“Senor de los Milagros”: i peruviani di Piacenza riportano le processioni cattoliche per le strade della città

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A Piacenza abitano circa un migliaio di peruviani che, riuniti nell’Associazione “Senor de los Milagros”, hanno celebrato la festa del Santo Patrono del Perù, di Lima e della diaspora latino-americana nel mondo. Messa e processione solenne per le strade della città hanno acceso i riflettori su questa vivace comunità

Racconta la tradizione che il 13 Novembre 1655 un terremoto devastò Lima. Dalle macerie emerse intatto un fragile muro sul quale uno schiavo angolano aveva dipinto Gesù Crocifisso. Seguirono altri terremoti ma l’affresco non fu mai scalfito. Il culto del “Cristo dei Miracoli”, è così diventata la festa religiosa più importante del Perù. Il “Senor de los Milagros” è inoltre il Santo protettore della capitale e viene festeggiato da tutte le comunità peruviane del mondo nel mese di ottobre.

A Lima la festa attira ogni anno milioni di persone assumendo dimensioni oceaniche. A Piacenza e Provincia risiedono un migliaio di cittadini di origine peruviana organizzati nell’Associazione culturale “Senor de los Milagros” che orbita intorno alla Casa Madre Scalabriniana e alla Chiesa di San Carlo, quest’ultima guidata dal parroco don Fulgensius Emanuel Meo, punto di riferimento locale non solo della comunità peruviana ma anche di quella ecuadoriana e filippina.

La cerimonia è cominciata alle 11 di domenica 30 ottobre. Dopo la messa in Duomo officiata dal vicario generale della Diocesi di Piacenza-Bobbio don Giuseppe Basini, la comunità andina vestita per l’occasione con abiti tradizionali ha attraversato le strade del centro storico piacentino in processione solenne, con il carro religioso su di cui era stata collocata l’effigie del “Senor de los Milagros”, uno dei pochi santi a non essere mai esistiti realmente. In apertura di corteo la comunità sudamericana ha intonato gli inni nazionali peruviani e italiani mentre durante il percorso sono state fatte soste per le orazioni e i canti tradizionali impreziositi da coreografie floreali e dai forti aromi di incenso.

Erano presenti “Hermandades” (confraternite) da Lodi e Bergamo ma nessun rappresentante delle istituzioni ha presenziato alla cerimonia.

Il presidente dell’Associazione, nata nel 2001, si chiama Siles Cruz ed è originario di Arequipa, la seconda città più popolosa del paese dopo la capitale Lima. “Sono più di 20 anni che organizziamo la festa in città, assieme ai Peruviani partecipano molti migranti di religione cattolica oltre a tanti italiani”.

Per i Peruviani si tratta della festa cattolica per eccellenza. “Il Senor del los Milagros – spiega il presidente Siles Cruz – è in assoluto il santo più riverito del paese e negli anni è diventato simbolo della diaspora peruviana”.

Il serpentone viola, colore simbolo della festa, ha sfilato per il centro storico passando per via Pace, via Scalabrini e infine via Torta dove, nella Chiesa di San Carlo – la parrocchia dei migranti – è stata riposta l’immagine sacra. Una celebrazione religiosa che ha registrato la presenza di diverse centinaia di devoti e molti curiosi e in cui fede cattolica, amor di patria, folclore e spiritualità latino-americana si intrecciano in un mix unico e suggestivo, a testimonianza dell’ibridazione culturale di Piacenza.

Una manifestazione simile a quella occorsa il 30 ottobre si svolge annualmente a Ferragosto. Ad organizzarla è un’altra comunità latino-americana di Piacenza, quella ecuadoriana. Anche in quel caso i fedeli sfilano in processione solenne per la città con il carro del santo. Una tradizione, quella dei cortei religiosi cattolici a Piacenza, in via d’estinzione mantenuta e riproposta però dai cattolici sudamericani. “Per noi si tratta di non perdere le nostre usanze e di tramandarle alle nuove generazioni”, osserva Siles Cruz.

I primi Peruviani sono arrivati in città verso la metà degli anni ’90. Sono per gran parte migranti economici che hanno seguito la catena migratoria dei ricongiungimenti familiari. “All’inizio l’immigrazione era composta da donne, impiegate come colf e badanti, successivamente arrivarono i mariti a lavorare nelle fabbriche e nei magazzini”, spiega Cruz. Non mancano però i migranti per ragioni umanitarie a causa dell’instabilità e della violenza politica che hanno contraddistinto il paese sudamericano negli anni ’80 e ’90.

”Il Perù era sprofondato in un conflitto interno, io ho lasciato il paese proprio in quegli anni terribili”, ricorda Alberto un ex poliziotto – ora magazziniere – originario di Ayacucho, la regione delle Ande in cui sorse all’inizio degli anni ’80 “Sendero Luminoso”, un gruppo armato formalmente ancora in attività sebbene decapitato della sua cupola. In quella guerra morirono circa 70mila persone e centinaia di migliaia fuggirono dal paese segnando così l’inizio della diaspora peruviana.

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