
Nel convento francescano un nuovo progetto Caritas di coabitazione solidale. Sarà l’opera segno per il Giubileo 2025
Ventiquattro stanze singole con bagno, una cucina comune, una saletta per la televisione e altri spazi condivisi pensati per costruire relazioni oltre che per vivere. È questo il cuore del progetto di coabitazione sociale – cohousing – promosso dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio, al primo piano del convento dei frati francescani in piazzale delle Crociate. Un’iniziativa che la diocesi ha voluto indicare come opera segno per il Giubileo del 2025, come annunciato dal vescovo Adriano Cevolotto.
Il nuovo progetto prenderà il posto della “Casa per ferie Il Chiostro”, realtà che per anni ha rappresentato un rifugio per molti, ma che i francescani, per motivi economici e organizzativi, non erano più in grado di sostenere. Così è iniziata una fase di transizione: tra marzo 2024 e marzo 2025, la Caritas ha accompagnato i 36 ospiti verso nuove sistemazioni, con un lavoro attento e individualizzato, spesso supportando le persone nella richiesta di alloggi popolari, nell’accesso a utenze, documenti, pratiche ISEE.
Ora è il momento di un nuovo inizio. I lavori di ristrutturazione sono in corso e la struttura dovrebbe aprire entro la fine del 2025. L’ingresso degli ospiti sarà scaglionato: i primi lavoratori precari e alcune persone fragili entreranno già da ottobre, mentre gli studenti universitari arriveranno nel 2026, in tempo per l’inizio dell’anno accademico.
Il gruppo sarà composto da 24 persone: nove lavoratori precari, con contratti a tempo determinato e redditi insufficienti per il mercato immobiliare; nove studenti universitari provenienti da contesti familiari svantaggiati; cinque persone fragili seguite dai servizi sociali; infine, un “portinaio sociale”, un lavoratore in difficoltà abitativa che avrà il ruolo di monitorare gli spazi e curare le piccole manutenzioni.
I candidati saranno selezionati dai servizi del territorio e dalla Caritas tramite il Centro di ascolto. Verrà chiesto, nei limiti delle disponibilità personali, un contributo economico. Insieme a Ghinelli seguono il progetto anche Chiara Incorvaia, Francesco Argirò e il direttore della Caritas, Mario Idda.
Un anno per chiudere il Chiostro, ora l’obiettivo è coinvolgere la città
La Caritas ha voluto evitare di ricreare un luogo chiuso o un ghetto. Non ci sarà l’obbligo di partecipare alle attività comuni, ma sarà offerta a ciascuno la possibilità di far parte attivamente della vita della casa e del quartiere.
Una volta avviata la struttura, il progetto prevede anche il coinvolgimento della comunità piacentina. Saranno organizzati momenti di condivisione come cene per conoscersi, aiuto nello studio della lingua italiana, sostegno al conseguimento della patente o nella compilazione di documenti. L’esperienza della casa “don Paolo Camminati” nel quartiere di Nostra Signora di Lourdes fa da modello: lì, lavoratori precari sono già inseriti in un contesto vivo grazie al coinvolgimento della parrocchia. Anche in piazzale delle Crociate, pur in assenza di una parrocchia specifica, si potrà contare sulla presenza dei frati francescani e della comunità della basilica di Santa Maria di Campagna.
L’idea è far vivere la struttura anche attraverso eventi aperti al territorio: cinema all’aperto, mercatini di Natale, doposcuola.
Dal punto di vista economico, la diocesi si è impegnata a coprire il primo anno e mezzo di funzionamento. I costi della ristrutturazione e degli arredi sono in fase di definizione, ma è già prevista una raccolta fondi cittadina per garantire la sostenibilità nel tempo. Alcune realtà associative si sono già mobilitate. L’obiettivo è che la nuova comunità riesca progressivamente a camminare con le proprie gambe.
La nuova “casa che si aiuta” sarà quindi più di una risposta all’emergenza abitativa. Sarà un laboratorio di cittadinanza, un’esperienza concreta di solidarietà diffusa. Un’opera giubilare che affonda le radici nella fragilità, ma guarda al futuro con dignità e speranza.






