Solidarietà, Natale per gli ultimi
Alla Sacra Famiglia riparo e calore per i senzatetto

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clochard-744x431di Elena Caminati – E’ nato come un dormitorio ma oggi è diventato molto di più. Già dall’ingresso si respira profumo di accoglienza, quella vera, che oltre alla sussistenza cerca di tendere una mano amica. I locali adiacenti alla parrocchia della Sacra Famiglia di via Montebello dal gennaio del 2015 ospitano, nei mesi invernali, da novembre ad aprile, clochard, coloro che non hanno un tetto sicuro sotto cui riparasi soprattutto quando il freddo si fa più pungente. Dal 2015 sono passati di qui una cinquantina di persone, e già dall’inizio gli otto posti a disposizione sono stati sempre occupati.
“Si era pensato di ad una rotazione ogni 15 giorni – spiega il parroco don Angelo Cavanna – poi, considerato che spesso le persone avevano seri problemi di salute, abbiamo deciso di prolungare il tempo, fino all’intera stagione. Con il tempo questa è stata la scelta giusta, per garantire loro un minimo di tranquillità”.
Un’idea nata dal parrocco, don Angelo Cavanna, che appena insediato, nel 2005, si è trovato a disposizione tantissimo spazio inutilizzato e in condizioni decisamente precarie. Il progetto del dormitorio è nato fin da subito sulla carta, il problema sono stati i finanziamenti. Una volta arrivati anche quelli in 4 mesi sono partiti e teminati i lavori di  ristrutturazione che hanno portato a quello che vedete oggi. “Era come se mi trovassi in una piazza d’armi – racconta don Angelo – la canonica era enorme, in condizioni precarie, mancava il riscaldamento; questa parrocchia non è mai stata ricca. Ho pensato che questa casa si poteva utilizzare in un modo diverso, non volevo essere il castellano solitario. Già dal primo inverno stazionavano alcuni senza tetto e allora mi sono arrischiato ad ospitarne qualcuno nei locali della parrocchia, quelli di cui mi fidavo di più, i più tranquilli. Ma sorgevano comunque problemi di gestione. Allora mi sono detto: cerchiamo di gestire questi spazi al meglio”.
Una carità intelligente che significa non solo un pasto e un letto caldo ma anche la possibilità di tessere relazioni pur nella precarietà che il vivere per strada impone per definizione. “L’idea – prosegue il parroco – è quella di dare tutto con umanità, in modo che queste persone possano trovare una famiglia, ed effettivamente il clima che si respira è questo. Si cerca di seguire e garantire loro un inserimento. Nulla va  perso di quanto viene fatto”.
Una struttura che si regge sull’apporto fondamentale dei volontari, ad oggi una sessantina, che dovrebbero però essere implementati per dare la possibilità a tutti di una rotazione più ampia. Sessanta volontari suddivisi in tre gruppi: pulizia, guardaroba, cucina, preparazione dei pasti e assistenza notturna riservato ai soli maschi maggiorenni. In casa esistono regole nel rispetto e per una convivenza pacifica: la struttura apre alle 18 per permettere agli ospiti di fare la doccia, poi la cena alle 19.30, sveglia alle 7 e colazione.
“I volontari sono parrocchiani, ma non tutti – spiega Gilberto, coordinatore dei volontari – alcuni vengono anche da parrocchie esterne. Poi abbiamo il sostegno dei volontari della Misericordia, di Agesci e dei ragazzi che operano con Caritas nell’ambito del servizio civile. Un apport esterno molto importante, nonostante ci sia la necessità di implementare nuove forze”.
Marinella è la coordinatrice delle cuoche, una trentina che si alternano nella preparazione della cena. Spesso anche loro siedono al tavolo con gli ospiti, ascoltano e condividono pezzi di vita. “Si crea un bellissimo rapporto – racconta – quando possiamo ci fermiamo con loro a cena per condividere il pasto e ascoltare le loro storie”.
Il servizio completo su www.zerocinque23.com

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