Piacenza e Smart City,
saranno decisivi i giovani

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Non basta avere qualche lampione intelligente o un po’ di fibra ottica in più: la vera ‘Smart City’ è “quella città che, grazie alle opportunità fornite dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, favorisce la partecipazione dei cittadini nella definizione e nella realizzazione di un sistema integrato di politiche urbane sostenibili e mirate al miglioramento della qualità della vita di chi le abita”. La definizione è di Paolo Testa (direttore ricerche di “Cittalia-Centro europeo di studi e ricerche per i comuni e le città” dell’Anci) ed è contenuta nell’e-book dal titolo “Il percorso verso la città intelligente” presentato lo scorso 2 agosto. “Si tratta di evitare – spiega Pierangelo Carbone, fino a qualche mese fa assessore comunale e in questi anni uomo-chiave per spingere Piacenza nel novero delle smart cities italiane – l’illusione che le tecnologie, da sole, possano generare benessere e ricchezza. Per riuscirci occorre definire una precisa idea di città. Piacenza deve chiedersi quale ruolo può avere nella Pianura Padana, ma nemmeno questo può bastare: occorre anche avere un piano, avere le risorse e avere un’organizazione adatta. Quando parlo di piano non mi riferisco a strumenti come i Psc, che sono altra cosa, ma ad un masterplan inteso come documento programmatico di azioni complessive, che individui anche su cosa e quanto investire. Fondamentali sono anche le risorse, che potranno venire solo dalla collaborazione pubblico-privato. In terzo luogo, occorre che gli enti pubblici facciano un salto di approccio in termini di organizzazione: per avere un dialogo alla pari con tutti (anche con multinazionali e grandi aziende) servono gruppi di lavoro ad hoc, anche informali, composti da personale più competente sulle evoluzioni di oggi e sulle sfide di domani”. Basilari, in questa strategia, dovranno necessariamente essere i giovani: “Restart, Italia-Perchè dobbiamo ripartire dai giovani, dall’innovazione, dalla nuova impresa” è non a caso il titolo del ‘Rapporto della Task Force sulle startup istituita dal Ministero dello Sviluppo Economico’. Piacenza – grazie al gran lavoro capitanato proprio da Carbone – si è guadagnata una posizione di spicco per poter puntare alle risorse e ai co-finanziamenti (assegnati tramite appositi bandi) che saranno orientati dalla Cabina di Regia per l’Agenda Digitale Italiana nel decisivo ciclo 2014/2020, “tuttavia – avverte Carbone – dopo la presentazione della Relazione Strategica (il 30 settembre) resta meno di un anno e mezzo per sviluppare le necessarie sinergie (al proprio interno, ma anche con altre città) per esser davvero protagonisti di questo percorso, per cui i prossimi mesi saranno fondamentali”. Come riuscirci? “Una città intelligente – scrive sempre Testa – sa, prima di tutto, cosa vuol diventare ‘da grande’ e sa bene che l’applicazione su larga scala dell’ICT non può essere usata per nascondere l’assenza di politiche pubbliche efficaci”. Tra app e open data, l’idea è che le tecnologie, da sole, possano generare benessere e ricchezza (in quanto orientate alla produzione di lavoro, e non solo alla riduzione dell’inquinamento o al più veloce accesso ai servizi) solo se sono messe al servizio di un’idea specifica di città che ne sappia esaltare la vocazione distintiva. Per definire questa idea di città è necessario che il percorso non sia definito da poche persone, per quanto influenti, nel chiuso delle loro stanze, ma che abbia il più largo coinvolgimento possibile dei cittadini, non più solo destinatari ma anche (co)produttori  delle politiche necessarie.
Venendo al concreto, intanto, Piacenza – visitata dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo in occasione del convegno “La costruzione di un modello smart city per la sostenibilità delle città medie” nell’aprile scorso, quando Carbone era ancora assessore – punta a diventare la “più intelligente dell’Emilia Romagna”: il sindaco Paolo Dosi ha già dichiarato che un megawatt di energia solare tramite i pannelli sopra il parcheggio di viale Malta, internet veloce anche a Roncaglia e Ivaccari, quindici nuovi punti wi-fi e un ‘sistema’ che unisca tutti i centri di ricerca dovranno essere solo i primi passi in questo senso.

 

(L’articolo completo disponibile sul numero di ottobre di Edilizia Piacentina)

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