Corriere Padano in onda su La7: la trasmissione ‘L’aria che tira’ ha infatti dedicato a Piacenza un servizio ispirato dall’articolo ‘Riordino delle Province: piacentini alla parmigiana’, pubblicato il 25 ottobre scorso, ed ha visitato la nostre redazione.
Questo l’articolo:
Il fatto che Piacenza e Parma (o Parma e Piacenza, per non scontentare i ‘cugini’ restii a fumarsi la “Pi.Pa.”) possano diventare una sola provincia proprio nel 2013 del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi può far credere che “La forza del destino” non sia solo una celebre opera del grande compositore ancora conteso tra i due territori.
Uniti per oltre tre secoli nel Ducato, piacentini e parmigiani non si sono mai troppo amati e, ancora oggi, sono gelosi delle rispettive caratteristiche. Ammesso dalla Corte di cassazione, il referendum lanciato dalla Provincia di Piacenza per tentare un approdo in Lombardia potrebbe sconvolgere il percorso tracciato da Cal e Regione Emilia Romagna sulla base del riordino imposto dal governo Monti, ma certamente tutti i piacentini (non solo chi ci lavora o chi ci studia) devono cominciare a valutare anche l’ipotesi di conoscere meglio quella che potrebbe essere la sede della futura provincia. Un ente ancora tutto da partorire, per la verità, che qualcuno vorrebbe definire Provincia “Verdiana” o “dell’Emilia Occidentale”, quasi fosse un ricalco del nome di un paio di celebri compagnie mercantili nate nel Seicento.
Meglio fare un giro preventivo, allora, per (ri)scoprire che aria tira (in senso metaforico, perchè quella da respirare – secondo i dati 2011 – è la peggiore in Regione) nella seconda città più abitata della Regione: Parma.
Spazi, movimento, caffè pieni, gran presenza di studenti e carattere di un’antica (ma “piccola”, come avrebbe precisato il poeta Attilio Bertolucci padre dei registi Bernardo e Giuseppe) capitale emergono fin dai primi passi in centro, dove una delle prime istituzioni importanti che si incontra, arrivando a piedi dalla zona della stazione, è la Camera di Commercio la cui sede è in via Verdi. Punto di riferimento per il notevole sistema delle imprese del territorio parmense, anche in caso di accorpamento delle due Province non dovrebbe esautorare l’analogo ente di Piacenza. A quanto trapela nei corridoi dell’ente, infatti, le due sedi dovrebbero restare autonome anche se qualche servizio (essere più precisi, al momento, significa disporre di una sfera di cristallo) verrà probabilmente unificato. Poco distante, affacciato sul Piazzale della Pace dominato dal vasto insieme di edifici noto a tutti come la Pilotta, sorge l’ottocentesco Palazzo della Provincia, sede dell’ente al quale – sempre salvo referendum – sarà annesso il “cugino” piacentino di via Garibaldi. Del tutto identici sono i dubbi sull’accorpamento, e tra i dipendenti qualcuno sibila che la querelle sul nome (la cui soluzione la Regione ha deciso di non decidere, rimpallandola alla Provincia che verrà con i commissariamenti) non è certo la più importante. Su questo, almeno su questo, l’idem sentire con (quasi tutti) i dipendenti piacentini è già cosa fatta.
Il tempo di superare il prestigioso Teatro Regio e di attraversare Piazza Garibaldi che si arriva alla storica sede del Comune, in via Repubblica. Storica – se l’universo di riferimento sono tempi molto brevi – anche perchè dal 21 maggio scorso Parma è stato il primo capoluogo di provincia italiano che (a seguito di un terremoto politico-giudiziario che, passeggiando in centro, sembra però lontano quanto il giurassico) ha visto eletto come sindaco un esponente del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il 39enne Federico Pizzarotti alle prese in questi giorni anche con Sgarbi. Sconfitto al ballottaggio fu l’attuale presidente della Provincia, Vincenzo Bernazzoli: difficile prevedere se potrà “consolarsi” diventando il primo commissario – in realtà non si sa nemmeno se si chiamerà così – della futura, nuova, “ducale” provincia di Piacenza e Parma (O di Parma e Piacenza? …Mica vogliamo offendere qualcuno!).




