -. Certo, se la fontana dei Giardini Margherita è in pessime condizioni è colpa dell’amministrazione, ma se attorno c’è sporcizia è colpa di noi piacentini. Si è perso molto sotto il profilo dell’educazione civica”.




