di Roberta Suzzani – Piacenza, una città senza fogne. Almeno in centro. Eggià il cuore di Piacenza non possiede fognature e per smaltire le sue “vergogne” utilizza, da sempre, i cosiddetti rivi urbani, una fitta rete di canali sotterranei che si estende lungo tutta la città e che, soprattutto per la zona antica, funge da via di smaltimento di acqua piovana e acque nere.
Rivi, o canali che dir si voglia, la cui competenza e gestione è incerta. Chi si deve occupare della pulizia, della manutenzione e di tutti i problemi legati a un intrico di fiumiciattoli sotterranei che risalgono ormai a secoli fa e che cominciano a risentire del passare del tempo? Comune, Iren o i privati sotto le cui proprietà passano i suddetti rivi? Una “diaspora” che dura da anni e per cui ancora non si trova una risposta definitiva.
Il Comune ha affidato a Iren il compito di mantenere in perfetta salute i canali. Dal canto suo Iren, interrogata dai cittadini, ha informato i privati che le sue «competenze di manutenzione e gestione ordinaria e straordinaria dei rivi e dei canali del centro storico sono concernenti solamente i tratti sottostanti le aree pubbliche».

Ed è qui che nasce il problema sollevato dai condomini di civici 4 e 8 di via Poggiali che più volte in questi anni si sono ritrovati con le cantine allagate di acque non certo dal profumo di rose.
Tutto ha avuto inizio, per così dire, una quindicina di anni fa quanto durante la ristrutturazione dello stabile, in mancanza di una rete fognaria funzionante, l’impresa incaricata del recupero gestita da Roberto Bottazzi, su via libera dell’Amministrazione comunale, ha agganciato gli scarichi nel Canaletto del Borgo. Un aggancio del tutto in regola che accomuna via Poggiali a piazza Borgo, via Sopramuro e tutte le vie del centro storico.
I problemi sono nati subito dopo. Già nel 2003. Cantine allagate, richieste di intervento inascoltate, soluzioni palliative che non hanno portato a uno vero e definitivo risanamento dell’area.
«I rivi sottostanti ai palazzi sono difficilmente ispezionabili dai privati – racconta Andrea Capurri, amministratore del condominio di via Poggiali da anni impegnato in questo dialogo con l’Amministrazione – inoltre non esiste una mappatura precisa della loro articolata struttura. Nel corso dell’ultimo intervento fatto lo scorso anno, Iren ha provveduto a tagliare il canale in arrivo verso l’immobile connettendo il rivo tagliato a uno vicino, ma i nostri allacci girano dalla parte opposta e sono più in basso rispetto al possibile collegamento. La chiusura a monte del Canale del Borgo, inoltre, non fa arrivare altra acqua nel tratto dove scaricano i condomini dei civici 4 e 8, ma non ha risolto i problemi dei palazzi le cui cantine continuano ad allagarsi. Per di più non abbiamo botole che ci permettano l’accesso a quello che dovrebbe essere il nostro rivo».
E proprio questo è il punto più dolente e ripropone la solita domanda: di chi è la competenza sui canali? «Se il rivo fosse di competenza del condominio dovremmo avere almeno due ispezioni, invece non c’è possibilità di accesso diretto e dovremmo servirci di una botola collocata nel cortile del palazzo a fianco o di quella in strada».
Sulla questione di “responsabilità” sta lavorando anche il consigliere comunale Paolo Gretti (lista Sveglia).
«Il problema esiste – sottolinea il consigliere – ed esiste in tutto il centro storico per questo è importante definire con precisione i ruoli di chi deve fare cosa. Bisogna capire a chi competono servizi e sottoservizi e soprattutto chi sta monitorando la situazione. Sto studiando le carte per farmi portavoce dei cittadini in Comune».
Un problema che potrebbe essere risolto se la città si dotasse di un adeguato sistema fognario «come ci era stato prospettato dall’Amministrazione – conclude Capurri – I miei condomini sarebbero disposti a modificare la direzione degli allacci pagando di tasca propria se solo esistesse una rete a cui connettersi».




