
La città che vorremmo non sarà la città che faremo. L’essenza del PUG potrebbe essere riassunta così. Il punto principale del nuovo Piano urbanistico generale parte da queste due linee parallele che di tanto in tanto si intersecheranno. Anche se non sempre quello che vorremmo potrebbe coincidere con quello che verrà effettivamente scelto di fare. Il PUG si presenta all’appello portando un punto politico sia sul piano amministrativo sia per i delicati equilibri interni e ai rapporti di forza nella stessa maggioranza.
È su questa base che in questi giorni – prima dell’arrivo alla discussione del PUG in consiglio comunale dove si sveleranno le posizioni – i gruppi consigliari a sostegno della giunta Tarasconi si stanno confrontando sui contenuti più stringenti (anche i più delicati) su cui poggerà la nuova pianificazione urbanistica di Piacenza che avrà un orizzonte temporale da qui al 2050. Regole del possibile e dell’impossibile che si svilupperanno nell’arco di 25 anni. Sembrano tantissimi, ma occorre considerare la velocità dei mutamenti sociali, delle esigenze produttive e, soprattutto, delle necessità ambientali che presenta l’area urbana dove si accende da giorni e settimane l’allarme rosso sulla qualità dell’aria.
Un passaggio molto significativo anche per la giunta Tarasconi che si è misurata di recente in un aspro contrasto riguardante il progetto di piazza Cittadella. È anche per questa ragione che l’obiettivo da raggiungere entro la settimana è un documento nel quale indicare le scelte primarie e prioritarie che dovranno rappresentare i punti salienti delle scelte su cui puntare il PUG. Una strada per “fare quadrato” su uno degli argomenti strategici dell’amministrazione. Ossatura nella quale si cerca di rappresentare un quadro condiviso che tenga conto dei presupposti iniziali: la città che vorremmo declinata con alcune scelte su cui si cerca la massima coesione.
Ma prima ancora che si arrivi a questa tappa, che si prefigura complicata e anche lunga, il PUG avrà uno scoglio ostico da superare se si prefigge l’intento di tenere insieme due fattori quasi opposti fino a questo momento. Si tratta della valorizzazione dell’ambiente e della spinta allo sviluppo. Quindi gli interrogativi su questo terreno saranno anche per il futuro gli stessi di sempre: quale ambiente? Quale sviluppo?
Comunque sia con la pianificazione legata al PUG si apre una stagione nuova. Difficile indicare ora che cosa conterrà. Se già si è parlato delle rigenerazioni urbane (investono soprattutto le aree militari come uno degli assi portanti) ci sono altri aspetti di rilievo da sottolineate.
Alcune sfide salienti
Tra questi quello legato alla decadenza di tutte le aree classificate edificabili (torneranno agricole) che non sono state oggetto di proposte per accordi operativi entro la data fissata dalla legge regionale. Forte opposizione su questo tema viene proposto dagli imprenditori che in alcune posizioni contenute in un documento su questo tema segnalano la necessità anche di indennizzi per la perdita del diritto. Una situazione che in diverse città della regione in cui il percorso del PUG è più avanzato o concluso ha dato il via a innumerevoli ricorsi.
Non scomparirà il tema della logistica, anche se verrà subordinata ad alcuni contenuti tra cui il lavoro qualificato, necessità di collegamento ferroviario e zero consumo energetico; non verrà meno neppure una quota espansiva (sarà quantificata dalla Regione) ma questa superficie dovrà essere “centellinata, e utilizzata” nell’arco temporale di validità del piano: 25 anni.
Da oggi al 2050.
Non è prevista espansione residenziale, a parte interventi che potranno essere realizzati in caso di una richiesta di residenza a indirizzo sociale che riguarderà anche le zone di rigenerazione.
A coprire il fabbisogno pare non basti il patrimonio sfitto che sarebbe attorno ai 1000-1200 unità. Troppo poche. Infatti, secondo i dati contenuti in una recente analisi del Cresme, Piacenza nel 2032 avrà necessità di 3.600 nuovi alloggi. Chissà se nel conteggio degli alloggi sfitti sono state comprese le abitazioni destinate sempre di più ad affitti brevi. Ma questo è un’altra parte del problema.
Detto questo c’è chi definisce il Piano “innovativo e coraggioso” per i contenuti che propone che ne virano il percorso in altra direzione rispetto ai precedenti documenti urbanistici (ex Prg e ex Psc). Si prefigura quindi un’altalena che oscilla tra vincoli, difficoltà, desiderata e visioni di cambiamento, ma anche spinte verso la continuità con il passato. Quanto grandi, quanto importanti per contenuti e per dimensione saranno i cambiamenti (più che mai necessari) pensati per il tessuto urbano di Piacenza lo si dirà quando si sveleranno i contenuti reali del nuovo PUG.
Qualità nella logistica
Si è detto che il piano contempla possibilità logistiche ma subordinate a diverse condizioni. Nodo da affrontare con decisione e determinazione – come mai prima si è fatto – considerato che il territorio piacentino svetta nelle classifiche per la presenza di logistica che ha occupato suolo ormai da una ventina d’anni a Piacenza e in provincia.
Logistica che domina la scena in questo territorio senza garantire – fino ad ora almeno – capacità attrattiva per manodopera qualificata. Tuttavia si sottolinea che questo comparto oggi sta cambiando e velocemente. Potrebbe sorprendere – segnalano i bene informati – che ormai si equivalgono i numeri dei lavoratori a bassa qualifica con quelli ad alta professionalità. L’evoluzione delle tecnologie, intelligenza artificiale in testa, hanno fatto innestare una marcia in più verso una logistica di qualità. Un settore che si sta evolvendo e che non scomparirà dalla pianificazione locale con una connotazione non più quantitativa ma qualitativa..
Del resto la sfida più alta che lancia lo strumento urbanistico dettato dalla legge regionale del 2017 resta quella del consumo di suolo zero. Nonostante questo, però, non si può dimenticare la fase (piuttosto lunga) di transizione che ora è conclusa. Negli ultimi tre anni si è parlato a lungo di accordi operativi riguardanti alcune aree inserite nei vecchi piani su cui sono stati presentati progetti di urbanizzazione che non sono stati privi di contestazioni, ricorsi e bocciature. Aleggia però sulla questione “espansione” la possibilità di utilizzo di una quota del 3% del costruito, regola contenuta nella legge oggetto di innumerevoli contestazioni da quando la legge è stata licenziata.
Rigenerazioni e aree militari
Il percorso partecipato avviato nel 2022 è arrivato quasi a conclusione ed ora si avvicina la fase decisionale che investirà la giunta, la sua maggioranza, il consiglio comunale e anche i cittadini. Infatti sul PUG saranno aperte le possibilità per 60 giorni per le osservazioni che verranno proposte da associazioni e cittadini. Sarà la seconda vita del PUG, quella finale.
Quali potrebbero essere questi presupposti politici?
Se gli altri argomenti oggetto di attenzione del PUG come si è detto aprono questioni delicate, le rigenerazioni urbane non sono da meno. Sia per la dimensione delle aree dismesse su cui si dovranno “aprire le menti” per elaborare progetti di utilizzo capaci di attrarre finanziamenti, sia per approntare un gruppo di lavoro, una cabina di regia per elaborare idee e stabilire una scala di priorità su cui concentrarsi. Quali saranno i punti focali che riguardano le aree d’interesse? L’ospedale militare (non più in vendita ma con possibilità di affitto per 50 anni), il bastione di Porta Borghetto, la caserma Cantore? Interrogativi su cui lavorare approfonditamente nei prossimi anni.
Il perno di tutto dunque dovrebbe essere il tema della rigenerazione urbana. Una definizione larga che porta a porsi un altro interrogativo le cui risposte sono tutte da scrivere. E qui staranno le scelte che daranno i contorni e i contenuti al Piano. È una delle sostanze politiche di cui si sta discutendo in questi giorni all’interno della maggioranza. Si diceva dell’importanza di questo segmento della discussione che nasce dalla composita natura della coalizione comunale con il Pd come partito organizzato, ma con altri gruppi civici con un numero alto di rappresentanti alcuni dei quali molto attenti e vivaci sui temi ambientali.




