Fuga di cervelli al contrario
La storia di due ricercatori MUSP

0

 

di Elena Caminati  – Marco e Paolo non sono d’accordo con la definizione che oggi molti utilizzano di fuga dei cervelli all’estero per intendere quei giovani ricercatori che abbandonano l’Italia per formarsi e lavorare in altri paesi. Certo non rifiuterebbero a priori un incarico fuori dal bel paese, anzi, ma loro, che hanno vissuto e studiato all’estero per sei mesi nel corso del dottorato, hanno trovato notevoli differenze rispetto a quello che si pensa comunemente. Marco ha 35 anni, milanese, una laurea in ingeneria meccanica, oggi ricercatore a tempo determinato al Politecnico di Milano legato al laboratorio MUSP, ha studiato per sei mesi all’univesità di Hong Kong per un dottorato in ingegneria meccanica monitoraggio macchine utensili all’interno di un dipartimento guidato da un professore cinese molto conosciuto nel settore.
“Secondo me non ha senso parlare di fuga dei cervelli – spiega Marco Grasso – nel senso che tutti i laureati dovranno competere con chi esce dalla altre università in Europa e nel mondo. Il Politecnico è una delle migliori a livello europeo e gli studenti sanno che non dovranno limtarsi a cercare lavoro nelle provincia. Se so di avere un talento competo con i miei pari della Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Se poi si vuole parlare del fatto che l’università italiana offre meno opportunità da un punto di vista accademico può essere vero, per cui quando uno uno studente cerca di muoversi ci sta che sia attratto da altre realtà, ma il Politecnico rimane una della migliori facoltà in Europa”.
La formazione, il confronto con colleghi di tutto il modo sono un passaggio dovuto e normale che non dovrebbe essere considerato come una fuga da qualcosa e un approdo altrove. L’esperienza all’estero per Marco è stata soprattutto di vita.
“Un’esperienza molto diversa di vita e professionale: ti ritrovi in un mondo molto diverso – spiega – io abitavo in un quartiere della Cona con la più alta densità abitativa nel mondo, in dieci metri quadrati, in una zona molto popolare abitata per lo più da cinesi. E’ stato tutto diverso rispetto a quanto ci si aspetta di vedere: ad esempio che i cinesi vivano per il lavoro e per l’università, non è così. E’ vero, praticamente vivono in università ma difficilmente diresti che si ammazzano dal lavoro. Una realtà molto diversa dallo stereotipo, anche se rimane una delle migliori facoltà che attira i migliori studenti cinesi. Ti confronti ogni giorno con persone che hanno superato una competizione estrema e sono riusciti ad eccellere, ma, nonostante ciò, non è una realtà competitiva”.
Esperienza simile anche per Paolo Albertelli, ingegnere ricercatore e collaboratore del MUSP. Nel 2007 è partito per l’Inghilterra dove ha studiato per sei mesi, concludendo il percorso di studi con la tesi di dottorato. Un ambiente nel quale ha vissuto con entusiasmo soprattutto a livello umano. “E’ stata un’esperienza di vita oltre che di formazione che consiglio a tutti. Il fatto di collaborare con altri ragazzi che provengono anche da altre città europee – spiega – è una crescita umana molto importante. Tra le differenze principali ho notato il modo di lavorare: le strutture sulle quali sviluppano la loro ricerca non sempre sono collegate ad attività industriali, io avevo collaborazioni più strette con le realtà produttive del territorio”.
Se gli venisse proposto un lavoro all’estero, valuterebbe ma preferirebbe la possibilità di una collaborazione dall’Italia.
“Non sono d’accordo con la definizione di fuga dei cervelli. Anche in Italia riusciamo ad avere buoni rendimenti anche se i finanziamenti non sono troppo spinti” conferma Paolo.
Poi c’è anche chi, pur essendosi formato all’estero non solo professionalmente ma anche una famiglia dopo aver conosciuto l’amore, torna spesso in Italia, proprio al politecnico di milano dove ha svolto i suoi studi universitari. È il caso del prof bruno chinè. Quando si dice fuga di cervelli al contrario.
“Si è sposato con una docente del Costa Rica – ci spiega Paolo – che è tornata in Italia per una specializzazione al Politecnico di Milano, anche il prof. Chinè ha così colto l’occasione per tornare qui presso il Laboratorio MUSP. Una fuga al contrario che dimostra come volentieri si torni in Italia anche per respirare aria di casa da un punto di vista scientifico”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.