
Persino le due gocce di pioggia non hanno interrotto uno degli eventi più attesi dell’anno a Piacenza: Piazza Cavalli si è accesa di luci, riflessi e parole per l’apertura della terza edizione di Pensare contemporaneo. Il festival, ormai appuntamento riconosciuto a livello nazionale e internazionale, ha scelto come titolo Vite svelate. Esporsi / scoprirsi: un invito, come ha spiegato il curatore Alessandro Fusacchia, a lasciar emergere le fragilità e a riconoscere che «non siamo nella stessa barca, ma nella stessa tempesta». Da questa consapevolezza nasce la possibilità di rigenerare insieme la speranza.
L’avvio è stato affidato alla compagnia di danza Kataklò, con una coreografia suggestiva in cui gli specchi tra le mani dei danzatori riflettevano la molteplicità dell’io e la continua ricerca di sé. «L’obiettivo di quest’anno» ha sottolineato poi il direttore artistico Lorenzo Micheli, «è trasformare Piacenza per la terza volta in una palestra di pensiero a cielo aperto, capace di accogliere le sfide e le opportunità del nostro tempo». La sindaca Katia Tarasconi ha espresso gratitudine verso tutte le realtà coinvolte, ricordando come «la cultura sia un giardino da coltivare con cura, soprattutto in un momento storico difficile»; al suo fianco, il presidente del comitato promotore Mario Magnelli ha evidenziato «il ruolo fondamentale delle quattro università piacentine», mentre Stefano Lenti di Banca Generali ha confermato il sostegno del mondo imprenditoriale in questa esperienza.
A seguire Pensare la musica, i Concerti filosofici condotti da Andrea Colamedici e Maura Gancitano insieme a Fabrizio Gargarone. «Viviamo nella società della performance, e non è sana» ha osservato Colamedici, richiamando l’urgenza di smontare l’idea di un sé costantemente in vetrina. «Tutti si fanno domande» ha aggiunto Gancitano, «ma non tutti riescono a trovare risposte da soli. Questo festival nasce per dare a chiunque la possibilità di cercarle insieme». Colamedici e Gancitano non si sono limitati a condurre: hanno presentato ogni artista, dialogando con loro prima e dopo le esibizioni, intrecciando musica e filosofia in un flusso continuo, capace di trasformare l’apertura del festival in un’esperienza collettiva e profonda, dove l’esposizione si è fatta rivelazione e la città laboratorio vivo di idee e relazioni. Sul palco si sono alternati artisti e linguaggi diversi: la forza lirica e nostalgica di Emma Nolde, l’energia rap mai scontata di NAYT, l’ironia malinconica di Anna Castiglia, l’autenticità intima di Giulia Mei e la sperimentazione dissacrante e carismatica di N.A.I.P.. A chiudere la serata, la poesia disincantata di Francesco Bianconi, voce dei Baustelle, che in dialogo con Gargarone ha intrecciato riflessioni e note, offrendo uno sguardo insieme fragile e lucido sul vivere contemporaneo.
Non solo un concerto, dunque, ma un rito collettivo che ha trasformato Piazza Cavalli in uno spazio di ascolto e condivisione, dove la musica si è fatta pensiero e il pensiero emozione. Un inizio che segna la misura del festival, capace di parlare in un presente denso di domande senza risposta, e di mantenere la sua promessa più grande, quella di svelare in se stessi nuove possibilità nel dialogo tra arte, filosofia e comunità.




