Quel sassolino nella scarpa
Macché Matti da legare, da Galera piuttosto

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di Jennifer Ravellini – “Siamo tutti matti” cantava un Renato Zero di qualche anno fa riciclato come sigla di Ciao Darwin. Qui non si tratta di legge Basaglia, ma di pazzia sana quella che fa scattare la nostalgia per un Tinu al matt scomparso nel settembre del ‘94. “Artista, sugnatur, parsunagg’ uriginäl” proprio come ogni matto che si rispetti per dirla alla Enzo Boiardi e in perfetto accordo con il matto dei Modena City Ramblers che “sogna forte e vede lontano”.
“I matti vanno contenti tra il campo e la ferrovia. A caccia di grilli e serpenti” replicherebbe De Gregori. Ma se il campo fosse un giardino -Margherita o Merluzzo?- e se la ferrovia si trovasse proprio a due passi, si potrebbe dedurre che i Matti in questione più che da legare siano dislessicamente da Galera e che quei grilli vengano fabbricati in via Roma o in via Tibini. In fondo se per De Andrè dietro ad ogni scemo c’è un villaggio, perché non immaginare invece  un quartiere?
In Quartiere Roma i Matti sono farmacisti, salumieri, pollivendoli, baristi, ragazzi dell’oratorio, giornalisti, illustratrici, parrucchiere, residenti, mamme, papà, bambini della scuola Alberoni, insegnanti, ex presidi… tutti pronti a far festa per il quarto anno.  L’ultimo sabato sera di settembre chiuso al traffico con musica e cibo di strada in una via Roma che deride chi fa polemica sul senso di marcia. La prima domenica di ottobre con bancarelle artistiche e del riuso, auto americane vintage e moderne parcheggiate in ogni angolo, con complessi, bande e dj sparpagliati un po’ ovunque, con giochi e spettacoli per bambini di tutte le età e con la presentazione di un libro fresco di stampa capace di omaggiare un quartiere che si fregia di una piccola casa editrice indipendente. Roba da Matti insomma, pazze idee un tantino diverse da quelle di Patty Pravo e cuori matti che lasciano le pene d’amore a Little Tony, ma che sanno battere per una Porta Galera che rende la pazzia contagiosa.
“Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Per forza”, disse il gatto, “altrimenti non saresti qui” (Lewis Carrol).

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