Tassa di soggiorno da gennaio 2016: dove finiranno i proventi?

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camera2Dove finiranno i 220mila euro che il Comune conta di incassare con la tassa di soggiorno? E’ il quesito che gran parte dell’opposizione in Consiglio comunale a Piacenza si è posto durante l’acceso dibattito dei giorni scorsi sull’introduzione dell’imposta tanto chiacchierata. Si tratta di una tassa di scopo “a favore di turismo e cultura”. Così l’ha presentata l’assessore al Bilancio Luigi Gazzola. Come detto il Comune stima un gettito di circa 220 mila euro all’anno che sarà destinato per interventi in campo di turismo e cultura, ambiti particolarmente bisognosi di risorse. Il regolamento che ne disciplina l’attuazione è passato tra le critiche dell’opposizione e qualche astensione nella maggioranza, e così l’imposta entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2016.
Il presupposto è ovviamente il soggiorno in strutture ricettive della nostra città da parte di persone non residenti. L’imposta, per la quale sono previste diverse esenzioni, è dovuta per ciascuna persona fino a un massimo di 4 pernottamenti consecutivi e sarà determinata in maniera proporzionale a seconda del tipo e della categoria di struttura. Sarà versata al gestore, che rilascerà relativa ricevuta; per chi rifiuterà di corrispondere le cifre richieste sono previste modalità per il recupero coattivo.
A dare battaglia all’introduzione della tassa di soggiorno sono stati Fratelli d’Italia, il Pdl, la Lega Nord, Forza Italia e il movimento 5 stelle. Per il consigliere comunale Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) “siamo di fronte soltanto a un nuovo balzello che non aiuterà certo Piacenza nella ventilata ipotesi di candidatura a città italiana della cultura”. Per l’ex parlamentare questa tassa rischia pesantemente di far franare le velleità della nostra città agli occhi dei turisti che non avrebbero più dubbio sul fatto di privilegiare realtà limitrofe, come ad esempio Mantova, che hanno sicuramente molto da offrire in termini culturali e che non hanno introdotto l’imposta. Per Foti poi non è chiaro come il Comune intenderà investire il gettito della tassa: “Sono anni e anni che non organizziamo una mostra di respiro nazionale”. Dubbi che albergano anche nella mente del leghista Massimo Polledri, anch’egli strenuo oppositore della delibera. “Le indagini fatte in molte zone d’Italia hanno fatto registrare pesanti malcontenti e gravi ripercussioni sul turismo. In questo modo si adotta un federalismo sbagliato, quello che mette le mani nelle tasche dei cittadini. Le strutture ricettive si svuoteranno”. Polledri ha poi criticato il fatto che il Comune non si sia esposto su come verranno investiti questi quattrini visto che “a Roma se ne sono visti di tutti i colori”.
Anche il Movimento 5 Stelle ha le stesse preoccupazioni. Secondo i pentastellati la tassa inciderà negativamente “sulla concorrenza con le strutture ricettive anche di realtà limitrofe”. Potrebbe invece servire a “rispolverare i vecchi gioielli di famiglia” secondo Marco Colosimo (Pc Viva) secondo il quale non c’è alcun pericolo di svuotamento delle strutture ricettive. “Basta guardare su internet per accorgersi che Piacenza è piena di bed and breakfast tutti pieni. Non sarà questa tassa a spingere la gente a non venire”. Stesso pensiero di Roberto Colla (Moderati).

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