Stefano Fugazza e il furto del Klimt
Gabriele Dadati: “Una meravigliosa innocenza”

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klimt ricci oddiContinua a far discutere il clamoroso furto del ritratto di Klimt avvenuto nel 1997 alla Galleria Ricci Oddi. Ne ha trattato di recente anche il sito della BBC, parlando della presunta intenzione dell’allora direttore della Ricci Oddi Stefano Fugazza di organizzare un finto furto del Klimt. Con l’intervento dal titolo “Una meravigliosa innocenza: Stefano Fugazza e il furto del Klimt”, lo scrittore ed editore Gabriele Dadati – sul numero di gennaio del mensile “La Fabbrica dei Grilli” – racconta e spiega il caso. Lo pubblichiamo per intero, per gentile concessione dell’autore.
“A metà dicembre scorso “Libertà” ha pubblicato un articolo a firma di Ermanno Mariani dal titolo: Il direttore della Ricci Oddi pensava di organizzare un finto furto del Klimt. Subito sotto il titolo, ecco il sommario: Lo scrisse in un diario: “Per pubblicizzare una mostra”. Il caso sul sito della BBC.
Il riferimento è al celebre Ritratto di signora del pittore viennese, scomparso dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi nel 1997, alla vigilia di importanti lavori di ristrutturazione e di una mostra, “Da Hayez a Klimt”, pensata proprio per non lasciare orfana la città nei mesi di chiusura del museo. Il direttore è il compianto Stefano Fugazza, allora fresco di nomina, morto nel 2009.
Ho letto l’articolo, sono andato a vedermi il sito della BBC, che oltre al testo di Max Paradiso comprende un piccolo video: si vede Claudia Maga, oggi insegnante di lettere, un tempo studentessa balzata agli onori delle cronache per aver intuito che l’opera era doppia. Cioè Klimt l’aveva in certa parte ridipinta e solo i raggi x avevano potuto confermare come lì sotto si trovasse un ulteriore ritratto fino a quel momento conosciuto solo fotograficamente e ritenuto perduto.

Stefano Fugazza e Gabriele Dadati
Stefano Fugazza e Gabriele Dadati

Soprattutto, però, ho chiesto alla famiglia di mostrarmi quelle pagine. Davvero aveva pensato una cosa del genere? Un uomo pieno di garbo e di cautela come lui? Ho quindi letto quanto appuntato tra febbraio e aprile. E mi sono commosso, ritrovando l’amico che manca così tanto al mio cuore, ma soprattutto: l’ho ritrovato in un momento di difficoltà vivissima, e ho sentito il gelo del tempo che ci separa, la paralisi di non poterlo confortare.
Al di là di questo, tuttavia, ecco la spiegazione che cercavo. Sta in questo passaggio: “I giovani carabinieri (un maresciallo, due brigadieri) che indagano sul Klimt. Ansiosi, non meno di me, di risolvere il caso, attivi, simpatici. Uno di loro l’altro giorno, per dire la risonanza che ha il caso Klimt, citava a confronto il furto della Gioconda ‘dal museo di Lourdes o come cavolo si chiama’”.
Siamo al 6 aprile. Nella pagina a fianco Stefano parla della sua fantasia, vagheggiata negli anni, del finto furto. Utile a cosa? Be’, a perseguire la traiettoria di accreditamento proprio della Gioconda, il cui furto e recupero furono determinanti per collocarla nella schiera delle opere più famose al mondo. Un episodio talmente celebre che addirittura un brigadiere che chiamava Lourdes il Louvre – siamo quindi al grado zero della conoscenza delle cose d’arte – l’aveva in mente. Insomma, Stefano faceva fantasie, e solo fantasie, accordate al clima del tempo.
Chi ha pensato – ce ne sono – che o Stefano potesse portarsi male da sé o che magari, chissà, possa aver avuto a che fare con il furto, ha senz’altro pensato male. Se io oggi dicessi: “Mah, qualche banca in Italia potrebbe anche fallire”, non sarei né un menagramo né un manager coinvolto. Semplicemente è moneta di pensiero comune. E il mondo, alle volte, va dietro al pensiero”.

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