Sanità, per Piacenza solo schiaffi

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Carlo Lusentidi Roberta Suzzani – Per la Sanità piacentina, quella del 2013, sarà ricordata come un’estate calda. Caldissima.

A scaldare ancor di più queste giornate, già baciate da Caronte, ci sono i fiumi di polemiche a seguito del possibile trasferimento della Centrale operativa del 118, del taglio delle risorse che dimezza il numero delle guardie mediche sul territorio e dell’annunciata chiusura del nosocomio di Fiorenzuola.

Anche se per quest’ultimo caso, dopo il vertice Bolognese con l’assessore alla sanità Carlo Lusenti (nella foto), il presidente della Regione Errani, il direttore generale Ausl Bianchi, il sindaco di Fiorenzuola Giovanni Compiani e il vicesindaco Giuseppe Brusamonti, sembra essere stato raggiunto l’accordo, con la Regione che si è impegnata a pagare di tasca propria gran parte della ristrutturazione dell’immobile: 12 i milioni calcolati per l’intervento di cui 10 a carico dell’organo centrale. E al termine dei lavori – tre anni per rendere sicura una struttura definita a rischio di collasso anche senza il verificarsi di un terremoto – l’ospedale della Valdarda riprenderà la sua completa operatività con tutti i reparti presenti all’appello.

Promessa che non soddisfa tutti. In primis il presidente della Provincia Massimo Trespidi che, in sede di Conferenza Sociosanitaria, ha chiesto lumi sulla relazione tecnica conclusiva «in cui – sottolinea il numero uno di via Garibaldi – si parla di un intervento di 700mila euro circa e un anno di lavoro. Perché ora è necessario un cantiere così impegnativo economicamente e che blocca per quasi tre anni la struttura?»

Al fianco di Trespidi si schierano i consiglieri provinciali, i sindaci e i sindacati che chiedono maggiore chiarezza sullo stato della struttura. Pronta la risposta di Andrea Bianchi. «L’intervento è necessario, si tratta di decidere se “mettere una toppa” temporanea o cercare di risolvere il problema in maniera definitiva. La settimana prossima presenteremo una relazione con una soluzione definitiva».

Le date in calendario sono quella del 2 agosto con la conferenza sociosanitaria, del 6 quella del distretto di Fiorenzuola ed entro la metà del mese l’approvazione del piano programma dei lavori.

Se il caso “Fiorenzuola” è stato congelato, nessuna secchiata d’acqua, invece, è arrivata a mitigare il fuoco del trasferimento del 118.

Si sa, in ogni “caso” c’è una versione ufficiale e una ufficiosa. In certi casi le versioni, se anche non combaciano alla perfezione, hanno molti punti di contatto. Nel caso del possibile trasferimento della Centrale operativa del 118 di Piacenza a Parma, le versioni hanno un punto in comune: la mancanza di certezze. Sono tante le domande che frullano nella testa dei piacentini e che il comitato di cittadini, reduce dalla manifestazione in piazza Cavalli, ha messo nero su bianco e inviato all’attenzione della Regione Emilia Romagna.

Attenzione che aspetta attenzione. «Il gruppo di lavoro istituito dalla Regione – fa sapere l’Ausl di Piacenza che, come aveva promesso, ha attivato un tavolo di confronto con i soggetti interessati e gli operatori del settore – è ancora al lavoro su tutte le ipotesi e non si è ancora espresso su nessuna. Al momento attuale fare supposizioni su cosa potrebbe cambiare o su eventuali spostamenti della centrale operativa dalla nostra città in altre sedi sarebbe prematuro. Siamo in attesa delle decisioni della Regione».

Si aspetta la Regione. Ma è proprio questa attesa che logora i nervi del comitato di cittadini.

«Abbiamo inviato all’attenzione della Regione una serie di quesiti tecnici che ancora attendono risposta» ribadisce Paolo Rebecchi, presidente del Comitato provinciale Anpas Piacenza e consigliere regionale Anpas Emilia Romagna.

Il primo quesito in lista riguarda le motivazioni di un eventuale spostamento. «Se lo spostamento della Centrale da Piacenza in un’altra sede è inevitabile, allora ci dicano perché. Illustrino i giovamenti che questo trasferimento potrà portare ai cittadini, agli operatori e al sistema territoriale. Ci spieghino, tecnicamente, cosa cambierebbe e perché cambierebbe in meglio».

Sul tavolo della Regione i punti di domanda portati dal Comitato riguardano principalmente la qualità del servizio offerto ai cittadini.

«Il nostro, come abbiamo avuto modo di dire più volte, è un sistema virtuoso con punte di eccellenza come il Codice Blu. Eccellenze che né Modena né Parma possiedono. Cosa accadrà con l’accorpamento? Si adegueranno Modena e Parma con tanto di formazione del personale e dotazione di attrezzature o noi dovremo rinunciare al nostro fiore all’occhiello?».

«Senza contare le questioni amministrative, la gestione del personale e il problema della formazione. Il nostro è un territorio particolare con una popolazione che nei piccoli paesi è dislocata in zone poco conosciute per non dire impervie. Se gli operatori che devono dare indicazioni per raggiungere i luoghi in cui intervenire non conoscono il territorio tutto risulta più complicato».

Le domande, le stesse, sono sul tavolo. Si aspetta la Regione, con la speranza che l’organo centrale non sia Godot.

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