Prosa e musica scaldano il ‘Verdi’ di Fiorenzuola

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verdi teatro fiore 2013Si alza il sipario sul cartellone di prosa del Teatro “Verdi” di Fiorenzuola. Due spettacoli in sette giorni: stagione al via domenica 24 alle 21 con “Piccola Antigone e cara Medea” di Antonio Tarantino per la regia di Teresa Ludovico, anche in scena insieme a Vito Carbonara; secondo appuntamento domenica 1° dicembre, sempre alle 21, con “Il guaritore” di Michele Santeramo per la regia di Leo Muscato, con Vittorio Continelli, Simonetta Damato, Gianluca delle Fontane, Paola Fresa e Michele Sinisi. Proseguire il suo cammino anche la stagione musicale: venerdì 6 dicembre alle 21 andrà in scena il concerto per due pianoforti “La musica classica incontra il jazz”, in cui i talenti internazionali di Andrea Bacchetti e Andrea Pozza daranno vita ad un originale dialogo tra linguaggi e stili diversi interpretando grandi autori che hanno avuto a che fare sia col jazz che con la classica. Da Bach ed Ellington, da Mendelssohn a Bud Powell, passando per Debussy, Monk, Bartok, Bill Evans e Villa Lobos.
Tornando alla prosa, in “Piccola Antigone e cara Medea”, con leggerezza e ironia, Tarantino riporta il mito nella storia recente, coinvolgendoci in temi di grande impegno sociale come quello della violenza fisica e psicologica nella cui morsa inesorabile le donne si trovano spesso strette. Una straordinaria Teresa Ludovico (che incontrerà il pubblico al termine della rappresentazione) si immergerà in due figure femminili (una prostituta e un’ex deportata) che riesce palpabilmente ad amare. Con lei un perfetto Vito Carbonara in uno spettacolo esemplare per accuratezza e ricchezza registica, segnato dalle meravigliose e discrete luci di Vincent Longuemare.
Quanto al testo di Santeramo (vincitore del 51° Premio Riccione per il Teatro), ci dice che i problemi e i malesseri possono essere affrontati e anche guariti. “Il Guaritore” non é un mago né un medico. É un personaggio “fuori dagli schemi” che vive sulla linea d’ombra tra realtà e fantasia. Ha il colletto della camicia sporco, non ci vede quasi più ma riesce a guarire le persone, mettendo in relazione le loro storie, con leggerezza, disimpegno e il necessario distacco da frapporre tra il malessere e la sua soluzione. A fine recita, incontro con Santeramo e Sinisi intervistati dal critico teatrale Enrico Marcotti.

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