Dubbi su dubbi riguardo alla futura “Provincia di Piacenza e Parma”, per la cui guida si profilerebbe un match tra l’attuale numero uno dell’ente piacentino Massimo Trespidi e il collega parmigiano Vincenzo Bernazzoli.
I primi dubbi sono di opportunità. Fermi restando le capacità di Trespidi, presidente eletto fino al 2014 dai piacentini, le sue (legittime) prese di posizione e le sue battaglie dei mesi scorsi mal si concilierebbero con lo svolgimento delle funzioni di “commissario” (ma ancora nemmeno si sa se sarà davvero chiamato così) del futuro ente “accorpato” bifronte: il rischio del controsenso politico, insomma, c’è.
Dubbi anche sui tempi di sepoltura delle vecchie province, dopo che il ministro Patroni Griffi ha dichiarato nei giorni scorsi che “A fine ottobre ci sarà un decreto che stabilirà modalità e tempi. Quindi saranno nominati dei commissari e si andrà al voto. Fatta la riforma, bisogna partire con il nuovo assetto quanto prima”. A chi (come il presidente della Provincia di Caserta) ha definito le sue parole “una bufala, perchè non potrà mai mettere in pratica quello che sostiene: come si fa ad immaginare di scavalcare il voto dei cittadini?” o ha minacciato le barricate (come il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione) spiegando che “Il riordino è un processo delicato: se vogliamo che arrivi a termine, devono essere i politici che sono stati eletti dai cittadini a guidare le amministrazioni. Cancellare i consigli adesso rischia di creare nuovi conflitti”, il ministro ha ribattuto seccamente che “il percorso di riforma potrà comportare delle anticipazioni di scadenza del mandato”: chi prevarrà?
Dubbi anche sulla composizione del futuro consiglio provinciale di Piacenza e Parma (o “di Parma e Piacenza, oppure ancora “dell’Emilia Occidentale, se i “cugini” riusciranno nel tentativo di rovesciare in Assemblea regionale quanto deciso finora in commissione regionale Affari istituzionali): si parla di dieci consiglieri, eletti però non a suffragio universale ma da sindaci e consiglieri comunali in carica. Dei dieci, solo tre – con i dubbi su quanto potrà mai contare il nostro territorio nel nuovo assetto – sarebbero piacentini: probabilmente i sindaci di Piacenza Dosi, di Castelsangiovanni Capelli e di Fiorenzuola Compiani.
Dubbi, infine, anche sui dipendenti della Provincia di Piacenza: l’esodo di molti a Parma non sembra improbabile, anche se lo stesso Patroni Griffi ha ammesso che “sia gli uffici della Provincia che quelli periferici dello Stato potranno essere dislocati in più di un centro”.
“C’è molto carne al fuoco: si rischia di improvvisare”, in definitiva, potrebbe non essere soltanto il parere del sindaco di Caorso, Fabio Callori: mentre il il consigliere provinciale Pdl Filippo Bertolini resta dell’idea di trovarsi di fronte ad “un provvedimento anticostituzionale”, secondo il capogruppo Pd in consiglio provinciale Marco Bergonzi i tempi dell’azzeramento dei consigli provinciali “saranno ben altri: non è ipotizzabile sciogliere la Giunta entro il 31 dicembre”.
Nonostante sia ricominciato Dallas, la telenovela-Provincia sembra non temere confronti.




