Assemblea provinciale di Confindustria – Francesco Rolleri: “Carenza di spazi produttivi, urge sblocco aree militari”

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Celebrata la 77esima assemblea provinciale degli industriali

Il presidente di Confindustria Francesco Rolleri a metà mandato: “Il mondo che cambia richiede formazione, flessibilità, tecnologia ed energia sostenibile” – Sullo sfondo una previsione che preoccupa: l’inverno demografico con 35mila persone attive in meno nel 2030

Nel mondo nuovo che si sta delineando le aziende dovranno cambiare. Ma come? E’ l’interrogativo che si trova di fronte l’imprenditoria e di cui Confindustria Piacenza si fa portavoce nella 77esima assemblea provinciale, il mid-term del mandato della presidenza di Francesco Rolleri.

Come cambiare dunque? Varie le strade individuate durante questa lunga intervista con Rolleri assistito dai suoi collaboratori il direttore e la vice, Luca Groppi e Attilia Jesini.

Le vie del cambiamento passano da un’organizzazione diversa, dall’apertura al mondo e ancora di più alle innovazioni e alla tecnologia digitale, alla formazione continua considerata sempre più “leva competitiva fondamentale”. Il processo di cambiamento  toccherà anche gli organismi istituzionali e decisori perché l’evoluzione non può essere a compartimenti stagni. Da qui il tema degli spazi e delle aree idonee che investe anche il ruolo dell’amministrazione comunale. Come un utilizzo “più razionale degli spazi a disposizione in città, come le aree militari. Tanti aspetti strategici con l’obiettivo di affrontare preparati quel mondo nuovo che sarà la “nuova normalità con cui confrontarsi”.

Francesco Rolleri ha tratteggiato così i contorni dell’approccio politico che la sua associazione in questi due anni ha delineato. Tra i temi in discussione durante l’assemblea l’adozione del modello dettato dal decreto legislativo che disciplina le responsabilità di enti e società che Confindustria Piacenza ha adottato, terza in Italia, e che comporta la definizione anche di un nuovo modello di organizzazione, gestione e controllo. In pratica investe sulla formazione di una governance delle stesse aziende.

Rolleri, nell’intervista parla di vari argomenti tra cui, anche sicurezza sul lavoro, lavoro femminile, di start up come strumento di confronto e crescita per le aziende, di sfida energetica ma non solo.

Il presidente di Confindustria Piacenza declina come punto centrale dell’azione il tema del cambiamento su cui impegna anche gli associati a una riflessione profonda che spazia verso orizzonti globali, perché la dimensione economica di un’impresa oggi è questa.

“Ricordiamoci che noi siamo un paese trasformatore, non disponiamo di materie prime, le acquistiamo, le trasformiamo – dice – e questa è la nostra forza la cui base principale è l’industria, poi agricoltura, commercio e su questo trio di macro famiglie vive tutto il resto”. L’impresa dunque è l’ossatura portante non solo dell’economia ma di una società.

Il punto centrale – dice  Rolleri – è come devono cambiare le aziende rispetto a questo nuovo mondo profondamente diverso e con la consapevolezza che tutte le cose che stanno accadendo vanno considerate parte della nostra normalità.

Una normalità composta da tante debolezze. Quali?

Cita per prima la sanità (messa in evidenza dalla pandemia), poi per la dipendenza economica rispetto ad alcune parti del mondo tra le quali si stanno verificando fratture importanti… Passaggi – dice il presidente di Confindustria  – che ci fanno rendere conto di quanto siamo ancora deboli. Deboli in una situazione di forte competitività anche casalinga che si giocherà anche entro i confini d’Europa. Da qui la convinzione che “come nazione e come aziende dobbiamo imparare a cambiare e a darci nuove procedure”.

Porta un esempio concreto. Se si arriverà a riportare indietro certe produzioni dalla Cina (diventata con la globalizzazione la fabbrica del mondo), ebbene si aprirà decisamente una nuova competizione interna all’Europa. “Dove si insedieranno quelle produzioni che rientreranno – si chiede Rolleri -, in Polonia, nella Repubblica Ceca, in Germania o in Italia? Temi che escono dai confini locali come del resto succede da tempo.

Quale percorso si dovrebbe impostare dunque per stare in piedi in questa competizione di cui parlava?

“Prendiamo l’esempio del rientro delle produzioni dalla Cina. Non è detto che possa dare automaticamente un vantaggio a noi italiani. Certamente darà un vantaggio all’Europa ma dobbiamo renderci conto che siamo in concorrenza anche all’interno della stessa comunità Europea: Noi come aziende lo sappiamo benissimo. Anzi la concorrenza è accesa anche all’interno del nostro paese.”

Cosa intende?

“Ci sono varie aree nelle quali certe produzioni potranno tornare. Anche se qui a Piacenza abbiamo delle eccellenze dal punto di vista manifatturiero e tecnologico non è detto che saremmo noi i prescelti. Non è detto che anche i nostri imprenditori decideranno di fare uno stabilimento a Piacenza. Siamo legati come imprenditori piacentini a questo territorio, siamo nati qui e vogliamo che le nostre aziende crescano, ma non ce l’ha ordinato il dottore. Se ci sono le condizioni svilupperemo il nostro business a Piacenza, se non ci saranno andremo altrove”.

Uno degli ostacoli potrebbe essere la carenza o insufficienza di infrastrutture. E’ questo il punto?

“Sostanzialmente il problema riguarda le aree. Se le amministrazioni locali continueranno a vedere nuovi insediamenti produttivi pericolosi in sé perché forse potrebbero essere logistici e per questo bloccano lo sviluppo urbanistico di nuovi insediamenti produttivi, ecco diventa un enorme problema se abbiamo necessità di spazi per le nostre aziende. Come associazione stiamo cercando di fare di tutto per promuove il nostro territorio dal punto di vista manifatturiero e facciamo la nostra parte. Sul sito di Confindustria mostriamo le attuali possibilità di insediamento nel nostro territorio per attirare nuove opportunità di business. Il fatto è che queste aree non sono ampie e le amministrazioni locali devono aiutarci nel promuovere degli insediamenti produttivi all’interno dei loro territori cercando di tornare a considerare le aziende come il fulcro centrale dello sviluppo”.

Ma c’è l’enorme problema del consumo di suolo. Come vi rapportate?

“Il discorso consumo di suolo è uno degli aspetti più problematici per il futuro. Invest Piacenza, il canale della nostra associazione, mostra aree che possono essere riqualificate. Questa deve essere una tendenza. Ma il fatto è che le più grandi sono intorno ai 10mila metri. A noi piace molto l’idea di riportare le aziende all’interno della città. Naturalmente aziende con determinate caratteristiche. L’obiettivo deve essere cercare di evitare che la città di Piacenza espella le attività produttive verso le periferie. Vorrebbe dire la morte del centro urbano che non è assolutamente auspicabile. Quanto alla nostra posizione su questo tema diciamo ok al consumo di suolo zero, ma consideriamolo a saldo delle compensazioni tra i vari comuni.  Tra l’altro portare aziende da altri territori incrocia anche un altro tema, quello del calo demografico. Secondo uno studio che sta facendo la Provincia si prevede per il 2030 un calo di 35mila persone in età lavorativa. E’ pazzesco”.

A Piacenza ci sono eccellenze, ma le aziende sono di piccole dimensioni. Quali le strade per evolvere su questo punto?

“Le dimensioni rappresentano un problema che investe anche la competitività del territorio. Una risposta che abbiamo dato è lo “Spazio crescita” messo a disposizione da Confindustria Piacenza. Un’iniziativa concreta, attiva da circa un anno che rende possibile alle aziende di dialogare tra loro.

Attualmente stiamo seguendo 40 aziende e stiamo accompagnandole nei processi straordinari come ricerca soci o cambio generazionale, ma anche la ricerca di aziende per differenziare il proprio business. Ci siamo accorti che c’erano queste necessità prima del Covid e poi durante la pandemia sono di gran lunga aumentate. Quando capisci che devi cambiare è necessario anche capire come cambiare. E’ in questo spazio che l’associazione è fondamentale perché rappresenta una spalla su cui appoggiarsi in una fase delicata dell’azienda. Gli interventi? Favorire l’incontro con professionisti che hanno già vissuto decine e decine di situazioni analoghe e che consigliano i consulenti migliori. Credo sia uno dei più grandi valori che Confindustria Piacenza dà agli associati”.

E poi ci sono le start up. Un progetto avviato insieme a Parma con Credit Agricole. Delle 49 start up che rientrano nel progetto quante sono quelle piacentine?

“Una o due sono piacentine, ma non è così importante il dato geografico. Quelle presentate riguardano il settore meccanico, alimentare e logistico. Nel dare accelerazione allo sviluppo le aziende hanno un ruolo importante, più ancora di quello delle amministrazioni pubbliche. Per questo abbiamo provato a far crescere questo mondo provando a contaminare  le aziende piacentine anche con queste nuove idee e far nascere la voglia di crescere, aumentare il dinamismo. Il fatto di essere messe in contatto con start up credo possa rappresentare un momento di crescita concreto.”

Ha citato l’amministrazione pubblica, quali sono le iniziative che potrebbe attivare un’amministrazione in ambito comunale per contribuire allo sviluppo?

“Avere restituiti i terreni non sfruttati completamente dai militari è una scelta importante. E’ un tema che dal punto di vista strategico è fondamentale”.

Come concretizzarlo?

“Accelerando il rapporto con i militari per mettere a disposizione della città di Piacenza le aree. C’è la possibilità di avere terreni e strutture già con destinazione a logistica militare. Si tratta di terreni e strutture già compromessi, da riqualificare. In una parola spazi preziosi”.  

Esattamente dove si trovano?

“Ma se prendiamo via Emilia Pavese, per esempio… Ma a parte questo tema  c’è anche il processo di trasformazione digitale che noi come aziende stiamo già vivendo. Anche questo è un campo fondamentale nel nuovo mondo che si delinea. Ormai si estende a tanti campi da quello della sicurezza a quella dell’uso del mezzi pubblici, al modo per spostarsi all’interno della città. Su questo ci sono tanti esempi particolarmente virtuosi già attuati. La trasformazione digitale tassello imprescindibile.”

Un tema scottante quello dell’energia che pesa su imprese e prodotti. E’ un argomento centrale dello sviluppo. Quali sono i passi verso le scelte alternative?

“Va detto che stiamo pagando oggi e a carissimo prezzo una politica dei no pluriennale. No alle pale eoliche fatte in un certo modo; no al fotovoltaico fatto in un certo modo; no al biogas…  così sommando i no si arriva la punto che adesso non produciamo energia o la produciamo in piccola parte rispetto alle necessità.”

Quindi?

“Quindi bisogna correre. Come Confindustria Piacenza  stiamo cercando di far evolvere il nostro Consorzio energia e diventare produttori noi stessi. Vogliamo agevolare le nostre aziende a mettersi assieme sfruttando la nuova legge sulle Comunità energetiche e diventare produttori di energia. Stiamo valutando varie possibilità. Sicuramente il censimento dei tetti non coperti da fotovoltaico del sistema logistico, di tante aziende manifatturiere è uno dei punti principali, ma anche il fatto di aver il fotovoltaico sui laghetti di cava e poi un parco eolico sul nostro appennino…”

Quindi l’obiettivo è superare l’autoconsumo?

“Oggi è un obiettivo troppo ambizioso, ma quello di aumentare la produzione è possibile. Le Comunità energetiche danno la possibilità di impiantare fotovoltaico sul tetto della propria azienda che può cedere l’energia in eccesso ai vicini che possono essere abitazioni o altre aziende. L’obiettivo è quello di creare tante società divise dove Confindustria abbia una partecipazione per diventare produttori di energia attraverso la nuova legge di cui dicevo che apre tante possibilità rispetto a prima”.

La differenza è che può dare reddito?

“Allarga le possibilità di estendere la diffusione del fotovoltaico.”

Per quali ragioni?

“Fino alla nuova legge aveva convenienza a investire in fotovoltaico  chi aveva un effettivo consumo avendo macchinari energivori. I capannoni della logistica però (quelli con l’estensione maggiore),  alle condizioni attuali non avevano interesse a usare i tetti perché l’energia che viene messa in rete è pagata poco. Con le  Comunità energetiche però il discorso cambia. Se come logistica produco energia e non la utilizzo ho la possibilità di vendere al piccolo capannone che produrrebbe poco. Ora bisogna capire come saranno i decreti attuativi se saranno semplici, se non verremo bombardati da pratiche burocratiche. Ecco, se i percorsi fossero semplificati per agevolare e velocizzare, queste nuove società di produzione elettrica si potrebbero attivare anche nel giro di 2-3 anni. Sempre a questo riguardo poi si apre un altro tema che riguarda le aziende che producono in questo momento i pannelli per il fotovoltaico che si trovano in difficoltà positiva.”

Cosa intende?

“Difficoltà positiva significa che le aziende che producono fotovoltaico hanno problemi sul reperimento dei materiali per produrre pannelli. Tante richieste, scarsità di materiali.”

Energia quindi da una dipendenza all’altra, senza fine …

“Credo però che all’interno del blocco europeo sotto tutti questi aspetti dobbiamo diventare autosufficienti. Credo che questo lo abbiamo capito”.

Formazione. Un mantra di cui si parla tanto ma alla fine mancano molte figure professionali necessarie alle aziende. Quale la vostra attività?

“Svolgiamo un ruolo di sostegno con l’obiettivo di avere più lavoratori aggiornati possibile. Importante è l’orientamento. Quest’anno abbiamo svolto incontri con i genitori e i ragazzi delle scuole medie per dare uno strumento di conoscenza delle opportunità che vengono dalla scelta dello studio di materie tecniche. Quanto al percorso scolastico bisogna  lavorare con le amministrazioni locali, con i comuni e la provincia per rendere sempre più attraenti gli spazi, attirare anche più ragazze negli istituti tecnici. In generale abbiamo una situazione contrapposta tra la richiesta che proviene dal mercato del lavoro in provincia di Piacenza e la disponibilità offerta dalle scuole superiori”.

Ce lo spieghi

“E’ presto detto. Noi avremmo bisogno di tanto personale tecnico e attualmente le scuole tecniche sono viste ancora come una scelta quasi secondaria. Mentre sono le scuole dalle quali si ha più possibilità di accedere a un lavoro immediato. Le cose stanno cambiando ma non così velocemente. Le iscrizioni agli istituti tecnici stanno tornando a crescere. Per fortuna anche all’interno delle nostre aziende meccaniche l’automazione torna a far considerare questa attività come qualcosa di più evoluto rispetto al lavoro operaio tradizionalmente inteso. Adesso sempre di più si ha a che fare con le nuove tecnologie perciò chi lavora in produzione deve avere conoscenza di software, di elettronica”.

Confindustria ha un centro di formazione, quali valutazioni ne può trarre?

“Uno dei più grandi sforzi che dobbiamo fare è la formazione continua. Il Forpin, sotto vari aspetti ci aiuta a tenere sempre alto il livello di formazione. Si deve essere molto attenti da questo punto di vista anche perché la formazione continua è una leva competitiva importante. Se riesci in tutti i settori della tua organizzazione ad avere persone aggiornate anche tu sei più forte.  Alla fine anche questo è un elemento che serve per stare al passo con la competitività.”

A Piacenza è presente massicciamente un tipo di lavoro povero legato in particolare alla logistica…

“Il discorso della logistica come lavoro povero non mi trova d’accordo. Come in tutti i settori ci sono eccellenze e attività che vanno migliorate. Sono andato a visitare Amazon e Fiege Logistic a Castelsangiovanni e ho trovato uno dei migliori ambienti di lavoro. Lavoratori molto motivati, interetnici, tanti ragazzi giovani, tante donne e assunti, aspetto non marginale voluto dall’azienda. Quindi attenzione a portare avanti la valutazione che logistica sia uguale a dequalificazione… rischiamo di perdere grandissime opportunità. Lo sforzo deve essere quello, proprio dal punto di vista culturale, di riuscire (portando amministratori, giornalisti, imprenditori) a vedere queste organizzazioni per comprenderle meglio le cose. E poi forse definire questo come un lavoro di serie b… mah…

Non è così?

“Io sono tornato da quella giornata e subito ai miei ho detto perché non facciamo così e cosà. Quanto al discorso degli stipendi… c’è tendenza sempre di più a trasformare i contratti di lavoro in regolari”.

Nessun problema quindi per il lavoro logistico?

“Il problema?  Richiede estrema flessibilità rispetto all’orario di lavoro. E’ un lavoro che esce dalle logiche solite. Del resto se noi consumatori ordiniamo un prodotto su un portale e lo vogliamo avere subito tra le nostre mani… saltano gli schemi orari dei lavori tradizionali. In certi casi ci sono periodi nei quali si riesce a preventivare questi picchi di ordine e altri no. Per questo viene chiesto di avere una buona flessibilità rispetto all’orario di lavoro. Quel tipo di organizzazione mi ha impressionato dal punto di vista della velocità del cambiamento anche all’interno della stessa giornata di lavoro. Una estrema flessibilità”.

Ha citato Castelsangiovanni dove sta per essere siglato accordo con le Ferrovie per il raccordo ferroviario di collegamento con la logistica. Perché Piacenza è ancora ferma sul raccordo ferroviario?

“Siamo molto vicini. Su Piacenza non ho notizie precise. Diciamo che non c’è ancora”.

Sicurezza sul lavoro. Un argomento che impegna tutti aziende e lavoratori. In questi ultimi anni si segnala in negativo all’attenzione della cronaca. E’ venuta meno l’attenzione, mancano i controlli? Quale la vostra valutazione?

“Gli incidenti avvengono in particolari settori ed è anche da mettere in relazione con una crescita forte del lavoro dei cantieri che porta ad aumentare anche la possibilità che ci siano infortuni. Tuttavia anche questo problema è molto collegato alla formazione del personale.”

Ma in alcuni casi ha coinvolto anche ragazzi in stage…è il caso di ripensare il percorso scuola-lavoro?

“Occorre creare delle situazioni protette per i ragazzi che sono inseriti in azienda e accanto ci devono sempre essere persone che li seguono e se è il caso occorre anche creare due figure, il tutor e il vice- tutor”.

Necessaria una revisione delle leggi?

“Alternanza scuola – lavoro è assolutamente fondamentale per il futuro della nostra economia. Anzi credo che dovrebbe essere implementata. Di fronte alle disgrazie che si sono verificate non si dovrebbe annullare il percorso. Bisognerebbe investire ancora di più”.

Per esempio?

“Prenderei ad esempio la Germania in cui nelle aziende ci sono reparti dedicati ad ospitare questi ragazzi che lavorano in ambienti protetti. E’ chiaro però che si tratta di un modello  rivolto agli istituti professionali che ha la necessità di un intervento, un aiuto dello Stato. Ecco sì, l’alternanza scuola lavoro dovrebbe svilupparsi sul modello tedesco”.

Il lavoro e le donne. Si sono messi in evidenza tante difficoltà dal trattamento economico al peso della famiglia… nel quadro che delineava le donne rischiano sempre di più di essere stritolate. Anche qui una questione di servizi?

“Si devono creare scondizioni anche fuori dalla aziende per sostenere le donne che decidono di intraprendere il percorso di lavoratrici, imprenditrici o di carriera manageriale. Un aspetto che va affrontato dal punto di vista generale. Uno degli slogan che mi piaceva di più nell’ultima campagna elettorale era sugli asili gratis per tutti. Mi piaceva.  Può permettere a una donna di affrontare con più serenità la scelta della maternità e qui si torna al tema della demografia. Se vuoi aiutare le famiglie e spingerle ad avere figli, è evidente che devi costruire una serie di servizi che li accompagnino fino all’università. Le aziende possono fare la loro parte, ma sono scelte che riguardano il livello generale di un paese.  Ognuno di noi, all’interno della nostra organizzazione, cerchiamo di fare tutto il possibile per rendere attivi i sistemi che possano aiutare le donne ad approdare a una crescita professionale. Una delle scoperte a cui ci ha portato il covid è sicuramente la comprensione che si può lavorare per certi ruoli in orari differenti da quelli tradizionali. Io penso che questa  sia una possibilità che in certi casi può aiutare anche la crescita delle donne all’interno delle nostre imprese”.

Progetto di smart city, come sta procedendo il lavoro svolto dalla rete di imprese RICT?

“La rete di Ricerca, Innovazione, Comunicazione e Tecnologia (Rict) ha lavorato con le amministrazioni locali attualmente è stato siglato un accordo con Rottofreno, Podenzano e  il comune di Piacenza. A Piacenza è stato regalato un progetto di Smart city completo e sui singoli punti si può dare il via. La collaborazione tra i nostri Consorzi di imprese e le amministrazioni locali va proprio in questa direzione: preparare elaborati che poi possono consentire di avere contributi. Tutte le attività che prevedono trasformazioni all’interno delle città necessitano di progetti pronti e quindi ora sarà possibile accedere ai contributi sulla base di questi progetti. Mentre su Rottofreno si è scelto di partire da un caso specifico che riguarda il sensore sul ponte che monitorava il livello  del Trebbia e i sensori di temperature nelle scuole, per Piacenza il progetto di smart city è a tutto campo ed è possibile concretizzarlo anche a moduli. Si tratta però di un progetto complessivo che spazia dai parcheggi, alla sensoristica per monitorare il traffico, dalla temperatura all’antisismica.”

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