Profughi, serve disponibilità di posti. Rinegoziazioni con la prefettura

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760 richiedenti asilo sul territorio provinciale che necessitano accoglienza e solo 155 posti nelle strutture piacentine. E’ la disponibilità offerta dalle quattro società che nei giorni scorsi hanno partecipato al bando della prefettura.


I timori della vigilia, infatti, si erano rivelati fondati: il bando per l’accoglienza e la gestione dei richiedenti asilo della nostra provincia è andato quasi deserto. Alla prefettura sono arrivate solo 4 offerte. Le uniche a rispondere al bando sono state la società “Rosy” di Bobbio (che si occupa dei profughi di Marsaglia), “Confini Azzurri” (Caorso, Besenzone, Borgonovo), “Paradiso e accoglienza” (impegnata a Castelsangiovanni), e il nuovo ingresso “Stella Polare”. La volta precedente le offerte furono 26, per un totale di 90 strutture.
Il motivo è legato all’abbassamento dei costi per l’accoglienza, decisa dal ministro degli Interni, Matteo Salvini. Si è infatti passati dai 35 di prima ai 20,50 euro al giorno per ospite (18 alle strutture e 2,50 ai richiedenti come pocket money). Un taglio netto di oltre il 40 per cento.
I responsabili delle strutture che hanno disertato il bando e che attualmente ospitano profughi si sono però detti disponibili a ospitare ancora i richiedenti a patto che vengano rinegoziate le condizioni. Si attendono dunque risposte dalla Prefettura e le rinegoziazioni sono in corso ma risulta già chiaro come la cifra proposta resterà largamente inferiore ai 35 euro pre-decreto Salvini poiché le attività integrative non saranno più finanziate.
“Non è un discorso economico, non è mai stata questione di business – spiegava Francesco Millione di Caritas Piacenza – Alle condizioni attuali potremmo solo fare i guardiani. Vengono meno progetti dignitosi, percorsi di integrazione… E noi a queste condizioni non ci stiamo”. “Non possiamo – ha dichiarato Simone Ferretti, responsabile immigrazione dell’Arci – fare accoglienza soltanto per garantire pasti e posti letti. C’è un livello di dignità collegata all’accoglienza che con questo bando scompare. Non è una questione di soldi ma di qualità dell’accoglienza”.

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