Si fa presto a dire “smart city”: dicesi smart city quella città che è già entrata nel futuro digitale, ovvero che sa mettere al servizio dei suoi abitanti e dei suoi visitatori la tecnologia oggi disponibile. La Commissione Europea, per il progetto Smart City, ha previsto considerevoli investimenti a sostegno delle “comunità intelligenti”, come le ha definite il Commissario Europeo per l’energia Günther Oettinger: “Comunità che vadano verso la realizzazione di città sostenibili, capaci di incidere positivamente sulla qualità urbana e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, impegnandosi a incrementare l’efficienza energetica dei propri edifici, delle reti energetiche e dei sistemi di trasporto, rendendole competitive e dinamiche”. Secondo la Commissione Europea, il termine “Smart City”, racchiude in sè più di un significato. E’ anche Smart economy, Smart people, Smart governance, Smart mobility, Smart environment, Smart living, rappresentando una nuova strategia di ripresa economica che, attraverso l’impiego delle nuove tecnologie, può migliorare la vita dei cittadini.
E in quelle classifiche che tanto piacciono ai lettori dei giornali, specialmente in provincia, da poco ha fatto la sua comparsa – accanto a risparmio, qualità della vita e cose del genere – anche la classifica delle città più smart. Piacenza, la nostra città, si è classificata ottava e da molti questo piazzamento è stato accolto con vibrante soddisfazione. Smart è parola inglese che significa brillante, intelligente, e la città con queste caratteristiche deve saper offrire percorsi informatici a banda larga, collegamenti veloci viaggianti su fibra ottica; deve saper portare il più ampio spettro di servizi digitali nelle scuole, governare a un livello 2.0 la mobilità urbana e così via. Piacenza tutte queste cose le contempla, così come contempla il prezioso fascicolo sanitario elettronico: ecco il perché dell’ottavo posto. Naturalmente, sostengono gli ottimisti, tutto è perfettibile e la ‘smartness’ piacentina va implementata (e-government, certificazione digitale, pagamenti elettronici) anche con la dovuta attenzione all’ambiente, con una adeguata organizzazione del car-sharing , con il massimo ricorso alla propulsione elettrica di automobili e mezzi pubblici fino al raggiungimento di una ottimale efficienza energetica degli edifici.
Tutto bene e tutto bello, non fosse che una città già così smart adesso (ottavo posto significa stare confortevolmente in serie A) continua – e questo è solo un esempio, anzi un esempio solo – ad avere un centro storico quasi sempre desolato (e desolante), senza più luoghi vivificanti il tessuto connettivo di una città che si rispetti, come osterie, trattorie, botteghe artigiane. Solo banche, targhe in ottone di professionisti, uffici, insegne di catene commerciali, uguali qui come altrove. Sul significato di smart city, forse, sarebbe il caso di intendersi.




