Riconquistare i tifosi è la priorità della Lupa

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Il trillo vibrato come la zanzara che si accanisce al lobo. Ecco l’sms di un amico che ti implora di aiutarlo: l’avrà mollato la morosa mentre preparava i bermudoni per la spiaggia? Se è così ci vuole  il classico confessionale sul bancone di un bar. Trovarne di aperti nel deserto di questa città .  Ma non è proprio così. La cosa è decisamente più grave e ci vorrebbe lo psicoterapeuta di coppia. Il quadro nella sua delicata complessità si fa chiaro una volta aperto il messaggino: “Volevo riuscire ad affezionarmi, ma non ci riesco perché la Lupa non è il Piacenza”. Ci siamo. Grave, molto grave. Sindrome da abbandono. Tradotto, nessuna è come lei. Non amerò più nessuno come ho amato lei. La rassegnazione più cupa che subentra una volta presa coscienza della situazione. La teoria del chiodo schiacciachiodo mica sempre funziona. Prima o poi le tracce del trauma tornano a ronzare nella testolina. Assieme alle zanzare che non mollano in quest’estate di Olimpiadi ma senza l’adrenalina del calciomercato. Capisco bene l’amico. Le ditina iniziano a ticchettare la risposta sul touchscreen: “Devi pensare che sarà il Piacenza. E’ un pio’ come adottare un bimbo. Non puoi non volergli bene e amarlo come un figlio tuo”. Esce bene, magari funziona. Così così. E adesso che parte la stagione con il raduno e il ritiro ad Agazzano si capirà se questo trapianto funziona o se la crisi di rigetto sarà completa. L’atmosfera di un Garilli lasciato a se stesso, del campo spelacchiato non depone a favore, ma chissà se scocca la scintilla nel vedere Dede Valla di biancorosso vestito. Se saranno lacrime di commozione o di nostalgia per quel che era e con tutta la buona volontà non può tornare. Però, a dirla tutta, è davvero una grande occasione. L’unica che i tifosi possono afferrare per riprendersi la loro identità. Manca a tutti il Piacenza Calcio. Mancano le indiscrezioni sul calciomercato e sull’allenatore, mancano persino le polemiche e i personaggi amati e odiati che hanno ruotato per anni attorno al club biancorosso. Ha ragione l’amico a intristirsi davanti alle Olimpiadi ché nemmeno la Bronzini regala l’impresa. Alla fine il Piacenza Calcio sarà la squadra che visse due volte. Per i comuni mortali é un dono impossibile. Ma se si è tifosi il miracolo può accadere.

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