“Siamo innamorati di questa città”. La vita discreta e operosa dei filippini di Piacenza, fra religione, pic-nic e karaoke

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ALICIA GUERRERO

Si chiamano Felicia Gomez, Francisca Torres, Teofilo Carbajo, Alicia Guerrero. Hanno nomi e cognomi spagnoli ma parlano inglese, retaggio di una doppia colonizzazione prima ispanica e poi statunitense durata quattro secoli. Anche l’etimologia di questo arcipelago, agli antipodi rispetto all’Italia, è un artificio occidentale: così chiamato da un navigatore iberico del ‘500 in onore di Filippo II re di Spagna. Stiamo parlando delle Filippine.

Con circa 500 residenti fra città e provincia i filippini sono la terza comunità asiatica più numerosa del territorio, dietro agli indiani e ai cinesi. In Italia gli espatriati filippini sono 170mila.

Più della metà dei filippini di Piacenza sono donne, arrivate dall’Estremo Oriente e pioniere di un mondo distante 11mila chilometri da casa, pari a 15 ore di volo. Nel tempo i migranti asiatici si ritagliano una nicchia di lavoro, si specializzano nella cura della persona, soprattutto degli anziani. “I filippini sono arrivati in città durante gli anni ’90, una decade di forte crisi economica e instabilità politica per il nostro paese”, spiega Francisca Torres, una giovane colf di 30 anni con gli occhi a mandorla che parla con l’accento emiliano.

La maggior parte dei filippini di Piacenza sono originari di Luzon, la regione dove sorge la capitale Manila.

Alicia Guerrero fa parte della Comunità filippino-cattolica di Piacenza, un gruppo fondato nel 1997 che si riunisce ogni domenica presso la chiesa di San Carlo, la parrocchia dei migranti già punto di riferimento delle comunità cattoliche latino-americane della città. Le messe della domenica vengono celebrate in inglese mentre per i canti liturgici si usa la lingua indigena filippina, il tagalog.

Alicia risiede da oltre 20 anni a Piacenza:”La migrazione filippina segue una catena migratoria regionale. Storicamente sono state le donne a partire all’Estero per motivi economici. Con i ricongiungimenti familiari arrivarono poi i figli e gli uomini”. Laureata in chimica nel ’91 all’università di Manila, Alicia fa la domestica. Come molti filippini ha dovuto accettare il declassamento professionale:”Le nostre lauree non vengono riconosciute in Italia, ma poco male: oggi sono più esperta in detersivi che in formule chimiche”, dice ridendo. Molti dei primi immigrati erano in possesso di un diploma, in alcuni casi una laurea, che non hanno potuto sfruttare in Italia. “Le donne fanno le pulizie e gli uomini fanno gli operai”, semplifica Felicia Gomez, membro del gruppo cattolico.

FELICIA GOMEZ

Il sorriso, il calore, l’animo gentile e la nostalgia sono i segni distintivi di questa vivace comunità profondamente legata a don Domenico Colossi, il cappellano della comunità filippina di Piacenza. Bresciano di origine, don Domenico segue dal 2000 le comunità filippine in Italia e all’Estero e dallo scorso settembre è il sacerdote dei cattolici asiatici di Piacenza. Li descrive come “estremamente laboriosi e orgogliosi della propria identità. Molto legati alle loro usanze e alla famiglia. Un popolo che rispetta le altre culture e onora i propri anziani”.

Felicia Gomez, 52 anni, assistente domestica, arrivata a Piacenza nel 1999, racconta un altro lato della sensibilità dei propri connazionali: “Siamo persone che si emozionano facilmente, ci affezioniamo ai posti e alle persone con cui entriamo in relazione, ho dei familiari in Svizzera e in Veneto ma non lascerei mai questa città: sono innamorata di Piacenza, mi sento piacentina anche se ho gli occhi a mandorla”.

Alla messa della domenica sono un centinaia a pregare in San Carlo. “Grazie al sostegno della Chiesa piacentina abbiamo il nostro parroco che conosce la nostra cultura”, dice Alicia Guerrero. Alicia si commuove mentre descrive il suo paese:”I rumori, i colori, gli odori, i paesaggi, l’oceano, il calore e l’ospitalità del popolo: tutto mi manca del mio paese ma la mia vita è qui in Italia”.

Nel tempo libero i filippini adorano stare in compagnia nei parchi per il picnic domenicale, vera tradizione nel paese asiatico:”La nostra cucina è molto saporita e speziata, la bibita nazionale si chiama halo-halo ed è un frullato con ghiaccio tritato, latte, ananas, cocco, fagioli rossi, mais e riso soffiato. Preferiamo poi il pesce alla carne, mangiamo molta verdura e frutta fresca; il riso, poi, non manca mai, un po’ come la pasta nelle tavole italiane”, spiega Felicia Gomez.

“Adoriamo anche fare il karaoke, purtroppo non va molto di moda qui a Piacenza”, conclude Teofilo Carbajo.

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