Rigenerazione urbana: Piacenza smart city?

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Reagire, ricostruire, sono  parole che vengono ripetute  regolarmente dopo l’archiviazione delle due più importanti manifestazione fieristiche del comparto edile,  Made Expo e Saie 2012. Bologna Fiere, ancora di più, ne ha fatto l’argomento centrale del forum che ha caratterizzato l’edizione: “Ricostruiamo l’Italia” per dare un segnale forte su quale sarà il percorso che il settore delle costruzioni intende intraprendere per rilanciare la ripresa. Si è discusso intorno al tema delle politiche per l’edilizia ed alla possibilità di trovare risorse per la ricerca e l’innovazione. Alla fine  è emersa la necessità di concentrare gli sforzi sul  tema generale “Grandi piani per le città” troppe volte evocati e altrettante accantonati. La convinzione, più volte ribadita, che per un rilancio dell’economia italiana la città deve essere al centro delle azioni di riqualificazione ambientale, energetica e più in generale delle infrastrutture e mobilità sostenibile, in estrema sintesi, è il cartello che sta alla base delle città future o città intelligenti. Il Governo ha risposto con il “Piano città” attraverso un decreto legge compreso nel più ampio provvedimento finalizzato alla crescita economica evidenziando un ritorno di attenzione verso le città come possibili fonti di sviluppo economico: decisamente un passo avanti. Le città  hanno risposto presentando oltre 400 progetti, un segno di maturità e sensibilità.
Si tratta quindi di innescare una sorta di rigenerazione urbana che tenga conto della difficile situazione del mercato immobiliare e delle costruzioni, delle drastiche misure di riduzione della spesa pubblica assunte dal Governo e della ritrovata centralità della città intesa come luogo di esperienze. I temi attorno ai quali si sta  sviluppando ricerca e confronto stanno proponendo approcci progettuali che considerano diverse sensibilità culturali. Sostanzialmente si articolano su temi ormai ampiamente condivisi: contrasto al consumo del suolo, sicurezza urbana e riduzione del rischio sismico, efficienza energetica, riqualificazione urbana, rivitalizzazione dei centri storici, social housing, recupero di aree dismesse o degradate, inclusione sociale. Un quadro di modalità che mette in evidenza come si possa realizzare lo sviluppo salvaguardando il principio delle sostenibilità.
Mentre si discute, alcuni segnali positivi si vanno delineando: i restauri edilizi tengono il passo ed il mercato dei materiali offre segnali incoraggianti anche grazie alle agevolazioni fiscali approvate dal Governo. Un segnale che la micro-riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente sta svolgendo, sottotraccia, una funzione di rianimazione del comparto e di indirizzo. Servirebbero  interventi  più strutturati, compresi in un piano di riqualificazione urbana e territoriale condiviso, rigorosamente  nei confini di uno sviluppo sostenibile, ma soprattutto ripensando una strategia identitaria di lungo periodo.
Le cosiddette smart city si possono realizzare solo attraverso una visione che valorizzi le specificità che si fondano sulla cultura, sulla storia e – nel caso di Piacenza – sulle ricchezze naturali.
Piacenza appunto, città strabica. Che non ha mai saputo  coniugare sviluppo e sostenibilità: direi oltre ogni limite. Per non dimenticare, ricordo la “tratta dell’acqua del Cassingheno” con Genova in cambio di qualche chilometro di asfalto; tre centrali elettriche sul territorio, di cui una nucleare seppur ora dismessa, ma con mille problemi, ed una praticamente in piazza Cavalli dove passa anche l’A21 e ci sta pure un cementificio. Per venire ai giorni nostri e vedere stringere d’assedio la città da centinaia di migliaia di metri quadri di capannoni del polo logistico. Tanti, da far invidia a Castelsangiovanni e Monticelli d’Ongina che non hanno voluto essere meno del capoluogo. Ricordare, temo che ai nostri politici non serva: è di poche settimane  la notizia che l’Amministrazione provinciale sta seduta ad un tavolo con l’Autorità portuale di Genova per lo sviluppo di un progetto per la realizzazione di una piattaforma intermodale al servizio del traffico portuale ligure verso l’Europa. Come i lettori sanno, ne esiste già una a Parma tecnologicamente molto avanzata  che assorbe completamente il traffico dai porti liguri. Perché altro consumo di territorio? Perché altro traffico pesante sulle strade già stressate? Sviluppare la vocazione della logistica fatta solo di capannoni e manovalanza ha creato danni alla comunità e ricchezza a pochissimi. E’ ora di cambiare direzione valorizzando la vocazione del territorio a diventare luogo del buon vivere, sia nell’ambiente urbano che nelle valli, dove le bellezze naturali hanno l’ innegabile vantaggio di essere facilmente raggiungibili da qualche milione di abitanti della valle Padana. Connettiamoci con loro.

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