Ultima chiamata per Patrizia Barbieri e la sua Giunta. La boa di metà mandato si avvicina, ma è già tempo di bilanci. E per Massimo Trespidi i conti non tornano. “Il giudizio è abbastanza unanime: questa amministrazione stenta a far decollare l’azione incisiva di cambiamento che il centrodestra aveva promesso candidandosi alla guida della città”, afferma il leader di Liberi ed ex presidente della Provincia che da moderato siede tra i banchi dell’opposizione a Palazzo Mercanti.
Perché la pensa così?
Per due fondamentali motivi e hai voglia a dire, come fa la Barbieri, che i ritardi sono colpa delle lentezze burocratiche degli altri.
Il primo: dopo due anni di amministrazione la Giunta Barbieri non ha fatto intravedere un’idea, una visione, di città. Governare non è solo asfaltare le strade e chiudere le buche. Se fosse solo quello, non servirebbe né un sindaco né una giunta, ma un buon ufficio tecnico e un bravo ingegnere. Governare significa essere capaci di intercettare i problemi, valutare le soluzioni e proiettarle in opere concrete nel medio-lungo periodo, quei dieci anni che passano attraverso una replica del primo mandato.
Il secondo motivo?
La macchina comunale va presidiata sotto il profilo tecnico-amministrativo (il direttore generale) e politico (sindaco e giunta), verificando la realizzazione delle decisioni prese. E oggi questo controllo politico-amministrativo sulla burocrazia comunale non c’è, come dimostra la disastrosa gestione del verde pubblico, ammessa anche dalla stessa Barbieri.

Professor Trespidi, ma allora questa Giunta è un flop o no?
Diciamo che per ora c’è un sentimento di delusione. E il tempo stringe. Tra poco saremo a metà mandato. In sostanza, ci saranno a disposizione solo altri due anni, perché negli ultimi sei mesi di mandato la macchina amministrativa rallenta. Bisogna mettere a fuoco in modo rigoroso opere e progetti da portare a casa, concentrando su di loro risorse umane e finanziarie.
Il sindaco Barbieri ha parlato di 19 milioni di euro sbloccati…
Diciamo la verità, a costo di essere impietosi: il Carmine, piazza Cittadella, il Berzolla, sono tutti progetti che questa amministrazione ha ereditato dalle precedenti, non c’è niente di suo. Se la Barbieri e la sua Giunta vogliono passare alla storia solo per il record di strade asfaltate, che sono ordinaria amministrazione, prego. Io farei altro per il futuro di Piacenza.
Per esempio?
Pensi alla zona nord della città che è l’ex Laboratorio Pontieri.
Il Sindaco dice che ci stanno lavorando…
Le dico come la vedo io. Quest’area ex militare è già dei piacentini. A ottobre-novembre sarà inaugurata la chiesa del Carmine; piazza Cittadella verrà recuperata. Lì c’è anche la caserma Nicolai: è ancora operativa, ma attraverso una trattativa con la Difesa si potrebbe svuotare, portando tutto all’Artale. In tal modo, il complesso Laboratorio Pontieri-Nicolai potrebbe diventare il nuovo volto di Piacenza che si affaccia sul Po e guarda alla Lombardia, privilegiando palazzo Farnese. E quindi non solo guardando all’ipotesi, che condivido, della cittadella scolastica come propone il sindaco, o per ricucire una parte di città. Insomma, serve una visione più ampia, supportata da uno studio ad hoc con il contributo di grandi esperti.
E che cosa si potrebbe realizzare?
Un’altra parte dell’ex Laboratorio Pontieri potrebbe essere adibita a un grande parcheggio. Un’opera strategica a servizio del centro storico, visto che siamo a 200 metri in linea d’aria da Piazza Cavalli. Il cuore della città, che si sta svuotando, potrebbe essere rilanciato sotto il profilo commerciale e residenziale proprio grazie a questa disponibilità di posti auto comodi e sicuri.
Dunque si potrebbe evitare il discusso parcheggio sotterraneo di Piazza Cittadella…
Perché no? Guardando a un progetto organico, come richiesto dalla Soprintendenza, ci potrebbe anche stare.

Da nord a sud: sulla scelta dell’Area 6-Farnesiana per il nuovo ospedale lei ha parlato di “poteri forti”; a chi si riferiva?
Prima di tutto, per l’individuazione dell’area del nuovo ospedale il Sindaco ha cambiato strada, passando dal bando ad evidenza pubblica alla procedura d’esproprio. Questo nuovo percorso ha favorito il governatore Bonaccini, che alle elezioni di fine anno potrà fregiarsi del risultato, e l’Azienda sanitaria, che deve farsi perdonare 4 anni di ritardi nella predisposizione del progetto di fattibilità. Poi non dimentichiamo le posizioni del mondo imprenditoriale, che si augura la costruzione di un altro pezzo di città attorno al nuovo nosocomio, in contrasto con la legge regionale sul consumo del suolo. E nonostante negli ultimi 15 anni ci sia stata una forte espansione edilizia ben superiore alla domanda e a danno del centro storico, quando l’amministrazione ha scelto l’Area 6-Farnesiana non si è espressa con chiarezza su quanto succederà attorno alla nuova cittadella sanitaria.
Passiamo alle polemiche sulla Fondazione Teatri e sulle prospettive culturali della città.
La Fondazione Teatri così com’è oggi non ha prospettive. Basti pensare che il suo direttore amministrativo (Vittoria Avanzi, ndr) oggi è diventato il capo di gabinetto del Sindaco e la Fondazione Teatri va avanti lo stesso senza questa figura apicale. In questo campo il futuro è in una nuova realtà che coinvolga tutti i diversi segmenti culturali della città: teatri, musei, operatori pubblici e privati in una Fondazione che si potrebbe chiamare Piacenza Cultura (lasciando autonoma ma collegata nelle iniziative la Galleria Ricci Oddi). Piacenza Cultura sarebbe capace di organizzare grandi eventi ed attirare sponsor sempre più importanti, a braccetto con le iniziative nel turismo e nell’enogastronomia. Ma lo sviluppo economico piacentino non può ruotare solo attorno al turismo.
E allora?
C’è già il tavolo sullo sviluppo economico presieduto dal Sindaco Barbieri. Ho letto però che nell’ultimo anno a Piacenza hanno chiuso 83 imprese artigiane. E credo che questo tavolo dovrebbe occuparsi e preoccuparsi di questo fenomeno, per capire come possiamo invertire la rotta a favore delle imprese di questa taglia che sono il nostro tessuto connettivo e stanno subendo maggiormente gli effetti della crisi economica.
Invece sulle polemiche legate al rapporto con Iren, dalle sue sponsorizzazioni alla pulizia in città, come la pensa?
Prima di preoccuparci dei pochi soldi che arrivano da Iren per le sponsorizzazioni a Piacenza, Iren dovrebbe preoccuparsi di tenere più pulita questa città. Il Comune, e sono soldi dei cittadini, paga 20 milioni l’anno per una raccolta dei rifiuti che non è all’altezza per qualità, precisione e puntualità. La città è sporca: il problema è che non c’è più nessuno che controlla, mentre servirebbero verifiche rigorose quando si affida un servizio ad altri come in questo caso.
E sulla vendita delle azioni Iren?
Sono favorevole alla vendita delle quote di Iren, ma solo se quei soldi hanno una destinazione di scopo, cioè dicendo prima ai cittadini a cosa serviranno, che non può essere un generico li useremo per asfaltare le strade o per il piano delle opere pubbliche e degli investimenti. Se entrano in bilancio, queste risorse devono avere una destinazione precisa, perché sarebbe paradossale scoprire dal prossimo conto consuntivo che abbiamo ceduto le azioni Iren per mandare in avanzo i proventi della vendita. E guardi che sul prossimo bilancio la Giunta Barbieri si gioca tutto.
Ci spieghi…
Non è una questione per addetti ai lavori: il prossimo bilancio di previsione triennale 2020-2022 è quello che dovrà sostenere l’azione della seconda parte del mandato di questa amministrazione.
Quindi?
Fossi nel Sindaco mi concentrerei da subito sulla sua costruzione per arrivare all’approvazione entro fine anno ed essere operativi con tutti gli uffici a bilancio pieno dal primo gennaio. Un ritardo a marzo o ad aprile sarebbe deleterio, anche rispetto al conto consuntivo da approvare entro febbraio che ci dice quante risorse sono in avanzo e quindi si possono investire. In parallelo occorre fare il punto sulle opere pubbliche già finanziate e sul come portarle a conclusione. Poi si deve guardare a una serie di obiettivi selezionati, pochi ma chiari, su cui concentrare le risorse finanziare e le risorse umane della macchina comunale. Per questa amministrazione è l’occasione per dimostrare finalmente ai cittadini di sapere dove vuole andare, in che modo e con quali risorse. Perché adesso non ci sono più scuse. Ma non sarà facile…
Perché, professor Trespidi?
La Giunta attuale non è all’altezza per un cambio di passo e una svolta radicale di questo livello in vista degli ultimi due anni di mandato. Come ho già detto in Consiglio comunale, è necessario che il sindaco la azzeri, si scelga in prima persona nuovi assessori, in Consiglio, nei partiti, nella società civile, nel mondo delle professioni. Se questo segnale di svolta non arriva, purtroppo si continuerà a vivacchiare, pensando che a Piacenza sia sufficiente asfaltare le strade e chiudere le buche.




