Qualità della vita, Piacenza scivola di 5 posizioni
pur essendo dodicesima per depositi bancari

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piacenzaPiacenza perde cinque posizioni, passando dal dodicesimo al diciassettesimo posto, nella classifica 2013 sulla qualità della vita. L’indagine annuale del Sole 24 Ore conferma in testa il Trentino Alto Adige con Trento e Bolzano ai primi due posti. Al capo opposto della classifica, con un 107esimo e ultimo posto, galleggiano Napoli e la sua provincia.
In attesa di confrontare i risultati con il similare dossier di fine anno dell’altro quotidiano economico, Italia Oggi, il quotidiano di Confindustria passa in rassegna gli indicatori che giustificano la posizione di Piacenza e delle altre città. Le classifiche, in verità, sono fatte per far discutere e ancor più fanno discutere alcune voci. La nostra città, per esempio, registra il 13,5 per cento di stranieri regolari residenti, seconda soltanto a quella Prato che sta osservando il lutto per l’immane tragedia del lavoro che ha colpito una “fabbrica” tessile della galassia produttiva (legale, illegale?) legata all’immigrazione cinese. Più riconoscibile e probabilmente gradito al tradizionalismo piacentino è invece l’indicatore relativo al numero di divorzi, il cui tasso di incidenza ci colloca a livelli da società tradizionale: 84esimi.
Alti e bassi, ancora, si alternano: si recuperano posizioni nella classifica relativa al tempo libero (25esimi, ed eravamo 38esimi), solo 51esimi per diffusione della banda larga.
Da non perdere, infine, il dato relativo ai depositi bancari (dodicesimo posto in classifica): in base a questo indicatore ognuno di noi dovrebbe avere in banca, a disposizione sul proprio c/c, 23 mila euro. Niente come questa voce si presta alla storiella del mezzo pollo statistico: se siamo in due a tavola con un solo pollo per la statistica ne avremo mangiato metà ciascuno, anche qualora nella realtà uno se lo sia mangiato da solo. Quello dei depositi bancari è l’indicatore che più amareggia chi i 23mila euro se li sogna, dovrebbe viceversa  far riflettere tutti quanti su una città da sempre poco propensa agli investimenti. La piacentinità, spesso sbandierata come un valore, non ha mai brillato per lungimiranza.

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