La popolazione piacentina invecchia e i costi del welfare sono sempre più difficili da sostenere. Diminuiscono però i disoccupati e crescono le esportazioni.
E’ quanto emerge dal decimo “Osservatorio sull’Economia e il Lavoro in provincia di Piacenza” curato da Marco Marrone di Ires Emilia Romagna e commissionato da Cgil Piacenza, che presenta una panoramica accurata del mondo produttivo lavorativo piacentino.

Secondo il report, nonostante la battuta d’arresto del calo demografico registrato negli ultimi anni, l’invecchiamento della popolazione piacentina, già colto nei precedenti osservatori, continua a farsi strada. Diminuiscono infatti tutte le classi di età comprese tra i 30 e i 50 anni, ossia la maggior parte degli individui in età attiva, mentre cresce in maniera significativa la popolazione oltre i 50 anni. Fanno così registrare incrementi significativi tutti gli indici di invecchiamento, sottolineando il prendere forma di una difficoltà strutturale nel sostenere i costi del welfare.
Cresce invece nel corso del 2017 la popolazione di origine straniera, in particolare quella compresa nella classe di età tra i 20 e i 40 anni, concentrata soprattutto nel distretto cittadino. Si consolida inoltre la tendenza verso una trasformazione della loro composizione, che vede sempre più presenti comunità provenienti dall’est Europa di genere femminile a differenza di quanto accadeva in passato.
Per quanto riguarda l’andamento dei principali indicatori macroeconomici è da sottolineare nella sintesi come le previsioni siano positive per il territorio di Piacenza in cui viene prevista una crescita del valore aggiunto, seppur contenuta, ma che dura sino al 2020.
L’andamento congiunturale invece evidenzia, a fronte di una difficoltà dei settori che si basano sulla domanda interna come ad esempio il commercio, un buon andamento dell’industria in senso stretto, che si trova a beneficiare anche di una crescita delle esportazioni particolarmente positiva per il territorio Piacentino che fa registrare percentuali superiori alla media regionale.
Crescono dunque le esportazioni per la lavorazione del legno, della pelle, ma anche per l’industria chimica e in modo più contenuto per il settore metalmeccanico. Lo spazio economico dell’Unione Europea resta la destinazione privilegiata, sebbene crescano anche le relazioni economiche con i paesi asiatici.
Per quanto riguarda la demografia d’impresa vediamo invece il consolidarsi di un processo di distruzione del numero di imprese operanti, che segnala una trasformazione in corso del tessuto industriale. Tendenza confermata da una maggiore tenuta dell’industria a discapito dei servizi, ma anche da performance migliori registrate per le società di capitale a discapito delle altre tipologie di impresa.
Nonostante le cifre contenute, cresce anche l’occupazione sul territorio di Piacenza, dato che però non viene registrato dall’andamento dei tassi occupazionali a causa di un incremento dell’inattività in particolare per le fasce di età comprese tra i 25 e i 44 anni. Aumenta dunque l’età della popolazione lavorativa, in particolare a partire dalle fasce di età superiori ai 50 anni.
Un’ulteriore complessità dell’andamento occupazionale proviene infine dai dati di flusso in entrata e in uscita che, oltre a vedere una crescita degli avviamenti concentrata anche in questo caso nelle fasce di età più avanzate, continua a consolidare anche nel territorio di Piacenza la tendenza a ridimensionare il ruolo del contratto a tempo indeterminato.
Infine, un’ulteriore problematica dell’occupazione nella provincia di Piacenza è rappresentata dall’andamento delle retribuzioni che vede concentrare l’incremento del salario medio pro capite in particolare tra quadri e dirigenti, a discapito di operai, impiegati e apprendisti.




