Sarà il senatore Pietro Ichino l’ospite d’eccezione alla presentazione del ‘Rapporto sull’economia della provincia di Piacenza nel 2013’, organizzato dalla Camera di Commercio e in programma venerdì 9 maggio alle 16.45 nel Salone dei Depositanti della Banca di Piacenza a Palazzo Galli, in via Mazzini.
Il consueto convegno di analisi della situazione economica provinciale, dopo accoglienza dei partecipanti e saluti delle autorità, verterà su due momenti principali: l’illustrazione dei dati salienti della situazione economica provinciale (che i numeri resi noti nei giorni scorsi dalla Cgil fanno prevedere tutt’altro che positivi), a cura come sempre del presidente camerale Giuseppe Parenti, e l’intervento di Ichino, senatore eletto nel 2013 nelle liste montiane dopo precedenti esperienze in Parlamento per il Pci (alla Camera, 1979/83, come indipendente) prima e per il Pd (al Senato, 2008/13) poi.
La relazione del noto docente di Diritto del Lavoro dell’Università Statale di Milano sarà intitolata “Cosa ci impedisce di lavorare”, ed è possibile che il giuslavorista milanese (che vive da alcuni anni sotto scorta, dopo gli omicidi dei colleghi Massimo D’Antona e Marco Biagi e a causa delle numerose minacce ricevute) possa toccare alcuni dei temi più scottanti a cui guarda il decreto Poletti sul lavoro, del quale è relatore di maggioranza al Senato.
Proprio Ichino, infatti, si è reso protagonista della proposta di un emendamento – che ha raccolto consensi bipartisan, ma anche qualche perplessità sui rischi di rallentamento dell’iter parlamentare da parte dello stesso Poletti – che punta ad evitare quella che viene ritenuta una pecca del decreto, ossia il dubbio che possa essere limitante offrire a imprese e lavoratori una sola tipologia di rapporto di lavoro dipendente (il cosiddetto “contratto a tutele crescenti”) contro l’ingiustificata esplosione del numero di contratti a termine.
L’idea di Ichino è in sostanza un contratto a tempo indeterminato “dal quale ciascuna delle parti può recedere nei primi tre anni” sostenendo un costo di separazione “predeterminato e ragionevole”: si tratterebbe di una soluzione-ponte che si legherebbe all’idea contenuta nell’ormai celebre ‘jobs act’ di superare nel giro proprio di tre anni l’articolo 18 (strenuamente difeso dalla Cgil) e che, secondo Ichino, “sul lato imprenditoriale sdrammatizzerebbe la scelta tra assunzione a termine e a tempo indeterminato”.




