
di Elena Caminati – E’ una platea piena di aspettative quella che ha accolto il viceministro Filippo Bubbico arrivato a Piacenza per far fronte a quel bisogno di sicurezza che, nell’ultimo periodo, sembra ridotta al lumicino. Un paio di impegni i sindaci glieli hanno strappati, tra cui il potenziamento della presenza dei carabineri, ma nel solo mese di maggio, per una ventina di giorni, e un parziale sblocco del patto di stabilità per i comuni più virtuosi in cui saranno i primi cittadini a decidere come e dove destinare le risorse. “Qualcuno ha parlato di passerella – ha detto il viceministro in Prefettura – non siamo abituati a questo genere di pratiche, anzi è doveroso essere presenti per individuare soluzioni possibili”.
Sono i sindaci stessi a denunciare una situazione ormai ingestibile. Sono i sindaci stessi, svuotati del populismo e della retorica in cui facilmente si può cadere quando si affrontano queste tematiche, a lanciare un grido di aiuto direttamente al Governo. Lo hanno fatto attraverso la consegna di un documento in cui si fa un elenco dettagliato delle priorità, tra queste l’incremento di forze dell’ordine sul territorio. Ma di priorità parla anche il viceministro degli Interni, tre in particolare: minaccia terroritisca, Expo 2015 e il Giubileo del prossimo dicembre.
“Tre eventi di natura internazionale – ha sottolineato Bubbico – per i quali è importante agire perchè si possano sviluppare nella massima sicurezza. I cittadini sono convinti che l’azione dello Stato e delle forze di polizia deve saper garantire sicurezza dalla minaccia terroristica che fino a questo momento grazie a Dio ci ha messo al riparo da eventi che si sono verificati in altri paesi europei con esiti tragici, l’attività di polizia ha consentito proprio negli ultimi giorni la messa in atto di attività di prevenzione di fenomeni terroristici”. Nonostante tutto la collaborazio e il sostegno del Governo c’è, con la costituzione di un tavolo di confronto tra i sindaci e la Prefettura che sarà seguito direttamente da Roma affinchè si arrivi alla sottoscrizione di un protocollo operativo che anticipi i contenuti del Disegno di legge sulla sicurezza urbana.
E intanto che a Roma si valutano e si decidono strategie, i cittadini sono esasperati dai continui furti che aumentano soprattutto in abitazione. La stampa e i talk show nazionali ci mostrano che sempre più persone tengono in casa le armi; i dati locali confermano che negli ultimi anni il numero di richieste di porto d’armi rilasciate dalla Questura è aumentato, non quello della Prefettura che rilascia documenti per porto d’armi ad uso esclusivamente personale, concesso in rarissimi e certificati casi. Le armerie, almeno quelle che hanno risposto alle nostre domande, descrivono questa realtà: le vendite di armi non sono aumentate, lo sono invece le richieste di porto d’armi. Il titolare dell’armeria Di Piacenza ci conferma che chi chiede il porto d’armi per il 90% ha subito un furto in abitazione o una minaccia. Molto frequenti le richieste di chi preferisce disfarsi di un’arma, magari particolarmente datata ricevuta in eredità da un parente. “Oggi la normativa è molto precisa – spiega Davide Giuliani titolare dell’armeria La Lupa – e obbliga a sottoporsi ad una visita medica abbastanza costosa chi tiene in casa un’arma anche ereditata. Per questo in tanti decidono di disfarsene”. Giuliani gestisce da 5 anni il negozio di via Corneliana, certo il suo non è un lavoro comune, a partire dalla responsabilità nel momento della vendita di un’arma. “Sono tenuto per legge a controllare meticolosamente che tutto sia in regola prima di vendere un’arma, sono penalmente responsabile. Ciò che mi ha spinto ad aprire un’armeria è la passione che ho per le armi. C’è la stata la possibilità di fare della passione un lavoro e l’ho colta al volo. Oggi, nella crisi che viviamo, l’unico motivo per cui si apre un’attività di questo tipo è la passione”.




