Radicalità o riformismo, è diventato il nodo cruciale di Alleanza per Piacenza

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“Riconoscimento delle diversità. Sintesi alta sui dossier programmatici più complessi. Apertura a un confronto con la città”. Tre impegni per una ricucitura. Quella all’interno di Alternativa per Piacenza.

E’ il terreno da cui l’area politica del centrosinistra vuole ripartire per discutere e ritrovare un terreno comune in un’alleanza frantumata in mezzo al guado consapevoli però che “Alternativa per Piacenza va rimodulata e deve evolvere”.

Di questo si è parlato durante una conferenza stampa promossa dagli esponenti del tavolo politico di Alternativa per Piacenza: Silvio Bisotti (segretario Pd), Samuele Raggi (Piacenza del futuro), Caterina Pagani (ex coordinatrice dell’assemblea di ApP), Piera Reboli (Emilia Romagna Coraggiosa), Paolo Cammi (Mdp-Art 1) e Francesco Perini (ex tesoriere ApP).

Ma al centro della difficile convivenza ci sono alcune questioni centrali su cui si confrontano visioni diverse da parte delle componenti presenti in ApP. Lo stop, o sospensione, o rottura, se sarà definitiva si verificherà in un assemblea plenaria fissata per il 3 febbraio. Si svolgerà “per rispondere all’appello all’unità arrivato dall’interno dell’ultima assemblea”.

Se la prossima sarà l’ultima di “Alternativa per Piacenza” lo si vedrà. A quel punto le strade di Alternativa si divideranno.

Ora interessa capire quali sono i temi scottanti messi al centro del dibattito programmatico oggetto di controversia. Il cuore del dissenso sarebbe concentrato sulle questioni economiche, sulla logistica e sull’urbanistica. Quanto a quest’ultimo settore al centro il tema dell’ospedale ma anche il progetto per piazza Cittadella, l’area di Terrepadane… Partite su cui si sono confrontate visioni diverse, una più radicale e l’altra più riformista. Posizioni che, non è un mistero, già si sapevano. Si pensava di averle superate e invece…

Il punto di rottura è stato anche qui. Sarà possibile una sintesi tra queste sponde fino ad ora inconciliabili?

Questo piano politico che riguarda i contenuti non è neppure disgiunto da quello concreto che investe la candidatura a sindaco/a. Casella ancora vuota.

L’impegno – hanno spiegato – è di intensificare la ricerca nei prossimi 15 giorni per indicare una figura che riesca a rappresentare tutti, certamente, ma anche con la  forza di ricucire gli strappi che si sono consumati e se la ricerca non darà esisti positivi, avanti con le primarie. E su questo – è stato garantito – si sta lavorando.

Si punta infatti a una candidatura portatrice di un potenziale politico capace di riuscire nell’impresa di costruire la sintesi sui temi programmatici su cui manca l’accordo tra le componenti di Alternativa.

Se così non sarà le strade si divideranno. E’ un fatto, ma “l’impegno e l’obiettivo – è stato detto – resta quello di costruire un progetto alternativo all’attuale governo di centrodestra della città”.

Di questo contendere però non avevano fatto mistero, pur non parlandone apertamente, gli esponenti (ambientalisti, M5s, sinistra e associazionismo) che hanno abbandonato il tavolo politico nelle scorse settimane. Infatti, insieme alla contrarietà e alla contrapposizione innescata sulle primarie di coalizione – proposte lungo il percorso dal Pd – le questioni programmatiche più scottanti possono ritenersi alla base della contrapposizione nella variegata rappresentanza politica espressione di Alternativa per Piacenza nata – questo sì – come un inedito laboratorio di confronto e di idee che però ha avuto una forse naturale battuta d’arresto nel momento in cui dalle analisi si è passati alle proposte e soprattutto le componenti diverse di cui si diceva si sono trovate di fronte al bivio del che fare.

E’ infatti questo il punto cruciale su cui l’unità si è fatta impervia e difficile da mantenere. Tanto impervia da far dire agli esponenti che hanno annunciato il loro distacco che non si intravedevano più le premesse che garantiscono l’attuazione dei contenuti programmatici così come erano stati tratteggiati.

Ora la componente più politica di ApP lancia il ramo d’ulivo non rinunciando però a rimarcare “le polemiche ingenerose che si sono sviluppate all’interno di ApP” accompagnate però da un invito “a recuperare lo spirito iniziale che resta vivo” e al contempo rivendicando “un riconoscimento delle forze politiche presenti”.

Se da un lato l’iniziativa politica ha avuto lo scopo di lanciare un messaggio a chi si è staccato in dissenso col tavolo politico (Giuseppe Castelnuovo, Sergio Dagnino, Luigi Rabuffi, Milvia Urbinati, Giovanni Toscani, Davide Bastoni, Enrico Caruso, Stefano Forlini, Davide Vanicelli) dall’altra è stata ravvisata una necessità: “farsi capire dalla città, convinti che soprattutto il tema dell’unità è ancora uno dei pilastri di Alternativa per Piacenza”.

Antonella Lenti

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