Reggi appoggia Renzi: con Bersani è derby

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Dicono che Enrico Letta non l’abbia presa affatto bene. Quando ha saputo che Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza, entrava a far parte dello staff di Matteo Renzi in vista delle primarie del centrosinistra, si è sentito come tradito da chi fino a quel momento si era sempre mostrato un alleato di indubbia fedeltà. Scelto dal sindaco di Firenze per stilare il suo programma nella corsa a candidato premier, Reggi apre di fatto nel Partito Democratico un derby tutto piacentino che promette scintille, soprattutto alla vigilia di una festa provinciale (quella che si terrà a partire dal 31 agosto al Bastione di Porta Borghetto) che segnerà l’avvio della cosiddetta campagna d’inverno. L’ex sindaco di Piacenza che appoggia lo sfidante principale del segretario nazionale piacentino, Pierluigi Bersani, e che  contribuisce addirittura a far convergere su Renzi una nutrita schiera di sindaci del Pd con i quali ha stretto solidi legami in questi anni. C’è chi si è già immaginato il film degli imbarazzi diffusi che regneranno quando al Bastione arriveranno entrambi i big del partito. In realtà lui, Reggi, la fa sembrare più piccola di quella che è: “Con Bersani non ho ancora parlato – ha detto Reggi – ma spero la prenderà bene. Il mio lavoro non è in contrasto con il Partito Democratico, anzi. Un impegno di questo tipo allarga la base elettorale, coinvolge la gente, la avvicina alla politica, cosa che invece i politici di Roma non hanno fatto in questi anni”. Difficile non interpretarla come una stoccata proprio a Bersani col quale Reggi, a onor del vero, non ha mai avuto rapporti idilliaci.

Eppure l’improvvisa ancorché meditata “virata” dell’ex primo cittadino sul sindaco toscano ha spiazzato, per usare un eufemismo, anche molti suoi fedelissimi a livello locale. E’ rimasta di stucco perfino la parlamentare Paola De Micheli, cresciuta politicamente prima sotto l’ala di Reggi e a ruota sotto quelle di Letta e di Bersani. Che siano anticipate a questo autunno, oppure nella primavera del prossimo anno, le elezioni impongono ai democratici più in vista a livello locale di pensare al loro futuro. E in questi mesi in cui è rimasto fuori dai giochi, Reggi non è certo rimasto con le mani in mano. Tornare a tempo pieno a lavorare a Edipower, dove lavora come ingegnere, non poteva che essere una soluzione inevitabile, ma pur sempre temporanea. In attesa di un qualche treno. Del resto non si mettono insieme dieci anni da sindaco (diventando per di più il più popolare della storia della città), un incarico come la vicepresidenza dell’Anci e l’etichetta di politico emergente del Pd, per poi tornare semplicemente a lavorare, come se nulla fosse. Nonostante le dichiarazioni di circostanza, “mai in un Parlamento di peones” disse Reggi in tempi non sospetti, un futuro da deputato l’ex primo cittadino non lo ha mai disdegnato. E a ragionare di mere opportunità, l’appoggio a Renzi sembra non possa che avere sbocchi in quel di Montecitorio. Se Renzi dovesse essere il prossimo candidato premier (o addirittura premier) vincendo la concorrenza di Bersani, il riconoscimento a Reggi avverrà automaticamente. Se anche dovesse perdere, conquisterebbe un ruolo nella minoranza del partito tale per cui la spartizione dei seggi non potrà che vederlo in prima linea. Per i pochi che non intuissero la politica è anche questione di calcoli. E che Reggi sia diventato un politico di razza in questi due ultimi lustri, si sono avute ampie dimostrazioni al riguardo. Come Re Mida tutto ciò che ha toccato si è trasformato in oro. Da De Micheli deputata a Marco Carini in Consiglio regionale, passando per i vari candidati alla segreteria provinciale, per arrivare all’ultima sua scommessa, Paolo Dosi, da maggio nuovo sindaco della città. Chi ha provato a mettersi di traverso si è scottato di brutto. Lui lo sa, e anche se nel Pd piacentino sono in molti a rosicare, si può scommettere che lui se la ride e fa spallucce. “Anche questa volta vinco io”.

1 commento

  1. Nono ho mai apprezzato tanto Reggi, ma questa scelta mi sembra una buona strada, spero che altri “fedelissimi” seguano questo esempio, ci vuole un ricambio soprattutto ai vertici e se Renzi ce la fa, magari anche altri partiti seguiranno, ma magari 🙂

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