Rilancio area consorzio agrario,
entusiasmi e perplessità per il nuovo quartiere

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riqualificazione via colomboIl presidente del Consorzio Terrepadane Luigi Bisi lo ha definito orgogliosamente “uno degli interventi di riqualificazione più importanti degli ultimi trenta anni”. È il piano di recupero dell’immensa area di via Colombo retrostante il palazzo dell’agricoltura, cioè lo spazio a ridosso del centro storico che va dalla Lupa fino a San Lazzaro, del quale si sta discutendo molto in questi giorni. Si tratta di un’area di 130mila metri quadrati, per gran parte (113mila metri) di proprietà del Consorzio, ma che comprende anche l’immobile comunale dell’ex mercato ortofrutticolo  e l’area demaniale del Piano Caricatore. Una fetta di città oggi cosparsa di vecchi edifici, capannoni industriali, silos che appare desolatamente degradata e fatiscente, ma che Terrepadane intende riportare a lucido avviando un percorso partecipativo con l’intera cittadinanza che si è già iniziato a concretizzare con una prima assemblea pubblica. L’idea, cullata fin dai tempi in cui il Consorzio non navigava in placide acque, è quella di far nascere un vero e proprio maxi-quartiere dotato di tutti i servizi. “Dopo otto anni di bilanci in attivo – spiega Luigi Bisi, presidente di Terrepadane – abbiamo ritenuto che fosse importante da una parte riqualificare e dare alla città un quartiere completamente nuovo, a nostro avviso un grande regalo e una dimostrazione di vicinanza alla città; dall’altra rispondere alle nostre esigenze più impellenti, cioè quelle di investire il ricavato della vendita dei terreni  in nuovi spazi e immobili per ospitare, ad esempio, le officine e lo showroom dei trattori, ma più in generale per assecondare l’espansione della nostra azienda e dei nostri consorziati”.
Il piano di recupero prevede che, una volta riqualificata, l’area vedrà una superficie edificata di 50-60mila metri. Nelle previsioni del master plan, già realizzato dagli architetti incaricati dal consorzio, ci sono anche alloggi  (housing sociale), spazi ricreativi (verde pubblico, ma anche sportivi), parcheggi, molta area verde e del commerciale. Il tutto per decine di milioni di investimenti: si parla di almeno venti milioni.
“Il dato che mi piace dare – prosegue Bisi – è che per metà saranno aree di interesse pubblico, parcheggi, aree verde, aree sportive, servizi. Sul resto, l’idea dei nostri consulenti è di fare un mix di commerciale, residenziale e di negozi. L’idea di mixare le varie tipologie di destinazione urbanistica  per dare vita al quartiere che vogliamo vivo, non un quartiere dormitorio. Serve il giusto equilibrio per non fare danno a tutta la città per riqualificare tutta l’area di via Colombo che va a ridosso di Borgofaxhall anche per i pendolari”.
Nelle previsioni più ottimistiche il nuovo quartiere, se gli investitori dovessero pullulare, potrebbe vedere la luce tra 5-7 anni, nella peggiore tra 10. Un piano di grande rilevanza che vede coinvolta anche l’amministrazione comunale, la quale pur apprezzando le intenzioni del consorzio, predica comunque calma. Come ha detto il sindaco Paolo Dosi, “vanno tenute presente le esigenze di equilibrio di questi spazi” e infatti nella prima riunione di giunta in cui l’assessore all’Urbanistica Silvio Bisotti lo ha presentato, pare che alcuni assessori abbiano tirato il freno a mano. Già, perché nonostante gli entusiasmi iniziali (oseremmo dire quasi trionfali) e per quanto Terrepadane stia ripetendo costantemente che i volumi del master plan possono essere modificati, sono già diverse le criticità emerse nel corso della prima assemblea pubblica e tante le domande sul tappeto. Ad esempio sul residenziale: in una città che conta già migliaia di alloggi sfitti, quanto può essere sostenibile andare a costruire ancora centinaia di nuove unità abitative? O sul commerciale, aspetto sul quale si rincorrono voci incontrollate e per certi versi inquietanti: quanto spazio occuperanno nuovi negozi o nuovi store? Come reagiranno i commercianti e le rispettive categorie di quel centro storico che da qualche anno sta faticosamente uscendo dalle sabbie mobili della desertificazione? O ancora sui tanti vincoli architettonici che insistono sia sulle aree demaniali che su quelle militari.
Certamente, come ha detto Bisi, nessuno potrà opporsi ad una soluzione che punta a rivitalizzare una porzione di città letteralmente defunta. Eppure le sensazione palpabile è che il percorso del piano sarà assai accidentato.

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